La porta di Nicco
17:16 Lunedì 08 Giugno 2026
Dicono che… Davide Nicco abbia un talento ormai certificato: quello di infilarsi con encomiabile regolarità nei guai che nessuno gli chiede di affrontare. Presidente del Consiglio regionale per investitura della maggioranza, gaffeur per inclinazione personale. L’ultima gli è riuscita commentando sui social la vicenda giudiziaria che coinvolge il senatore forzista Francesco Silvestro. Una storia delicata, sulla quale al momento si sa poco e sulla quale, proprio per questo, servirebbero prudenza, misura e soprattutto silenzio istituzionale. Invece no. il meloniano Nicco ha deciso di affidarsi a Facebook, evocando il patriarcato, le accuse che diventano “quasi sentenze” e soprattutto quella massima attribuita a Giovanni Pollone, suo predecessore come sindaco di Villastellone: “Quando ricevi in ufficio una donna che non conosci, se sei solo lascia sempre la porta aperta. Non si sa mai”.
Apriti cielo. Il Partito Democratico ha chiesto pubbliche scuse parlando di parole “pericolose”, di stereotipi e di colpevolizzazione delle vittime. E, come spesso accade in questi casi, si è subito aperta la solita trincea ideologica: da una parte chi vede patriarcato ovunque, dall’altra chi considera ogni denuncia un potenziale complotto.
Peccato che il punto sia un altro. Nessuno pretende processi sommari, gogne preventive o tribunali mediatici. La presunzione d’innocenza resta un pilastro dello Stato di diritto e guai a dimenticarlo. Così come sarebbe un errore trasformare ogni vicenda giudiziaria in una crociata permanente tra i sessi. Ma proprio per questo stupisce che un presidente d’aula senta il bisogno di intervenire su un caso che non conosce, che non riguarda il Piemonte e sul quale saranno magistrati e giudici ad accertare eventuali responsabilità. Se davvero non sa se l’accusa sia fondata oppure no, come lui stesso ammette, forse la conclusione più logica sarebbe stata fermarsi lì.
In politica esiste una forma raffinata di saggezza, senza tirare in ballo Pollone: evitare di parlare quando non si hanno elementi sufficienti. È una virtù sempre più rara e, a giudicare dalla frequenza con cui Nicco inciampa in dichiarazioni discutibili, evidentemente non figura tra quelle che si insegnano ai presidenti del Consiglio regionale.
A Palazzo Lascaris c’è già abbastanza lavoro per governare un’aula spesso turbolenta, senza sentirsi obbligati a pontificare su ogni vicenda nazionale che attraversa i social. Anche perché il rischio è quello di trasformare un ruolo che richiederebbe equilibrio e sobrietà in una collezione di uscite estemporanee. E se proprio si vuole trarre una lezione dalla storia, forse non riguarda il patriarcato, le porte aperte o quelle chiuse. Riguarda piuttosto un’antica regola della politica: quando non sai quasi nulla di una vicenda, il modo migliore per non sbagliare è resistere alla tentazione di commentarla. Una cautela che Nicco invoca per gli altri, ma che continua ostinatamente a non applicare a sé stesso.


