In processione verso il Pd, dalla Consolata al Nazareno
Eusebio Episcopo 07:00 Domenica 28 Giugno 2026L'omelia di Repole, i giovani "emarginati" dai posti di responsabilità, il seminario, i cattodem, le liturgie sempre più secolarizzate e perfino la bandana del vescovo. Segnali diversi di una Chiesa che sta smarrendo identità e autonomia culturale
Il pontificale della Messa di San Giovanni Battista – che quest’anno ha raggiunto nella liturgia punte di sciatteria mai viste – ha offerto come sempre l’occasione all’arcivescovo Roberto Repole per offrire il proprio punto di vista sulla situazione di Torino soffermandosi, in particolare, sulla condizione dei giovani e sulla loro emarginazione dai posti di responsabilità, dovuta all’abbarbicarsi ai posti di comando degli anziani.
Don Carlo Pizzocaro, uno degli ordinati del 2013, uno dei famosi “errori del sistema”, ma anche una delle poche voci libere del clero torinese, commentando l’omelia del cardinale, ha evidenziato come il criterio di accoglienza dei giovani nella Chiesa porta spesso a queste conclusioni: «No, non è questo il giovane che mi aspettavo. Parafrasando il Vangelo, tutti benedicono i germogli di novità, ma quando questi si presentassero come un inatteso “Giovanni”, piuttosto che come un preventivato “Zaccaria”, allora si finirebbe col pensare che non siano ancora i germogli giusti». Si sceglie così di «plasmare giovani a nostra narcisistica somiglianza, mentre ci è chiesto di concedere loro il permesso di mettere da parte ciò che ci assomiglia ancora troppo».
Osservazione a margine: da qualche anno sono ricomparse e vengono addirittura incensate, composte nella sua arca barocca, le “reliquie” di San Giovanni Battista che erano state sottratte alla venerazione dal cardinale Michele Pellegrino il quale, nel suo rigore (e non a torto), le riteneva quanto meno apocrife. I boariniani sono però anche l’espressione della postmodernità, con tutto quel che ne consegue. Così, come avviene anche per la Sindone, l’autenticità è un dettaglio trascurabile, contano le emozioni.
Sola da Seminario
Ordinato sacerdote da pochi giorni, il giovane don Stefano Sola è stato nominato vicerettore del seminario di Torino che, dagli ultimi dati, sta diventando sempre più un seminario interdiocesano e alcuni si chiedono come mai i vescovi piemontesi, che pure dovrebbero avere voce in capitolo, abbiano deciso che le cariche di responsabilità siano appannaggio dei soli torinesi. Sembra poi che per porre riparo ad altre vocazioni traballanti, i giovani preti vengano affidati, prima di dargli altri incarichi, alle premurose cure della Madre Anna Maria Bissi, la veneranda religiosa psicoterapeuta di Vercelli, detta anche Virgo plus quam potens, che ha preso il posto di don Sergio Boarino e dove ancor oggi si recano i maggiorenti dell’alleanza psico-affettiva.
Giulia di Barolo (s)Consolata
Il libretto che quest’anno ha accompagnato la processione della Consolata si costituisce come un piccolo condensato – o per meglio dire l’epitome – del complesso di subalternità di un certo cattolicesimo che omette le sue ragioni (e le sue glorie) per genuflettersi davanti al mondo. Chissà cosa avrebbe detto di questa resa la marchesa di Barolo, quella Giulia di Maulévrier che i liberali ideatori dell’obelisco di piazza Savoia chiamavano con disprezzo «la Vandeana». Così molti cattolici che pensavano, andando alla processione della Consolata, di partecipare a un atto di pietà marina si sono invece sentiti propinare un indigesto pippone di moralismo ecclesiale in cui si parlava dell’Ufficio d’igiene, dell’archivio di Stato, del Polo del 900, del Palazzo di Città, del piano regolatore e di Piero Gobetti.
Fra gli autori del libretto figurano l’ex ministro Elsa Fornero, il vicesindaco Pd Michela Favaro, il presidente Pd della Circoscrizione 2, Luca Rolandi, l’ex dirigente Fiat Paolo Monferino, l’ex sindacalista Cisl Franco Aloia oltre, naturalmente a Marco Bonatti, l’eminenza grigia di quel che resta del giornalismo cattolico. Qualcuno ha posto sul sito della diocesi la domanda, non peregrina, se sia ancora lecito essere cattolici al di fuori del Pd.
