Renzi proprio non lo capisco

Sono abbastanza stucchevoli i commenti con cui i renziani giustificano la decisione “solitaria” di Renzi di far saltare il confronto con i 5 Stelle all’indomani delle elezioni politiche a fronte dell’altrettanto solitaria decisione di Renzi di proporre oggi un governo istituzionale insieme a loro, prima ancora che la Direzione del partito potesse discuterne. Una posizione diversa da quella del governo di svolta proposta dal segretario Zingaretti la quale  ha contribuito a metterlo in difficoltà.

Non si capisce perché ciò che viene ritenuto possibile oggi, nonostante i severissimi giudizi espressi da Renzi nei confronti dei 5 stelle fino a pochissimi giorni fa, non sia stato possibile verificarlo all’indomani delle elezioni. In quei giorni il presidente della Camera Fico, al termine del mandato esplorativo ricevuto dal Capo dello Stato, comunicò a Mattarella che esistevano i presupposti avviare un confronto Pd/M5s suscettibile di sviluppi positivi. Avendolo riferito al termine dell’incontro con Mattarella c’è da ritenere che il presidente avesse condiviso le valutazioni del presidente della Camera. Ma qualche ora dopo da Fazio, Renzi fece saltare il banco condizionando pesantemente l’esito della Direzione Pd convocata il  giorno dopo.

In questi mesi arbitrariamente ha continuato ad accusare di tradimento coloro che secondo lui in caso di crisi erano pronti a riannodare i fili del dialogo interrotto allora, minacciando in caso di accordo la scissione. Il M5s veniva considerato espressione della destra, una destra populista e inaffidabile, esattamente come la Lega. Di più: un partito con una inaccettabile concezione della democrazia con cui nessun dialogo sarebbe stato possibile.

Poi improvvisamente e senza la minima riflessione autocritica l’improvviso rovesciamento linea, una costante della leadership renziana e un’azione di continuo smarcamento dal Segretario. Zingaretti che fino a qualche giorno fa veniva accusato di essere pronto ad un accordo con i 5 Stelle,  oggi viene accusato per la ragione opposta e cioè di volere a tutti i costi le elezioni.

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