GIUSTIZIA

Mottarone, il prezzo della tragedia: la Corte dei Conti chiede 15 milioni

Dopo i patteggiamenti e le polemiche, arriva un nuovo capitolo per la strage della funivia. I tre colpevoli ricevono la messa in mora dei magistrati contabili: contestato il danno erariale. E lo Stato prova a presentare il conto a cinque anni dal disastro

Sembrava che la parola fine fosse stata scritta lo scorso autunno, quando il tribunale di Verbania aveva accolto i patteggiamenti dei tre principali imputati per la tragedia del Mottarone. Invece, a cinque anni dal crollo della cabina precipitata il 23 maggio 2021, la vicenda torna a bussare alla porta dei protagonisti con una richiesta che rischia di essere persino più pesante delle condanne penali.

La Procura della Corte dei Conti ha infatti notificato a Luigi Nerini, concessionario dell’impianto, al direttore di esercizio Enrico Perocchio e al caposervizio Gabriele Tadini un atto di costituzione in mora, primo passo di un procedimento contabile che quantifica in 15.013.820,24 euro il danno erariale provocato dall’incidente costato la vita a quattordici persone.

La cifra viene contestata in solido ai tre destinatari dell’atto. Per i magistrati contabili, lo Stato ha subito un danno economico diretto e ora intende rivalersi su chi è stato ritenuto responsabile della tragedia.

La corsa contro la prescrizione

La lettera sarebbe stata notificata circa un mese fa, a ridosso del quinto anniversario dell’incidente. Un tempismo dettato da ragioni giuridiche. Per il danno erariale, infatti, il termine di prescrizione è di cinque anni e l’iniziativa della magistratura contabile è arrivata praticamente sul filo di lana.

L’atto non rappresenta ovviamente una condanna, ma segnala in modo inequivocabile l’intenzione della Procura contabile di portare avanti l’azione risarcitoria. L’udienza non è ancora stata fissata, ma il procedimento è ormai avviato.

Le condanne senza carcere

L’azione della Corte dei Conti si innesta su una vicenda giudiziaria che aveva già suscitato non poche discussioni. Dopo un percorso processuale accidentato, fatto di rinvii, riformulazioni dell’impianto accusatorio e scontri procedurali, il procedimento penale si era chiuso il 18 settembre scorso con l’accoglimento delle richieste di patteggiamento.

A Tadini, che aveva ammesso l’utilizzo dei famigerati “forchettoni” per escludere il sistema di frenata d’emergenza, erano stati inflitti 4 anni e 5 mesi. Perocchio aveva patteggiato 3 anni e 11 mesi, Nerini 3 anni e 10 mesi. Contestualmente erano stati prosciolti i dirigenti della Leitner Martin Leitner e Peter Rabanser, per i quali la stessa Procura aveva chiesto il non luogo a procedere.

Nessuno dei tre condannati è entrato in carcere. Tutti hanno infatti potuto chiedere l’affidamento in prova al tribunale di sorveglianza. Tadini ha inoltre beneficiato dello scomputo dei 5 mesi e 25 giorni trascorsi agli arresti domiciliari durante le indagini.

Una ferita ancora aperta

Il 23 maggio 2021 la cabina numero 3 della funivia Stresa-Mottarone precipitò nel vuoto dopo la rottura della fune traente. Morirono quattordici persone. L’unico sopravvissuto fu il piccolo Eitan Biran, allora cinque anni. L’inchiesta accertò che il sistema di frenata d’emergenza era stato disattivato mediante l’applicazione dei cosiddetti “forchettoni”, impedendo al freno di entrare in funzione nel momento decisivo.

La partita penale si è chiusa. Quella civile e risarcitoria resta aperta. E adesso si aggiunge anche il capitolo contabile. Perché, se la giustizia ordinaria ha già pronunciato la sua sentenza, per lo Stato il conto della tragedia del Mottarone è tutt’altro che saldato.

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