SACRO & PROFANO

Miracolo a Chartres (ma non a Torino)

Non si farà nemmeno quest'anno la processione del Corpus Domini. Mentre Leone XIV invita a custodire le manifestazioni pubbliche della fede, ventimila giovani affollano il pellegrinaggio francese, simbolo di una Tradizione che molti davano per archiviata

Anche quest’anno a Torino, la città del Miracolo Eucaristico del 6 giugno (che nel calendario liturgico diocesano occupa otto righe!) non si terrà più la processione del Corpus Domini, così come a Milano dove la Curia vi ha rinunciato a causa del traffico e dell’overtourism. E questo mentre Islam e sigle Lgbt occupano sempre più spazi pubblici. Come diceva Charles Péguy, avviene quello che il suo amico Julien Benda chiamava la «trahison des clercs».

Questa rinuncia alla manifestazione pubblica del Mistero Eucaristico si configura come un silenzioso cedimento strutturale dinanzi alle istanze più aggressive della secolarizzazione. Quando la Chiesa accetta di sottrarre il Divino Sacramento allo sguardo della polis sta eseguendo di fatto il verdetto di quel laicismo ideologico che esige la reclusione delle fede nell’orizzonte della pura soggettività. Si consuma così un vero e proprio capovolgimento teologico e metafisico: non è più la Presenza Reale che investe, redime e santifica lo spazio e il tempo degli uomini, ma è il ritmo immanente del mercato che detta le condizioni di visibilità al Creatore, esiliandolo laddove non possa turbare il sonno profondo di una società anestetizzata dal consumo e dalla produzione.

Tutto questo mentre Leone XIV nell’udienza generale di mercoledì scorso ha fatto l’elogio delle processioni eucaristiche: «Espressione della pietà eucaristica popolare sono le processioni con il Santissimo Sacramento che si svolgono nelle strade di tanti paesi; a tale proposito, incoraggio a mantenere viva questa bella manifestazione pubblica di testimonianza di fede». Infine, recentemente, continuando la catechesi sulla liturgia, non ha avuto mezzi termini nell’esortare i celebranti a «evitare il disorientamento dei fedeli, dissuadendo chiunque dall’aggiungere o togliere o modificare qualcosa in materia liturgica, di propria iniziativa; si custodisca sempre il rispetto dei testi e degli ordinamenti della liturgia che nasce dall’atteggiamento interiore di disponibilità e di affidamento a Dio e alla comunione ecclesiale». Belle parole ma che cadranno nel vuoto perché tutti sanno che nei seminari e nelle facoltà teologiche da quarant’anni si insegna e si incoraggia il contrario e cioè quella creatività che ha portato al disastro liturgico attuale.

La Crocetta cambia il film

Intanto, alla prestigiosa parrocchia della Crocetta è sto designato don Franco Padrevita, attuale parroco a Cascine Vica, uno degli esponenti non di primo piano del cerchio magico di Roberto Repole, ma boariniano della prima ora e con vasta esperienza pastorale. Raffinato critico cinematografico dal tratto amabile e dall’eloquio suadente, saprà con i suoi modi affabili e dolci conquistare la simpatia delle signore di quello che un tempo era il quartiere borghese per eccellenza della città. La domanda è se questa nomina segnerà il definitivo tramonto del parroco de facto, l’immarcescibile monsignor Guido Fiandino, per decenni vera eminenza grigia della diocesi, o se si inventerà qualche altra soluzione per non mollare. 

Tocca ad Asti e poi Ivrea

Dopo Alba, Biella, Cuneo e Vigevano anche ad Asti la splendida cattedrale sarà scempiata. Si procederà cioè al suo «adeguamento liturgico» con l’altare antico musealizzato e reso inutilizzabile, buono per ospitare il coro facendo da quinta scenografica. In tali occasioni i vescovi non badano a spese, quindi presbiterio al centro della navata, altare come masso erratico, ambone a cubo e seggiolone episcopale tipo lego, esteticamente anti-liturgici e che ben sintetizzano la nuova ecclesiologia dove Dio non sta più al centro ma l’assemblea, cioè l’uomo. Qualcuno dice che prossimamente toccherà a Ivrea.

Schlein papista

Grandi manovre di avvicinamento al Vaticano da parte della segretaria del Pd Elly Schlein al fine di tacitare l’inquietudine di quei cattodem che si trovano a disagio in un partito che ha sposato tutti i temi del laicismo più radicale. Si spiegano così i veri e propri peana indirizzati a Leone XIV e alla sua enciclica Magnifica Humanitas che in un lungo commento l’inquilina del Nazareno ha definito «messaggio potentissimo» e «analisi lucidissima».

A fare da intermediario con le Sacre Stanze è il giornalista cattodem Marco Damilano, già direttore dell’Espresso e collegato alla potentissima Comunità di Sant'Egidio, che nel suo ultimo libro – Noi siamo i tempi. La Chiesa di Francesco e Leone – sostiene la continuità assoluta tra Francesco e Leone. In esso Damilano critica aspramente il network americano Ewtn News da cui però lo stesso pontefice, giorni fa, è andato a prendere il nuovo prefetto della comunicazione vaticana, Montserrat Alvarez, che prende il posto del super cattodem Paolo Ruffini.

A Torino l’operazione non appare necessaria in quanto sia il settimanale diocesano, sia gli stessi uffici di Curia sono saldamente in mano ad esponenti filo Pd (vedi Elide Tisi) o comunque allineati alle declinazioni di quella sinistra che Giorgio Merlo, su queste colonne, ha definito come «la sinistra massimalista della Schlein, la sinistra estremista e ideologica del trio Fratoianni/Bonelli/Salis e la sinistra pansindacale della Cgil a guida Landini».

Il risveglio della Tradizione

Sui media mainstream, anche cattolici, la notizia non è nemmeno stata data perché avrebbe significato attribuire dignità a un evento e a un fenomeno che ogni anno che passa diventa sempre più di massa. Quest’anno la 44ma edizione del pellegrinaggio Parigi-Chartres ha raggiunto cifre da record: dopo i circa 16mila del 2023, i 18mila del 2024 e i 19mila del 2025, quest’anno ha raggiunto i 20mila pellegrini. Il suo volto è giovane: l’età media dei partecipanti è di circa 22 anni, e il 37 % ha tra i 18 e i 25 anni. Un’indagine condotta su 4.610 pellegrini ha rivelato che quasi due terzi frequentano abitualmente la Messa antica. I suoi pilastri sono tre: tradizione, cristianità e missione. Il tema scelto quest’anno è una frase stato tratto dagli Atti degli Apostoli: «Vous serez mes témoins jusqu'aux extrémités de la terre», un invito esplicito alla dimensione missionaria che gli organizzatori hanno voluto declinare come urgenza di annuncio del Vangelo in un’Europa scristianizzata.

L’evidenza dice dove c’è vita, ma l’ideologia rende ciechi e basterebbe il confronto tra una deprimente Veglia di Pentecoste e le Messe di Chartres per comprenderlo, eppure una delle speranze per il futuro della Chiesa cattolica sta proprio in quel risveglio dell’amore per la tradizione di cui il pellegrinaggio Parigi-Chartres è l’espressione più vitale e non basteranno i divieti a fermarla. A differenza di quanto pensano ancora tanti vescovi e preti studiosi, la loro non è una scelta ideologica contro il Vaticano II o contro la riforma liturgica postconciliare. Secondo il liturgista Andrea Grillo i ventimila di Chartres sarebbero invece tutti affetti da «patologia ecclesiale e personale».

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