Zaia-Salvini, trattativa in stallo. Piemonte pontiere di bassa Lega
Stefano Rizzi 07:00 Mercoledì 10 Giugno 2026Attesa per il consiglio federale di oggi. Fonti di via Bellerio prevedono un rinvio delle questioni scottanti. Il Doge resta fermo sul modello tedesco. No alla sola nomina a vice. Il veto su Vannacci di Molinari: un segnale al Nord, ma anche al segretario
Sarebbe l’unica secessione riuscita alla Lega: quella al suo interno. Le richieste avanzate da Luca Zaia di riorganizzare il partito sul modello bavarese, con un Carroccio del Nord e un altro a livello nazionale, si mescolano ad altre, più o meno esplicitate dal Doge, tra cui la pretesa di avere l’ultima parola, insieme a Giorgia Meloni e Antonio Tajani, sulle candidature per le Politiche del 2027.
Quanto basta per mettere di cattivo umore e in ulteriore difficoltà Matteo Salvini, già sulla graticola per la gestione – dall’inizio alla fine – della vicenda Roberto Vannacci, senza però piegare, almeno per ora, il Capitano sotto quel vento del Nord rinforzato dal Nord-Est.
Bilancio e Opa ostili
Approvare il bilancio, come una società per azioni qualunque, evitando scalate e Opa ostili. E chiudere lì – almeno per il momento – l’ordine del giorno del Consiglio federale, senza che tra le varie ed eventuali si aprano questioni di cui si discute da giorni e dalle quali Matteo Salvini cerca di tenersi il più possibile al riparo.
Questa era, fino a ieri sera, la previsione più diffusa tra la nomenclatura leghista su quanto potrebbe accadere oggi alla riunione del massimo organismo del partito. Una previsione che resta tutta da verificare nelle prossime ore, ma che coincide perfettamente con gli auspici e la strategia del segretario.
Limitarsi alle incombenze amministrative, spogliando l’assise odierna di quel carico potenzialmente esplosivo che non pochi immaginavano potesse tradursi nell’incarico a Roberto Calderoli di predisporre le indispensabili modifiche statutarie per avviare il percorso verso il modello bavarese o, in una versione più moderata, nell’investitura di Zaia a vicesegretario, rappresenterebbe la soluzione ideale per sminare temporaneamente il terreno.
Pontieri e pompieri
Un’ipotesi alla quale si sarebbe arrivati – almeno nelle intenzioni di chi auspica che si concretizzi – dopo giorni di trattative e discussioni senza una conclusione condivisa. Gli uomini più vicini al segretario, compresi quelli pronti a ritagliarsi un ruolo da pontieri (o da pompieri) tra il Doge e il Capitano di sventura, raccontano di un Salvini irremovibile nel suo rifiuto di spacchettare il partito, creando una Lega del Nord con il risultato inevitabile di ridurre quasi all’irrilevanza quella nazionale destinata a restare sotto la sua guida.
Veneto, Lombardia, Piemonte e gli altri territori nei quali la Lega è nata e cresciuta politicamente diventerebbero autonomi rispetto al resto del Paese nella geografia di un partito che sta pagando il prezzo della sua svolta nazionalista e destrorsa. Un conto che proprio il Nord presenta con sempre maggiore insistenza al suo leader.
Lui, almeno per ora, tiene duro, per dirla con un’immagine cara all’iconografia leghista delle origini. Allo stesso modo, l’idea di cedere a Zaia la partita decisiva della composizione delle liste per le Politiche viene liquidata come un’eresia, un precedente potenzialmente devastante per la guida di quello che resta, nei fatti, l’ultimo partito leninista.
La “minaccia” di Sardone
Fare “soltanto” il vice, per il Doge, sembra un’ipotesi da respingere. Ma già la sola prospettiva di un rinnovamento dei numeri due, dopo il tradimento del Generale, avrebbe provocato reazioni che descrivono bene il clima alla vigilia del Federale.
Fonti ai vertici del partito riferiscono della neppure troppo velata minaccia da parte dell’europarlamentare lombarda Silvia Sardone di fare armi e bagagli e passare con Vannacci nel caso in cui venisse messo in discussione il suo ruolo di vicesegretaria.
Quanto possa bastare quel «lavori in corso» con cui nelle scorse ore Salvini ha risposto alle domande su ciò che sta accadendo e, soprattutto, su ciò che potrebbe accadere dentro e attorno alla Lega, è un’altra incognita.
Se nel Carroccio ci sono lavori in corso, Futuro Nazionale di Vannacci è già un cantiere a pieno regime. La prima assemblea del movimento vedrà certamente in prima fila quei parlamentari che l’ex comandante della Folgore si è portato via dal partito di Salvini. Quest’ultimo ha già avvertito: «Non perderemo un minuto a parlare di queste cose». Di altre, però, potrebbe essere costretto a discutere.
Bucintoro e bagna cauda
Nella scia del bucintoro del Doge c’è anche Massimiliano Fedriga e, pur non essendo stato tra i protagonisti delle ultime discussioni alla vigilia del Federale, lo stesso governatore lombardo Attilio Fontana è perfettamente consapevole – e lo ha ricordato più volte – del rischio che il partito continui a perdere peso nel Nord.
Forse non è del tutto una coincidenza che le nette dichiarazioni di veto nei confronti di una presenza di Vannacci nella coalizione di centrodestra siano arrivate, a ridosso della riunione di oggi, dal capogruppo alla Camera Riccardo Molinari. Un segnale forte a sostegno di una Lega federalista, dichiaratamente antifascista e con i piedi ben piantati nel Nord. Un messaggio lanciato da un parlamentare piemontese di provata fedeltà al segretario e, proprio per questo, difficilmente sospettabile di complotti o sgambetti.
Passaggio a Nord-Ovest
Che quell’altolà al Generale e quella definizione dei confini della coalizione siano arrivati da una figura di primo piano come il presidente dei deputati leghisti, ma anche da un esponente politico di una regione che sta a Nord-Ovest e non a Nord-Est, è un elemento tutt’altro che secondario.
Certo, il Piemonte, nella geografia del Carroccio, non può vantare il peso di altri territori del Settentrione. Proprio per questo, però, grazie a una postura meno muscolare rispetto al Veneto, potrebbe giocare, attraverso la sua massima espressione politica rappresentata da Molinari, un ruolo significativo in dinamiche interne tutte da decifrare. Perché, anche se il Federale dovesse esaurirsi con l’approvazione dei conti economici, quelli politici restano più aperti che mai.


