Informati sul web e i bias

Chiunque di noi ha quel contatto social che per affermare la propria convinzione altro non fa che rispondere tramite link, meme o paragrafi copia-incollati dal web (se non scopiazzati male), perché incapace di produrre pensieri propri. Risposte che altro non sono che bias di conferma delle proprie posizioni raccolte qua e là in modo acritico, disorganizzato con l’unico scopo di convincere e autoconvincersi di essere nel giusto, di sapere, di avere ineluttabilmente ragione.

Questi sono molto spesso i tuttologi del web, che intervengono compulsivamente su qualsiasi tema, apportando la propria conoscenza nozionistica spesso derivante da siti e pagine parziali. Privi di qualsiasi senso critico e di auto-critica, costoro sono diventati nel tempo le masse plasmabili in mano a gruppi, correnti, fazioni politiche che ne fanno massa critica per far rumore. Spesso inconsapevolmente, si ritrovano a diffondere idee al limite del ridicolo o a supportare campagne politiche basate su fake news, slogan, caccia al nemico di turno supportando le proprie teorie con l’immancabile immagine presa dal proprio gruppo di rifermento.

Nella nostra epoca dove il populismo di un colore e il sovranismo dell’altro sono dilaganti, dove il concetto dell’“uno vale uno” è diventato mantra, questi personaggi caldeggiano senza remore contenuti e temi venendo manipolati costantemente, senza conoscenza, senza consapevolezza del mondo e di se stessi. L’area negazionista, no-mask, no-vax, no tutto altro non è che l’evidenza di questa deriva sociale e sociologica. Una deriva ben spiegata dal sociologo americano Joseph Overton nella sua teoria “La Finestra di Overton”, nella quale spiegava i meccanismi di persuasione e di manipolazione delle masse. Con l’esplosione del web tutto questo è stato esacerbato e i meccanismi di manipolazione sono stati supportati anche dagli “algoritmi” di siti e social che propongono contenuti in linea con la propria navigazione.

Il docufilm “The Social Dilemma” spiega perfettamente anche questi aspetti: più si frequentano certi gruppi, più si visualizzano certi contenuti e certi video, più ci verranno proposti contenuti simili e la realtà percepita sarà via via solo quella. Ma la manipolazione e il conseguente confronto tramite link di auto conferma, non si limita a frange estreme della società, ma ha pervaso la dialettica politica comune portando a scontri contro veri e propri muri di gomma refrattari a qualsiasi tipo di interazione che ne possa mettere in discussione le proprie convinzioni, spesso basate sul nulla.

Schiere di fruitori di politica da web e social le cui opinioni vengono indirizzate in modo costante tramite l’utilizzo di strumenti che rendono credibili, anzi condivisibili, fatti e idee al limite della realtà e che nelle zone d’ombra al confine tra realtà vera e percepita, divengono ancor più facilmente manipolabili andando a creare uno zoccolo duro di propri sostenitori contro tutto e tutti. Già probabilmente carenti nelle basi culturali, cadendo nella rete dei bias di conferma, questi soggetti vengono privati via via anche della minima capacità critica che permetterebbe loro di discernere tra il reale, il plausibile e l’impossibile e qualsiasi fatto lo analizzano solamente da un unico punto di vista, il solo che conoscono e che per loro è la realtà indiscutibile. Questo, ovviamente si ripercuote sul quotidiano del nostro Paese attraverso risultati elettorali spesso incomprensibili che hanno portato alla deriva socio politica attuale.

Se il loro partito di riferimento, amato come se non più della squadra del cuore, afferma qualcosa questa diviene per loro la realtà assoluta, nessun dubbio può aleggiare nelle loro menti ormai assuefatte da pagine o testate oggettivamente di parte, ma da loro viste come imparziali dispensatori di verità. Il politico di riferimento diventa un idolo invincibile, inattaccabile e non criticabile da nessuno, a prescindere se la posizione presa sia o meno oggettivamente condivisibile. Un supereroe da difendere contro chiunque il leader, una squadra “fortissimi” sempre nel giusto il partito e la critica quotidiana o il percorso del giudizio critico da affrontare nel merito prima di esprimere il proprio voto diventano così inutili. Una deriva da arginare attraverso la dotazione di strumenti culturali a beneficio di chi ne è privo per arginare un fenomeno ormai dilagante nell’interesse del Paese, un tempo culla della cultura, e per ritrovare un confronto civile, serio e costruttivo che possa esaltare le potenzialità necessarie a tirarci fuori da una crisi sociale ormai evidente.

*Claudio Desirò, Buona Destra

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