Sembra una dittatura (sanitaria)

L’impressione di molti è che si stia andando, dritto filato, verso uno Stato totalitario e antidemocratico, panottico e controllore inflessibile della vita di ognuno (altroché rispetto della privacy!) e che ci renderebbe sostanzialmente consumatori indifferenziati e schiavi. È il modello cinese dei crediti sociali, da tempo attuale e funzionante grazie ai rapidissimi avanzamenti della tecnologia. In altre parole: stiamo passando dalla società di disciplina (sorvegliata con telecamere generiche in strade, piazze, stazioni etc.) alla società controllata operante sul singolo cittadino (riconoscimento facciale, chip sottopelle, quantum dots, nanotecnologie etc.).

È ormai certo che sia esistito, e che esista tutt’ora, un progetto globalista, già in nuce e latente da molto tempo (c’è chi lo fa risalire addirittura alla fondazione della Banca d’Inghilterra nel 1684), nato nel clima dell’élite culturale anglosassone di allora, che si riteneva superiore (e in effetti per molti aspetti lo era) e quindi legittimata a governare il nostro mondo ed i popoli dell’orbe terracqueo. Nel 1884, in questi ambienti e con queste premesse, nacque la Fabian Society (https://bit.ly/3yMLVMf) che, sotto l’apparenza pacifica, benefica e filantropica (un lupo travestito da pecora, il suo logo) sosteneva invece teorie eugenetiche, razziste, malthusiane e antidemocratiche. Molti furono i fabiani, influenti e potenti, che condizionarono gli eventi mondiali. Financo ad arrivare ai giorni nostri con personaggi contemporanei che trovate citati nel filmato di cui al link precedente. Anche nel Nord America ci fu un fenomeno analogo: quello delle scuole e delle università rodhesiane, fondate dal magnate (filantropo anche lui, guarda caso) Cecil Rhodes (1853-1902), che contribuirono a consolidare la cultura suprematista dell’uomo bianco anglosassone, calvinista o protestante, dominatore del mondo, popolato da esseri inferiori, bisognosi di una guida forte e sicura.

Ma qual è la storia di Cecil Rhodes? Lui era un adolescente britannico cagionevole di salute che emigrò nel clima mite del Sud Africa dove si appassionò talmente ai diamanti che, finanziato dai Rothschild (che già allora avevano capito l’importanza basilare della gestione monetaria!), diventò ricchissimo e proprietario di quei vastissimi territori che poi formeranno lo Stato della Rhodesia, chiamato così in suo onore e che oggi è stato diviso e rinominato in Zambia e Zimbabwe. Le scuole e le università rhodesiane (tra cui Oxford) sfornarono anch’esse influenti politici Usa di primo piano (Clinton e i Bush per esempio) al punto tale da essere visti come un potente partito trasversale a quello Democratici e ai Repubblicani.

È facile immaginare quale sia stato, e quali sia, l’obiettivo strategico dei rhodesiani, ovviamente in linea con l’educazione ricevuta e con i princìpi fatti propri: il New World Order (NWO), ovvero il Nuovo Ordine Mondiale, di cui Bush padre parlava spesso, invocandolo peraltro senza infingimenti. Ovvero quel mondo ampiamente preconizzato da scrittori fabiani, o vicini a quell’ambiente, nei notissimi romanzi distopici: “Il padrone del mondo” di Robert Hugh Benson (1907); “Il mondo nuovo” di Aldous Huxley (1932) e “1984” di George Orwell (1949). Si capisce quindi come e perché sia potuto nascere il Great Reset (https://bit.ly/30OEU10) di Klaus Schwab, unificatore ideale dei progetti fabiani e rhodesiani, annunciato al World Economic Forum del 2020. È un progetto di ossimorica sintesi tra comunismo e liberismo estremi, che mira a resettare il mondo (quasi come fosse un computer o una memoria di massa) dopo il Covid19, che tanti danni ha provocato all’umanità. L’epidemia, dolosa o meno, ha infatti fornito il pretesto per instaurare una situazione emergenziale, che pare non finire mai, e che ha di fatto creato, almeno in Italia, uno Stato duale (Giorgio Agamben https://urly.it/3gzzx) affiancato a quello ufficiale, gestito da soggetti diversi da quelli usualmente deputati, che ha quella forza di legge che non ha più la Legge ufficiale, teoricamente ancora vigente.

L’emergenza sanitaria è quindi causa sostanziale dell’attuale situazione che alcuni descrivono come dittatura sanitaria e che va contro i princìpi fondamentali dell’uomo in quanto tale, ovvero contro quelli della Costituzione italiana (1947), contro i 10 Codici di Norimberga (1947) e la Dudu, Dichiarazione universale dei diritti umani (1948), contro la Convenzione di Oviedo sui diritti umani e la biomedicina (1997), nonché contro la più recente Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea (2000).

A questo proposito è opportuno ricordare che tutte le dittature sono iniziate per rimediare ad una vera, o presunta, situazione emergenziale e che sono nate con il consenso dei popoli, ipnotizzati e convinti da una martellante propaganda unidirezionale e difficile da contrastare. Il caso da manuale è quello di Hitler che, dopo il doloso incendio del Reichstag nel 1933, non trovò nessun ostacolo a far dichiarare lo stato d’emergenza con il quale furono aboliti gran parte dei diritti civili previsti nella Costituzione della Repubblica di Weimar. L’altro caso, più vicino a noi, è quello di Mussolini che, con largo consenso popolare, ottenne legalmente l’incarico dal Re per rimediare alla situazione caotica che si era creata in Italia per le proteste dei lavoratori agricoli e degli operai socialisti.

Non ci si può neanche dimenticare che tutte le dittature sono iniziate con il sostegno finanziario di chi poteva permetterselo e lo riteneva vantaggioso, nonché con il consenso dei mezzi di comunicazione, in buona fede o meno. Nel caso di Hitler (https://bit.ly/33E2XAL) il sostegno finanziario venne dai banchieri (addirittura di religione ebraica!) e, nel caso di Mussolini, dalla ricca borghesia italiana agricola o industriale. Sono quindi evidenti, per chi le vuole vedere, le analogie storiche con l’attuale situazione italiana, molto pericolosa sul piano democratico e la perdita dei diritti fondamentali dell’uomo. Ecco perché dobbiamo esserne consapevoli.

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