Lo Russo si iscrive alla Cgil:
asse tra sindaco e Airaudo
Davide Depascale 20:48 Lunedì 29 Giugno 2026
Dal palco del forum Pd sull'automotive va in scena una sintonia che fino a pochi mesi fa sarebbe sembrata impensabile. Tra accuse al governo, Zes e crisi industriale prende forma un'intesa che guarda già alle prossime sfide del centrosinistra piemontese
Sulla carta doveva essere un dibattito. Nei fatti, è stato un duetto. Giorgio Airaudo, segretario regionale della Cgil Piemonte, e Stefano Lo Russo, sindaco di Torino, si sono presentati insieme oggi sul palco di “Industria26 – Reindustrializzare l’Italia”, il convegno organizzato dal Partito Democratico al Collegio degli Artigianelli di corso Palestro, con tesi talmente sovrapponibili da rendere quasi superfluo il confronto.
Stesso bersaglio, stessa diagnosi, stessa cura. Ma soprattutto – ed è una novità, visti gli attriti del passato tra Airaudo e i dem – stesso elettorato potenziale da coltivare.
Chiedere all’IA
Il tema dell’incontro era l’automotive. La crisi del settore in Europa, tra il piano Filosa di Stellantis per l’Italia e i licenziamenti a cascata nel continente – Volkswagen in testa, con un piano da centomila esuberi –, la transizione elettrica che avanza, i produttori alternativi annunciati dal ministro Adolfo Urso e mai materializzati. Sul titolare del Mimit il giudizio di Airaudo è lapidario: «Non pervenuto». Gli fa eco Lo Russo con una battuta che mescola sarcasmo e autodifesa: «Chiedete a ChatGpt cos’ha fatto il governo Meloni per l’automotive: oltre al miliardo di incentivi, il nulla».
Incentivi che – concordano entrambi – non hanno prodotto effetti reali sul sistema produttivo, limitandosi a spostare in avanti qualche acquisto senza incidere sulla capacità industriale. Convergenze parallele, tra due che fino a poco tempo fa non se le mandavano certo a dire.
La Zes come fede pragmatica
La proposta concreta che accomuna i due è la Zona economica speciale per il Piemonte. Un modello pensato per il Sud Italia, ma che Lo Russo rivendica con una citazione in dialetto che vale da manifesto del possibilismo: «Pitost che nient l’è mej pitost». Meglio qualcosa che niente, e Airaudo annuisce. Nessuno dei due si sofferma troppo sui dettagli tecnici che permetterebbero di risollevare le sorti industriali della regione, ma l’obiettivo politico comune è chiaro: scaricare sul governo nazionale la responsabilità dell’immobilismo e di una deindustrializzazione che appare inarrestabile. Tanto che il sindaco si lascia andare a un bagno di realismo in aperta contraddizione con lo spirito del convegno: «Prima di parlare di reindustrializzazione, pensiamo a continuare a industrializzare quello che c’è».
Il primo cittadino si autoassolve esplicitamente: non spetta al sindaco invertire la rotta dell’automotive. Il problema è a Roma, dove però – secondo Lo Russo – «Torino è stata esclusa del tutto dall’agenda» dell’esecutivo di centrodestra guidato da Giorgia Meloni. Airaudo gli copre le spalle e aggiunge l’urgenza: «Non abbiamo più tempo», con un richiamo implicito a quel celebre “Fate presto” del 2011, in piena crisi del debito sovrano, che preannunciò la fine del governo Berlusconi. Corsi e ricorsi storici.
Capitalismo di Stato, unica via
Più rilevante, sul piano ideologico, è la convergenza sulla Cina. Entrambi descrivono la competizione con Pechino come strutturalmente asimmetrica: «Non si può competere alla pari se dall’altra parte c’è uno Stato che spende miliardi per l’automotive». Il riferimento non è solo alla crescita di Byd – presente in sala, non a caso, con Alfredo Altavilla nella veste di special advisor per l’Europa del colosso cinese – ma a un modello di capitalismo di Stato che Lo Russo e Airaudo descrivono senza condannarlo, quasi con una punta di ammirazione funzionale.
Andrea Orlando, nel chiudere i lavori, espliciterà il concetto: «Il capitalismo di Stato è arrivato prima del capitalismo di mercato». Un’affermazione che, in bocca al responsabile Industria del Pd, vale come presa d’atto più che come critica.
Orlando chiude anche i conti con il Green Deal, difendendolo dall’uso che, a suo dire, ne fa la destra: «Scarichiamo su un provvedimento nato come misura protezionistica responsabilità che non ha e lo facciamo diventare un alibi per costruttori che non hanno idee». L’accusa al governo Meloni si fa più strutturale: stare «dalla parte di quelli che non vogliono cambiare l’Unione europea mantenendo il diritto di veto», che finisce per bloccare ogni possibilità di governo reale dei processi industriali.
Il piano Airaudo
Ma è sul piano locale che l’asse si rivela nella sua vera natura. Airaudo, con il mandato alla guida della Cgil Piemonte agli sgoccioli, studia il ritorno in politica: Parlamento oppure, ipotesi sempre più concreta nei discorsi di corridoio del centrosinistra piemontese, candidatura alla presidenza della Regione. E al convegno del Pd – con in sala il segretario regionale Domenico Rossi, la capogruppo a Palazzo Lascaris Gianna Pentenero, la presidente dell’Assemblea regionale Nadia Conticelli, il tesoriere Alberto Avetta, i consiglieri Daniele Valle, Laura Pompeo e Monica Canalis, oltre ai senatori torinesi Anna Rossomando e Andrea Giorgis – lancia un segnale tutt’altro che velato sulla successione ad Alberto Cirio: «La fuga di Cirio è già in corso, i consiglieri qui presenti lo sanno».
L’idea che il governatore uscente stia già preparando le valigie per Roma – a caccia di un ministero o della presidenza di una delle Camere – circola ormai da tempo. Airaudo la pronuncia apertamente, davanti alla platea giusta. Lo Russo, dal canto suo, sembra aver trovato in Airaudo un interlocutore privilegiato per la stagione che verrà: lui che si definisce sindaco di una città in bilico «tra il lamento perenne e l’orgoglio» e che nel 2027 cercherà la riconferma a Palazzo Civico, ha tutto l’interesse a costruire un’alleanza con chi potrebbe guidare la coalizione verso Palazzo Lascaris.
Il convegno è durato quasi cinque ore, con la bellezza di diciannove relatori e moderatori, una sala surriscaldata nonostante l’aria condizionata e un pubblico che entrava e usciva, per il caldo ma anche per la noia. Alla fine, il risultato politico più netto non era nell’agenda ufficiale: un segretario di sindacato che corteggia il Pd davanti a tutta la dirigenza piemontese del partito e un sindaco che sembra già iscritto alla Cgil.


