SANITÀ

Gli infermieri vanno a ruba, il Piemonte si fa concorrenza in casa

Per fornire personale alle strutture del Pnrr la società in house Amos recluta professionisti pescandoli dal servizio sanitario regionale. L'inusuale invito della Cisl a lasciare il posto per essere assunti dal colosso cuneese. Interrogazione di Avs a Riboldi

Infermieri come i carrarmati di Mussolini. L’immagine – con tutto il rispetto per i professionisti della sanità – magari potrà anche non dispiacere a qualcuno, ma rende bene l’idea di quel che sta accadendo in Piemonte, dove alla carenza di personale fa sempre più spesso da contraltare una crescente mobilità, a fronte di nuovi ingressi troppo esigui.

Gli stessi concorsi banditi da Azienda Sanitaria Zero per fornire professionisti alle Asl vedono la stragrande maggioranza dei partecipanti composta da personale già dipendente, che concorre semplicemente per cambiare sede di lavoro, restando comunque all’interno del servizio sanitario regionale. Il risultato, naturalmente, è assai modesto sul piano dell’incremento degli organici attraverso neolaureati o passaggi – peraltro molto rari – dal privato al pubblico.

E proprio il percorso inverso viene ora proposto, paradossalmente, per garantire al servizio sanitario quegli organici necessari a far funzionare le nuove strutture realizzate con i fondi del Pnrr, in particolare le Case e gli Ospedali di comunità.

La spinta della Cisl

Nei giorni scorsi – come segnala in un’interrogazione all’assessore Federico Riboldi (Fratelli d’Italia) la consigliera regionale di Avs Giulia Marro – la Cisl Funzione Pubblica di Cuneo, attraverso alcuni volantini, ha invitato gli infermieri a candidarsi presso Amos per lavorare proprio nelle Case e negli Ospedali di comunità.

Il suggerimento del sindacato è quello di lasciare il posto alle dipendenze delle Asl per andare a lavorare nell’azienda partecipata dalle stesse aziende sanitarie, ma gestita con criteri privatistici. A indurre i professionisti al passaggio, sempre secondo il volantino della Cisl, dovrebbero essere le mancate risposte a richieste ricorrenti: “Ti negano il part-time?”, “Ti negano il trasferimento?”. Per la sigla sindacale “esiste una strada alternativa”, ovvero passare alle dipendenze della società partecipata da cinque aziende sanitarie e ospedaliere (Santa Croce e Carle, Asl Cuneo 1, Asl Cuneo 2, Asl Asti e Aou Santi Antonio e Biagio di Alessandria), che proprio grazie alla sua struttura societaria e giuridica può fornire in house servizi alle aziende che ne fanno parte.

Le domande di Avs

“Le Case e gli Ospedali di comunità rappresentano presìdi essenziali della sanità territoriale e dovrebbero costituire uno degli strumenti principali di rafforzamento del Servizio sanitario pubblico – scrive la consigliera di Avs nel question time rivolto a Riboldi – e, in un contesto di grave carenza di personale sanitario, difficoltà di reclutamento, carichi di lavoro elevati e crescente fatica delle professioni di cura, la scelta delle modalità di assunzione del personale non è un fatto meramente gestionale, ma incide direttamente sul modello di sanità territoriale che la Regione intende costruire”.

Per Marro, “il ricorso a soggetti esterni, anche quando partecipati pubblicamente, può determinare frammentazione contrattuale, indebolimento dell’attrattività del rapporto di lavoro diretto con le aziende sanitarie e progressiva esternalizzazione di funzioni che dovrebbero restare centrali nel servizio sanitario regionale”. L’ulteriore conseguenza, più che evidente, è quella di avere un’azienda che, pur partecipata dalle Asl, finisce per fare concorrenza al servizio pubblico sul fronte del reclutamento del personale. Lo stesso personale che, successivamente, sarà impiegato proprio nelle strutture del servizio sanitario piemontese.

Il piano di Riboldi

“La Regione ha intenzione di privilegiare, per il personale infermieristico destinato alle Case e agli Ospedali di comunità, l’assunzione tramite soggetti di diritto privato, come Amos – chiede la consigliera di opposizione – anziché procedere prioritariamente con il reclutamento diretto da parte delle aziende sanitarie pubbliche?”.

La risposta dell’assessore è attesa in aula, mentre sullo sfondo resta il progetto, caro a Riboldi, di estendere a tutto il Piemonte il raggio d’azione della società ideata una ventina d’anni fa dal manager Fulvio Moirano – successivamente direttore della Sanità piemontese nella giunta di centrosinistra di Sergio Chiamparino – per far fronte a una serie di criticità del territorio cuneese e cresciuta nel tempo fino a raggiungere un fatturato di circa 70 milioni di euro.

Un disegno che si realizzerebbe attraverso l’ingresso di Azienda Zero nella compagine societaria, operazione sulla quale, nei mesi scorsi, si era espressa negativamente la Corte dei Conti, bocciando la delibera predisposta dall’allora direttore generale della Super Asl, Adriano Leli. Da qualche tempo al suo posto c'è Massimo D’Angelo e del progetto di ingresso in Amos non si è più saputo nulla. Intanto, infermieri oggi dipendenti del servizio sanitario regionale potrebbero passare a un’azienda privata per continuare, di fatto, a lavorare nel pubblico.