Quella storia dimenticata di Torino

Le mie sono riflessioni agostane di una non piemontese che qui vive da quasi 70 anni. La potente influenza della mia famiglia d’origine toscana ha segnato la mia storia, la mia parlata, la mia cultura e il mio carattere ma come non sentirmi profondamente coinvolta nel tessuto piemontese? Sto leggendo avidamente un bellissimo libro su Cavour (e presto ne leggerò un altro su Vittorio Emanuele II) di uno storico di grande valore, Adriano Viarengo (ed. Salerno), e sto riflettendo sulla totale estraneità di questa città, Torino, alla sua storia sette/ottocentesca. I personaggi che la popolarono erano dei veri e propri geni (da Cavour a d’Azeglio, e a tanti altri dei quali rimangono i nomi delle vie che costellano il centro città) dei quali davvero nessuno sa nulla!

Penso allora che forse l’impronta fortemente incisiva impressa alla città dalla grande industria già a fine '800 (1899 la prima auto Fiat compare sul mercato), e la potente presenza di intellettuali, politici, teorici di altissimo profilo di “sinistra”, comunisti, socialisti, liberali illuminati, fecero di questa città la fucina di una “nuova storia”, con la crescita delle coscienze operaie e delle fasce più illuminate del tempo.

Se scorriamo l’elenco dei sindaci che amministrarono Torino nel dopoguerra, a parte alcuni decenni Dc e non di rado insieme ai socialisti, si spalanca la fortissima e determinante influenza della sinistra prima comunista e poi con tutte le sigle seguenti, come credo ovvio nella città industriale per eccellenza in Italia, con una classe operaia forte e un proletariato d’eccellenza.

In contemporanea, e forse inevitabilmente, che accade? Il passato sette/ottocentesco di questa città viene sepolto, ignorato, quasi del tutto cancellato, forse perché appartenente a una dimensione “sabauda” ritenuta a torto poco interessante? Forse perché le forti istanze di crescita popolare all’insegna di una nuova coscienza socio/politica e le grandi tematiche marxiste poste dallo sviluppo industriale (proprio a Torino centro nevralgico della grande industria come in nessuna altra città italiana) imponevano la cancellazione di un passato risorgimentale “pericolosamente mitizzabile” e legato ai nobili, a figure straordinarie ma poco coerenti con le filosofie politiche mirate a far crescere ideologicamente il popolo, il proletariato, la lotta operaia?

Dunque, tutto scomparve dalle nostre coscienze. Ricordo da vecchia (ho 74 anni) che all’Università di Torino si parlava e si studiava la classe operaia, ci si impegnava in appoggio agli scioperi degli operai, si parlava di marxismo e tutto appariva come l’unico e vero soggetto da studiare e dibattere.

Oggi valuto con grande attenzione il passato di formidabile importanza che segnò Torino e il Piemonte, e agli storici e ai politici dico che fu un grandissimo errore cancellare (a livello di massa) la storia di Torino e del Piemonte, cancellare vuol dire anche essere profondamente ignoranti e forse in questo il potere che per decenni ci ha governati è assai colpevole.

Non bastano le Residenze Sabaude (assai vantaggiose per sviluppare un turismo mordi e fuggi che certo rende sul momento senza lasciare traccia) o i ghiotti percorsi eno-gastronomici di sicuro e immediato successo, a valorizzare una storia densissima di significati e di profonde radici socio/politiche nelle quali possiamo trovare l’origine di ciò che siamo oggi (in Piemonte e in Italia).

Auspico dunque, credo senza speranza, che chi ne ha il potere si impegni culturalmente parlando a far conoscere a noi e al mondo ciò che furono Torino e il Piemonte (Cavour prima di tutti, un genio assoluto!), mah un passato così importante e così accuratamente sepolto e ignorato politicamente per decenni sarà difficile da recuperare. Questo naturalmente è solo il mio modesto sentire.

print_icon