Lo Russo tiene il punto, anzi i due punti sul nuovo brand di Torino
Davide Depascale 17:24 Mercoledì 10 Giugno 2026Presentato oggi ai consiglieri il logo promozionale della città. Il sindaco si dice contento del dibattito tra favorevoli e contrari scatenato in Sala Rossa: "Vuol dire che sta funzionando". De Benedictis (FdI): "Paraculata, non ci ha nemmeno coinvolto"
Niente Punt e Mes, ma due punti. Nace così il nuovo city brand di Torino, presentato oggi ai consiglieri comunali nella Sala Orologio di Palazzo Civico dal sindaco Stefano Lo Russo e dalla sua capa di gabinetto Valentina Campana, al termine di un percorso avviato nel 2023 e costato complessivamente 280 mila euro.
Al centro del nuovo marchio c’è un elemento grafico tanto essenziale quanto discusso: i due punti che seguono la scritta “torino”, rigorosamente in minuscolo, dettaglio non affatto esente da critiche. Un segno che, nelle intenzioni dell’amministrazione e dell’agenzia milanese Leftloft che lo ha progettato, vuole rappresentare apertura, pluralità e possibilità. «È un discorso che si apre», si legge nella presentazione ufficiale del progetto. L’idea è quella di una città in cui ognuno possa “iniziare la propria storia”, come recita il payoff che accompagna il logo.
Gli scettici
Una visione che però non ha convinto tutti. Tra gli interventi più critici quello del consigliere di Fratelli d’Italia Ferrante De Benedictis, che ha liquidato il concept come “una paraculata”, sostenendo che dietro la scelta dei due punti si nasconderebbe in realtà l’incapacità di trovare un messaggio più chiaro e definito. “Non sapevano cosa mettere dopo i due punti”, ha ironizzato l’esponente meloniano, trasformando la spiegazione ufficiale della pluralità in un bersaglio polemico.
Ma la contestazione non si è fermata all’aspetto grafico. De Benedictis ha infatti attaccato anche il metodo seguito dall’amministrazione, accusando il sindaco di aver coinvolto poco, se non per nulla, il Consiglio comunale. I consiglieri sono stati infatti convocati per una presentazione avvenuta a brand già lanciato, diffuso sui canali istituzionali e già presente nelle campagne di comunicazione cittadine.
Effetto wow
Una critica alla quale Lo Russo ha risposto rivendicando la strategia adottata. “Attivare un dibattito sul brand in assenza di qualsiasi presentazione ufficiale è una strategia che ha funzionato”, ha dichiarato il sindaco. Secondo il primo cittadino infatti, proprio la discussione esplosa nelle settimane precedenti tra sostenitori e detrattori avrebbe contribuito ad amplificare la notorietà del nuovo marchio e ad accelerarne la diffusione nell’opinione pubblica.
Nella presentazione illustrata ai consiglieri è stato ricostruito il percorso che ha portato alla nascita del brand: dall’analisi dello scenario e dalle indagini demoscopiche del 2023, fino all’individuazione dell’operatore incaricato e alle prime campagne di lancio del 2026. Il marchio è stato pensato per raccontare una Torino definita come città della conoscenza, della natura, della qualità della vita e della pluralità, rivolgendosi in particolare ai millennials, ai giovani professionisti e agli imprenditori che potrebbero scegliere il capoluogo piemontese per vivere e investire.
Caro brand
L’entusiasmo dei consiglieri di maggioranza, tuttavia, non è stato condiviso dalle opposizioni: oltre al già menzionato De Benedictis, il capogruppo di FdI Enzo Liardo ha definito il nuovo city brand “simbolo della decrescita infelice”, mentre la capogruppo di Forza Italia Federica Scanderebech ha puntato il dito contro i costi dell’operazione e in particolare contro le spese sostenute per gadget e merchandising collegati al nuovo marchio cittadino. Nella documentazione illustrata oggi figurano infatti diverse iniziative di co-branding e co-marketing, dalla vendita di prodotti dedicati presso la Fondazione per la Cultura fino alle collaborazioni con il Salone del Libro e con il marchio Superga.
Sempre dai banchi azzurri è arrivato anche l’affondo del vicepresidente del Consiglio comunale Domenico Garcea. Nel mirino una delle immagini utilizzate per la campagna dedicata ai quartieri, quella relativa a Barriera di Milano. Secondo Garcea lo scatto sarebbe stato realizzato davanti a una sede del Partito Democratico: si tratta in realtà una storica sezione del Partito Comunista Italiano oggi trasformata in circolo Arci.
Avanti così
Le polemiche non sembrano comunque destinate a fermare il percorso del nuovo city brand. Nei prossimi mesi sono previste nuove campagne dedicate ai quartieri, l’attivazione dei canali social dedicati, ulteriori operazioni di co-marketing con marchi simbolo del Made in Torino e la presenza del logo nei principali eventi cittadini, dalla festa di San Giovanni alle ATP Finals.
Resta però una certezza: raramente un segno grafico così minimale era riuscito a dividere tanto la politica torinese. E così, mentre Palazzo Civico prova a raccontare una città aperta e plurale attraverso due semplici punti, il dibattito continua. Torino, del resto, è sempre stata una città capace di discutere di simboli. Oggi lo fa passando dal Punt e Mes ai due punti.


