SLAVA UKRAINI

Un patto oltre la guerra, Torino sta con Kharkiv

Firmato il patto di amicizia tra il capoluogo piemontese e la città ucraina martoriata dalla guerra. Collaborazione su trasporti, ricerca, welfare e sviluppo. Lo Russo: "Difendete anche la nostra libertà". Terekhov: "In un anno 509 attacchi e 150 mila persone senza casa"

Tre anni e mezzo di guerra non bastano a trasformare l’orrore in abitudine. Mentre i bombardamenti continuano a colpire Kharkiv, una delle città ucraine più martoriate dall’offensiva russa, da Torino arriva un nuovo segnale politico oltre che istituzionale. Nella Sala Rossa di Palazzo Civico è stato firmato il patto di amicizia e collaborazione tra le due amministrazioni, un’intesa che guarda già alla ricostruzione del dopoguerra, ma che nel presente assume anche il valore di una dichiarazione di sostegno all’Ucraina.

Non soltanto, quindi, un gesto simbolico di solidarietà, ma un accordo destinato a tradursi in una collaborazione concreta su trasporti, sviluppo economico, ricerca, welfare. Alla cerimonia hanno partecipato il sindaco di Torino Stefano Lo Russo, il sindaco di Kharkiv Ihor Terekhov, la presidente del Consiglio comunale Maria Grazia Grippo e il console generale dell’Ucraina a Milano Volodymyr Vorona.

Dalla mobilità alla ricostruzione

L’intesa individua una serie di ambiti nei quali le due amministrazioni lavoreranno insieme. Si va dai trasporti alla sostenibilità ambientale, dalla pianificazione urbana alle politiche giovanili e occupazionali, passando per lo sviluppo economico locale, la cooperazione tra imprese, la ricerca scientifica, la cultura, l’istruzione e il sociale. Particolare attenzione sarà riservata anche ai servizi socio-sanitari e al sostegno dei minori, soprattutto quelli rimasti orfani a causa della guerra.

“Il nostro sostegno alla città di Kharkiv, già dimostrato nei mesi scorsi anche con l’invio di una flotta di autobus, continua e si rafforza”, ha spiegato Lo Russo. Nel pomeriggio la delegazione ucraina visiterà anche il deposito Gerbido di Gtt, dove sarà accolta dall’assessora alla Mobilità Chiara Foglietta e dal presidente del Gruppo Gtt Antonio Fenoglio.

Lo Russo: “È il confine dell’Europa”

Nel suo intervento il sindaco torinese, che ricopre anche l’incarico di vicepresidente dell’Anci con delega alle Politiche comunitarie e internazionali, ha ribadito la valenza politica dell’accordo. “La battaglia del popolo ucraino è una questione europea, di affermazione di principi fondativi, libertà e democrazia, che non dobbiamo mai dare per scontati e che non sono mai acquisiti per sempre”, ha affermato. Per Lo Russo quanto sta accadendo “merita una risposta univoca da parte nostra come italiani ed europei”. Una risposta che passa dal rifiuto “della logica del più forte e della violazione dei diritti fondamentali”.

“Quello è un confine dell’Unione Europea – ha aggiunto – e noi continueremo a fare quanto è in nostro potere per aiutarvi". Rivolgendosi direttamente al collega ucraino, il sindaco ha poi sottolineato come “da parte dell’Ucraina non ho mai sentito parole di rancore o odio, ma solo la volontà di affermare principi democratici”. “Non siete soli. Siete un esempio di tenacia e determinazione. Libertà e democrazia vanno difese e voi lo state facendo anche a nome nostro”.

“Kharkiv è la capitale della resilienza”

Il momento più intenso della cerimonia è stato l’intervento del sindaco Terekhov, che ha ringraziato Torino per il sostegno ricevuto e ha definito la firma del protocollo “un accordo molto significativo in un momento di guerra”. “Non parla soltanto della situazione attuale, ma soprattutto del futuro. È un accordo rivolto ai nostri figli e alla nostra società ed è anche un segno di sostegno politico”, ha detto.

Per il primo cittadino ucraino la priorità resta la fine del conflitto: “Prima di tutto deve finire la guerra, si deve creare un programma di pace e benessere. Abbiamo bisogno dell’aiuto e del supporto della comunità europea per il nostro futuro e per il futuro dell’Europa”. L’obiettivo dichiarato è l’integrazione del Paese nell’Unione Europea e la ricostruzione del tessuto economico e sociale.

I numeri della guerra

Terekhov ha quindi illustrato il prezzo pagato dalla sua città. “Solo quest'anno abbiamo subito 509 attacchi contro Kharkiv. Sono stati distrutti 14 mila edifici, di cui 10 mila abitazioni. Abbiamo 150 mila cittadini senza casa e ospitiamo 217 mila sfollati provenienti da altre regioni”. Numeri che spiegano perché, ha sottolineato, “gli autobus inviati da Torino ci hanno dato il diritto alla vita”.

“Non abbiamo iniziato noi questa guerra, lo ha fatto la Russia. Oggi siamo la capitale della resilienza dell’Ucraina. Ogni giorno affermiamo il diritto alla vita del nostro popolo e resisteremo fino a quando non arriverà la pace che aspettiamo per tutta l’Europa”.

Le sfide del dopoguerra

Guardando oltre il conflitto, il sindaco di Kharkiv ha indicato le priorità della futura ricostruzione: lotta alla povertà, nuove politiche per l’edilizia sociale, occupazione e sicurezza. “Solo così gli sfollati potranno tornare a casa. Sappiamo che vogliono farlo. Sono convinto che insieme andremo avanti, che insieme l’Ucraina sarà in Europa e che insieme ricostruiremo la nostra città”.

Infine, un appello ai media e all’opinione pubblica affinché il conflitto non esca dai radar. “Una certa stanchezza si avverte, ogni Paese ha i propri problemi interni. Ma i mezzi di comunicazione devono stare dalla parte dell’Ucraina, della verità e della democrazia. Bisogna continuare a raccontare questa guerra e lavorare perché finisca. Per capire davvero cosa significa la guerra bisogna andarci e viverla almeno una settimana”.

“Un ponte tra due popoli”

Nel corso della cerimonia anche la presidente del Consiglio comunale Maria Grazia Grippo ha parlato di un rapporto che “consolida un'amicizia e una solidarietà con una città che non ha mai assunto una posizione di retroguardia o di rinuncia al futuro”. Il console generale dell’Ucraina di stanza a Milano, Volodymyr Vorona, ha invece definito l’intesa “un ponte fra due popoli”, destinato ad andare oltre l’emergenza bellica e a costruire un rapporto stabile tra le due comunità.

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