Crt rattoppa le falle di Lo Russo
Mino Giachino 11:39 Giovedì 10 Luglio 2025 0
Caro direttore,
ha fatto molto bene la presidente della Fondazione Cassa di Risparmio a intervenire, viste le gravi difficoltà di bilancio del Comune di Torino, per chiudere le buche sulle strade cittadine che da tempo creavano tanti problemi a ciclisti e automobilisti. La signora Poggi ha fatto altrettanto bene a precisare che la Fondazione, in futuro, non farà da bancomat.
Mentre mi aspetto che un “Cottarelli torinese” ci spieghi come, dopo trentadue anni di amministrazioni cosiddette progressiste, il bilancio del Comune sia in condizioni tanto difficili – nonostante gli aiuti governativi – vorrei però proporre un’altra riflessione, ricordando quanto ci veniva insegnato nei corsi di formazione di quel grande partito che fu la Democrazia Cristiana: “Gobernar no es asfaltar”, un detto spagnolo che dice tutto. Asfaltare le strade non vuol dire governare una città. Governare una città significa lavorare per darle un futuro, fare scelte strategiche che generino occupazione, crescita economica e sociale, e prestigio internazionale. Lo statista non guarda alle prossime elezioni, ma al futuro delle nuove generazioni.
Cosa è successo a Torino? Il sindaco Castellani elaborò ben due piani decennali, ma non avendo mai redatto un bilancio consuntivo, non si accorse che le strade intraprese producevano risultati inferiori a quelli che ci dava la Capitale dell’auto. Fassino varò un terzo piano decennale, ma non si accorse, malgrado la denuncia dell’Arcivescovo Nosiglia, che mezza città stava male. Così arrivò la Appendino.
I Cinque Stelle non solo dimenticarono le periferie, ma oltre a farci perdere le Olimpiadi del 2026, rischiarono anche di farci perdere la Tav, l’unica opera che sicuramente darà un futuro a Torino, al Piemonte e alla Bassa Valle di Susa. Per fortuna, un certo Giachino – con la collaborazione delle madamin – riempì Piazza Castello come mai era successo prima, e la Tav venne salvata.
La storia politica ed economica, purtroppo, viene poco studiata e ancor meno compresa. Eppure, è fondamentale per aiutare gli amministratori di oggi a restituire un futuro di crescita a una città che ha perso slancio economico e non riesce più a trattenere i propri studenti. Come ha rilevato l’Ires, molti giovani vanno all’estero e non hanno intenzione di tornare. Se le Università torinesi dedicassero il prossimo anno allo studio delle strategie dei migliori sindaci di Torino – dal marchese Luserna di Rorà a Frola, da Peyron al professor Grosso – e riconsiderassero l’opera dei governi Cavour, Torino ne trarrebbe grande beneficio.
In questa situazione, vorrei chiedere ai due nuovi presidenti delle Fondazioni bancarie come intendano impiegare i fondi che ogni anno vengono erogati al territorio torinese e piemontese. Perché, negli ultimi venticinque anni, mentre le fondazioni bancarie piemontesi destinavano circa 5 miliardi di euro in aiuti a innumerevoli iniziative locali, Torino e il Piemonte continuavano un inesorabile declino economico e, soprattutto, sociale?
Nei primi trent’anni del dopoguerra, le banche contribuirono alla rinascita di Torino e dell’Italia; negli ultimi trent’anni non sono riuscite a evitarne il declino. E come ci insegnavano nella Dc, il declino viene pagato soprattutto dalla metà della città che sta peggio.
Perché, caro Direttore, la cosa peggiore per Stefano Lo Russo non è tanto il sondaggio del Sole 24 Ore, quanto il fatto che oggi, a quasi quattro anni dalla vittoria della giunta cosiddetta progressista, la metà della città che stava male, ora sta peggio di allora.