Anni fa il cardinale Giacomo Biffi scrisse, certamente esagerando, che «le cose più sciocche, più arrese ai miti del tempo, più mondane, le ho sentite dai rappresentanti della Chiesa torinese. Mi sono confermato nell’idea che da Torino provengono spesso i principali guai d’Italia: il Risorgimento, l’Unità d’Italia, l’industria automobilistica, il comunismo...».
Da notare, infine, che è stata fatta una selezione delle litanie lauretane da pregare durante la processione, omettendo quelle più tradizionali e devote, per inserire le pur belle “litanie bibliche” dove la Madonna è infine soltanto la Figlia di Sion. Una processione insomma “a senso unico” nella quale i sempre più spenti fasti e l’ipocrisia del “sistema Torino”, coniugati con il nuovo collateralismo Pd, hanno indicato quale sarà la linea del nuovo rettore del santuario, don Sergio Baravalle. Cosa ci riserverà infatti la processione dell’anno prossimo? Le bandiere rosse alternate a quelle del Gay Pride o le litanie di Marco Pannella al quale è intitolato il viale alberato interno a corso Giuseppe Siccardi, autore delle omonime leggi? O magari, seguendo l’invito dell’arcivescovo, la partecipazione di Askatasuna. Va a finire che rimpiangeremo il grigiore di monsignor Giacomo Martinacci.
Cattolici scomodi nel Pd
Per rimanere in tema, intervenendo alla direzione nazionale del Pd, Stefano Lepri, uno dei più autorevoli esponenti dei cattodem subalpini, ha voluto – prima della definizione del programma – portare un contributo di apprezzabile realismo al dibattito interno al fine di «integrare la visione progressista con una maggiore attenzione alle tradizioni». Per questo è necessario «limitare una certa tendenza massimalista» in quanto «le trasformazioni vanno sempre accompagnate, per poter essere condivise, dal popolo» ma, soprattutto, che un approccio economicista e istituzionalista non basta più «perché il consenso si ottiene spesso rispondendo a un desiderio di appartenenza e di identità». A parte l’esaltazione dei rivoluzionari francesi (coloro che giustiziarono i famigliari della marchesa di Barolo) quelle espresse da Lepri, oltreché parole sagge, sono le preoccupazioni di quei cattolici che da tempo si sentono un corpo estraneo nel Pd di Elly Schlein. Gli daranno ascolto?
A Dio, Albera
Si è spento domenica 21 giugno Marco Albera (1954-2026) storico e collezionista, già vicepresidente del Circolo degli Artisti e presidente dell’Accademia Albertina ma soprattutto un fervente cattolico, attivo esponente di Alleanza Cattolica e fondatore con Massimo Introvigne del Cesnur. Nel 1999 pubblicò, fra gli altri, con Oscar Sanguinetti il saggio Il maggiore Branda de’ Lucioni e la “Massa Cristiana”. Aspetti e figure dell’insorgenza anti-giacobina e della liberazione del Piemonte nel 1799.
La bandana vescovile
Viviamo un’estate infuocata e allora in rete dilagano le celebrazioni alpine dove si distingue fra tutti il vescovo di Pinerolo, monsignor Derio Olivero, il quale non perde occasione per sfoggiare le mise che lo hanno reso famoso. Quest’anno ha superato se stesso e, in un impeto di ortodossia, ha voluto onorare il colore proprio dei vescovi – il paonazzo – non ovviamente con la talare, ma con un esibito e intrigante coordinato (notare il bracciale) con tanto di bandana d’ordinanza e che ha mandato in visibilio i suoi non pochi fan.
L’anno scorso, per la festa del Piemonte al colle dell'Assietta, aveva invitato i fedeli a stare seduti alla Messa da lui celebrata in quanto si trattava alla fine poi soltanto di un pic-nic della cui organizzazione – a quanto si può vedere – risulta veramente esperto.
Credits: foto dal sito della Diocesi di Torino


