Cia Piemonte, "sulla crisi del vino Bongioanni decida con urgenza"

"I tavoli regionali di consultazione sono importanti e utili, ma chi deve decidere è la politica. Il momento del vino è tale da non consentire più alcun tentennamento. Dopo aver ascoltato tutti, ci aspettiamo che l'assessore regionale all'Agricoltura decida, ben sapendo che non potrà dare ragione a tutti". È questa in sintesi - si legge in una nota - la posizione espressa dal gruppo di interesse economico viticoltura di Cia agricoltori italiani Piemonte e Valle d'Aosta dopo l'incontro di mercoledì pomeriggio con l'assessore regionale all'Agricoltura del Piemonte, Paolo Bongioanni. "Rispetto a un anno fa - scrive Cia - nulla è cambiato, se non che la situazione è ulteriormente peggiorata, perché le vigne non hanno il rubinetto che si può chiudere per limitare i danni. Il momento non è facile per nessun settore, oltre a chiedere il comparto del vino deve saper assumere le proprie responsabilità". La rappresentanza esorta la Regione a "cogliere l'occasione della crisi per riprogrammare il comparto vitivinicolo, non soltanto in funzione dell'emergenza di oggi, ma guardando al futuro da qui ai prossimi dieci anni, tenendo conto dei tempi richiesti dalla natura per adeguarsi alle nuove esigenze produttive del settore". Nell'immediato, l'indicazione è di "utilizzare tutte le risorse disponibili per la vendemmia verde e di contingentare al massimo al 5 per cento i superi, se non abolirli. In sostanza, non diminuire le rese, ma togliere i superi". L'organizzazione agricola chiede che "le risorse pubbliche destinate all'agroindustria vengano indirizzate esclusivamente alle realtà che impiegano materie prime piemontesi". L'auspicio è che "i soggetti beneficiari degli aiuti pubblici" si impegnino "a riconoscere ai loro conferitori un prezzo minimo delle uve non inferiore a 90 centesimi al chilo". 

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