Autonomia e buona politica

Autonomia differenziata o regionalismo differenziato, si sente parlare nei vari quotidiani e tg nazionali di questa proposta di riforma istituzionale e soprattutto si mette in risalto la contrapposizione politica che ne deriva. Proprio il concentrare l’attenzione sulla contrapposizione politica rimane l’errore da non commettere o almeno si dovrebbe non incentrare l‘intera discussione su tali steccati ideologici che sembrerebbero voler dividere l’opinione pubblica per non entrare nel merito della questione.

Partiamo da un assunto fondamentale ovvero che: per attuare il regionalismo differenziato occorre grande coraggio politico perché è una riforma istituzionale, non costituzionale ma istituzionale, notevole ed importante. Coloro che parlano di un testo che sarebbe una “secessione dei ricchi” si dimenticano volutamente che il testo voluto dalla Lega per l’appunto, è già presente in Costituzione. Gli oppositori dell’autonomia differenziata usano anche in maniera distorta la loro preoccupazione per un eventuale modifica dei livelli essenziali delle prestazioni, i cosiddetti Lep. Sulle riforme istituzionali non costituzionali, bene ribadirlo al costo di sembrare ridondante, i Lep sono già presenti in alcune materie nel nostro ordinamento. Altri naturalmente saranno da determinare ed è normale quanto corretto che questo venga fatto ma quando si determinano i fabbisogni standard già abbiamo individuato un parametro importantissimo e fondamentale che non può essere fatto per un solo territorio regionale ma per tutti; quindi, comprese quei territori regionali facilmente individuabili, che rimangono legati, almeno così sembrerebbe, a ostracismi di convenienza politica.

A chi come il sottoscritto si impegna per dare quel ruolo corretto alla politica e non al sopravanzare dell’antipolitica, quest’ultima vera piaga a tutti i livelli amministrativi, non può sfuggire come i fabbisogni standard sono connessi ai costi standard. Quella è la preoccupazione di certa politica degli amministratori locali di alcune Regioni, i quali temono di perdere una spesa storica, magari per una mala gestio e che non torna in termini di veri servizi ai cittadini, quest’ultimi destinatari finali di una buona o meno gestione amministrativa. Il consenso politico dovrebbe essere basato su una buona politica la buona politica vuol dire aggiornare le fasi istituzionali e istituzionalmente percorrere gli iter migliori per dare pari dignità a tutti i territori.

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