LA SACRA FAMIGLIA

"Vittima di un piano fraudolento". Bordata di Margherita a Elkann: chiede danni per oltre 1 milione

Come previsto dallo Spiffero, il gup rinvia tutto all'11 settembre. Nel frattempo la madre chiede di costituirsi parte civile contro il figlio e porta anche nel procedimento penale la guerra infinita sull'eredità dell'Avvocato e sul controllo della Dicembre

Per ora è una richiesta. Ma se il giudice la accoglierà, la guerra infinita dell’eredità Agnelli entrerà a pieno titolo anche nel processo penale. Come anticipato dallo Spiffero, la prima udienza preliminare si è chiusa con un rinvio all’11 settembre. Nel frattempo, Margherita Agnelli ha depositato la richiesta di costituzione di parte civile, chiedendo di essere ammessa nel procedimento nei confronti del figlio John Elkann, dal quale reclama il risarcimento del danno morale per quello che il suo legale, Dario Trevisan, definisce “un articolato piano fraudolento” sulla successione dei genitori che avrebbe pregiudicato "la titolarità di partecipazioni rilevanti e di controllo nella Dicembre", la holding attraverso la quale si esercita il controllo dell'’impero di famiglia.

Un danno “morale” oltremodo oneroso, da un milione e 300mila euro, quello lamentato da Margherita Agnelli de Pahlen secondo la richiesta di costituzione di parte civile presentata oggi a Torino. Lo staff difensivo di Margherita, inoltre, avrebbe fatto presente al gup che la discussione intorno a Dicembre è ancora aperta in quanto è in corso un procedimento civile davanti al tribunale di Torino che potrebbe portare – è la tesi – alla decadenza dei patti successori e a un passaggio di quote della società alla stessa Margherita.

“Richiesta poco morale”

Contro la richiesta si è espresso il team legale di Elkann: “Una parte privata che si costituisce parte civile presupponendo di avere subito un danno da una evasione fiscale a danno di un ente pubblico è di per sé una anomalia su cui faremo le nostre valutazioni”, ha detto Paolo Siniscalchi, del collegio difensivo, prima di lasciare il Palazzo di giustizia. “Ritengo che ci sia poco di morale” nella richiesta di costituzione e di parte civile , ha aggiunto ricordando che “Margherita è diventata miliardaria ed è scappata dal gruppo che aveva guidato suo padre” lasciando a John Elkann “l’onere di portarlo avanti in un momento molto critico”. Per quanto riguarda la cassaforte Dicembre, che controlla la holding Exor, Margherita “è uscita dalla compagine societaria e oggi è solo un ex socio che non ha nessuna legittimazione ad agire. L’assetto proprietario della Dicembre è ormai cristallizzato da moltissimo tempo ed è immodificabile”, ha concluso l’avvocato.

Uno scenario che ricalca in pieno quello delineato dal nostro giornale: nessuna decisione immediata, questioni preliminari da affrontare e tempi destinati ad allungarsi. Un’iniziativa che porta direttamente nell’aula penale la battaglia ereditaria combattuta da anni nei tribunali italiani e svizzeri.

La residenza di Marella

Il fascicolo coordinato dal procuratore aggiunto Marco Gianoglio e dai sostituti Mario Bendoni e Giulia Marchetti nasce dalla contestazione sulla residenza fiscale di Marella Caracciolo, vedova di Gianni Agnelli, indicata in Svizzera tra il 2010 e il 2019. Secondo la Procura, invece, la residenza effettiva era a Torino. Fu proprio Margherita Agnelli a sollecitare gli accertamenti che hanno poi portato alla luce, secondo l’accusa, una serie di presunte irregolarità fiscali nella gestione del patrimonio familiare.

È in questo contesto che si inseriscono le contestazioni mosse a John Elkann, imputato per truffa aggravata ai danni dello Stato e dichiarazione fraudolenta; a Gianluca Ferrero, presidente della Juventus e storico commercialista della famiglia, chiamato a rispondere di truffa, dichiarazione fraudolenta e falso; e al notaio Remo Morone, imputato per falso con riferimento a un episodio distinto.

La riunificazione dei fascicoli

Quella celebrata oggi è stata anche l’udienza della riunificazione dei diversi filoni dell’inchiesta, dopo che le strade alternative immaginate dalle difese sono progressivamente tramontate.

Per John Elkann la strategia puntava inizialmente all’archiviazione di parte delle contestazioni e, per le residue, alla messa alla prova dopo il versamento di 183 milioni di euro al Fisco. Un percorso interrotto già prima di Natale dello scorso anno, quando il giudice Francesco Borretta si oppose all’archiviazione disponendo l’imputazione coatta. Successivamente, nel febbraio di quest’anno, è arrivato anche il definitivo rigetto della richiesta di messa alla prova, che prevedeva dieci mesi di attività di volontariato come tutor in una struttura salesiana.

Analogo destino ha avuto la proposta di Ferrero, che aveva chiesto di definire la propria posizione con un patteggiamento accompagnato dal pagamento di una sanzione di 73 mila euro, evitando pene accessorie e senza lasciare la presidenza della Juventus. Anche questa soluzione, inizialmente condivisa dalla Procura, è stata respinta. Diversa la posizione del notaio Remo Morone, che aveva invece scelto di affrontare il procedimento con il rito ordinario. In precedenza erano stati iscritti nel registro degli indagati anche Lapo e Ginevra Elkann, le cui posizioni sono state successivamente archiviate.

L'appuntamento dell’11 settembre

La prossima tappa è dunque già fissata. L'11 settembre il giudice dell’udienza preliminare dovrà innanzitutto decidere sulla richiesta di costituzione di parte civile presentata da Margherita Agnelli, dopo avere acquisito le osservazioni delle difese. Solo successivamente il procedimento potrà entrare nella fase decisiva, quella destinata a stabilire se John Elkann, Gianluca Ferrero e Remo Morone dovranno affrontare il processo.

Per ora, però, il primo tempo si è chiuso esattamente secondo il copione che lo Spiffero aveva delineato: questioni preliminari, nessuna decisione immediata e rinvio. La partita giudiziaria è appena cominciata.