SOLDI & POLITICA

Rimborsopoli, polvere di 5 stelle

Anche i grillini finiscono nell'indagine della Procura sull'(ab)uso dei fondi assegnati ai gruppi del Consiglio Regionale. Il capogruppo Bono sente il fiato sul collo e in una mail indirizzata ai referenti sul territorio dà la sua versione. Una difesa preventiva

Ci sono anche loro, i censori del malcostume politico, nei faldoni dell’inchiesta sulla gestione dei fondi assegnati ai gruppi consiliari di Palazzo Lascaris. Sarà avvenuto per distrazione, inesperienza o faciloneria, ma gli investigatori della Procura di Torino hanno rilevato una serie di irregolarità nella rendicontazione presentata dai due consiglieri del MoVimento 5 Stelle. Nessuna spesa pazza o acquisti per fini personali, quali invece sembra essere comportamento assai diffuso tra i vari gruppi, ma parecchie incongruità nella documentazione e, soprattutto, nell’impiego del denaro pubblico. E così che, sentendo il fiato sul collo, Davide Bono, capogruppo di sé stesso dopo l’espulsione dell’altro eletto pentastellato, Fabrizio Biolè, ha indirizzato una lunghissima mail ai referenti dedl movimento per spiegare “preventivamente” la piega che potrebbe prendere l’indagine, fino a ipotizzare l’arrivo di comunicazioni giudiziarie a suo carico. Un modo per mettere le mani avanti, sperando così di attutire l’impatto dell’indagine.

 

«Salve a tutti – esordisce Bono - Volevo informarvi sulla situazione delle “indagini” della GdF e ora delle analisi dei PM Gabetta e Beconi (cioè Caselli) sull’utilizzo dei soldi dei gruppi consiliari regionali. Qui a Torino se ne parla tanto, fuori, immagino, di meno. Innanzitutto mi preme ricordarvi che ad ogni consigliere erano assegnati circa 16 mila € annui oltre a 76 mila € annui al gruppo, quindi a noi erano assegnati circa 108 mila € annui. Dal primo gennaio 2013 sono stati ridotti a 8 mila € annui. La rendicontazione è stata messa online sotto la pagina trasparenza». Ma, sostiene il capogruppo del M5s, all’origine dell’attuale situazione ci sarebbe una normativa parecchio a maglie larghe sull’utilizzo di questo denaro: «Il regolamento del Consiglio non prevedeva limitazioni e regolamentazioni nell’uso di questi soldi, fatto salvo che fossero “per l’espletamento del mandato istituzionale”. E da qui l’andazzo che si è creato di un’interpretazione molto “estensiva” nell’uso dei soldi. Da consulenze (legittime), collaborazioni a progetto (legittime), telefonia e cancelleria (legittima) a pranzi e cene di lavoro (da valutare caso per caso), rimborsi per spostamenti (da valutare caso per caso), fino a vere e proprie spese personali (illegittime)». 

 

Il quadro investigativo, a dar retta alle indiscrezioni giornalistiche, pare contenga «anche l’erogazione dei gettoni di presenza con il controllo delle celle telefoniche per dimostrare l’effettiva presenza in loco dei consiglieri firmatari. Ben venga, no? Per scovare i furbetti, come abbiamo sempre detto». Mica tanto, fa capire Bono, soprattutto se dovesse prevalere tra i magistrati la linea che ha portato nell’ottobre scorso a far scattare l’avviso di garanzia a Eleonora Artesio, Fds, «indagata per l’erogazione dibuoni pasto ai collaboratori: pare che, nonostante la preventiva autorizzazione degli uffici del personale, tale spesa non sia gradita alla GdF. Si dice che dovevano essere erogati dal fondo personale, ma sempre soldi pubblici erano. Sta di fatto che il nostro gruppo, come quasi tutti gli altri, ha erogato buoni pasto al personale almeno a partire dal dicembre 2011 sino al dicembre 2012, per un valore di 5 € al giorno». Mangiavano tutti, allo staff, ma non i due consiglieri: «Né io né Fabrizio Biolé abbiamo mai avuto un pranzo o una cena rimborsata con soldi pubblici o dei progetti. Sta invece girando una falsa notizia da domenica e cioè che nel gruppo del m5s ci sarebbe stato un rimborso per una cena solitaria di un consigliere. Questa cosa è assolutamente falsa e calunniosa».

 

Resta anche da capire quale sarà l’atteggiamento verso altri tipi di rimborsi, di cui hanno usufruito i pentastellati: «II dubbio si estende anche ai rimborsi per gli spostamenti istituzionali. L’interpretazione della GdF pare essere molto restrittiva, essendo già nella nostra busta paga un fondo di 1500 €/mese per 3000 km, più gettone e rimborso chilometrico nei giorni in cui si veniva in consiglio o in Aula (oggi eliminati e sostituiti da un rimborsone unico di 4500 €). Com’è notorio noi prendevamo solo “2500 €/mese” più alcuni rimborsi spostamenti. Vedremo se verrà contestato qualcosa, ma anche qui riteniamo possibili indagini, ma non rilievi, fatto salvo la richiesta di rimborsi che, tra l’altro, in parte sono già stati fatti». 

 

A preoccupare Bono sono però alcune irregolarità, accertate e acclarate. «Abbiamo fatto nei 3 anni un quattro-cinque errori contabili veri e propri (intestazioni di fatture sbagliate, pagamenti erronei), dovuti al fatto che non abbiamo assunto un revisore dei conti e su migliaia di movimenti qualcosa è scappato. A tutti questi errori è stato immediatamente posto rimedio, e  non dovrebbero destare problematiche, non sussistendo alcun danno alla Regione. Io e Antonella Porcu, con il supporto a distanza di Laura Castelli, stiamo passando al setaccio tutta la contabilità 2010-2011-2012».Quest’ultima, prima di fare il grande balzo a Montecitorio è stata la più stretta collaboratrice di Bono, si è sempre venduta come “infallibile divoratrice di bilanci” anche se – a giudicare dalle carte – risulta piuttosto una divoratrice di buoni pasto della Regione.

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