Sanità, per l'82% dei piemontesi nessun passo in avanti
Stefano Rizzi 17:13 Mercoledì 01 Luglio 2026Il Veneto si conferma la regione migliore per le performance misurate su vari parametri. In fondo classifica il Sud con la Valle D'Aosta. Il Piemonte non arriva al 50%, ma ancora più bassa è la percezione di miglioramenti da parte dei cittadini. IL REPORT
Se ancora una volta l’Italia si conferma un Paese segnato da profonde differenze all’interno del suo sistema sanitario, i livelli di performance regionali misurati attraverso una serie di parametri restano comunque lontani da un obiettivo realmente ottimale.
È, in estrema sintesi, l’esito dello studio condotto da Crea Sanità e presentato oggi a Roma, dove è stato ribadito come “le determinanti della salute siano molteplici”. Da qui la scelta di un’analisi che spazia dall’appropriatezza e dagli esiti clinici agli equilibri economico-finanziari, senza trascurare innovazione e aspetti sociali.
La fotografia restituisce l’immagine di un Paese nel quale “l’indice di performance in termini di opportunità di tutela socio-sanitaria offerta ai cittadini oscilla da un massimo del 64% del Veneto – comunque ancora lontano dal 100% – a un minimo del 36% della Calabria”.
Un Paese a due velocità
Lo studio evidenzia inoltre come “il divario tra le Regioni collocate agli estremi della classifica rimanga significativo: mentre le prime raggiungono livelli prossimi ai due terzi del massimo teorico, le ultime si attestano sotto il 40%, con circa un terzo che non supera nemmeno questa soglia”.
I livelli più elevati di tutela socio-sanitaria, oltre che in Veneto, si registrano in Toscana, Friuli-Venezia Giulia, Marche e nella Provincia autonoma di Bolzano. Il Piemonte si colloca nella fascia intermedia, poco al di sotto del 50%, insieme a Emilia-Romagna, Liguria e Sardegna. Seguono, con percentuali comunque superiori al 40%, Lazio, Abruzzo e Umbria. Unica eccezione del Nord nelle posizioni di coda, dominate dalle regioni meridionali, è la Valle d’Aosta, che non raggiunge il 40%.
Il giudizio dei piemontesi
Interessante anche la rilevazione sulla percezione dei miglioramenti da parte dei cittadini nei diversi ambiti del servizio sanitario.
In Piemonte, chi ritiene che la situazione sia migliorata non va oltre il 12,6% per quanto riguarda Pronto soccorso, sistema di emergenza-urgenza 118 e attività ospedaliere non programmabili. Per i ricoveri programmati la quota sale appena al 14%, mentre raggiunge il 20,3% per le prestazioni ambulatoriali dedicate alla prevenzione, per poi ridiscendere al 17,2% relativamente alle visite e agli esami di routine.
Otto su dieci non vedono progressi
In altre parole, più di otto piemontesi su dieci non percepiscono alcun miglioramento della sanità regionale. Non fanno eccezione la guardia medica e l'assistenza domiciliare. Consola solo in parte il fatto che il 30% degli intervistati abbia rilevato una maggiore facilità nel reperire i farmaci, un aspetto che, salvo rare eccezioni, non ha mai rappresentato una criticità particolarmente diffusa.
Come sottolinea la relazione, “gli ambiti dell'assistenza territoriale e della presa in carico della non autosufficienza si caratterizzano per livelli di soddisfazione inferiori alla sufficienza, un'elevata variabilità infraregionale e quote più contenute di popolazione che percepiscono miglioramenti nei servizi”.
Una percezione del cambiamento che, nel resto d’Italia, risulta generalmente più diffusa che in Piemonte. Qui la quota complessiva di cittadini che dichiara di aver colto un miglioramento si ferma infatti al 17,9%, uno dei valori più bassi a livello nazionale.


