La lingua biforcuta dei politici

Giovedì 10 luglio 2025 i vari quotidiani titolavano: “Almasri, Nordio ha mentito: deve andarsene”, “Le opposizioni contro il ministro della Giustizia”. Pd, M5S, Avs, Iv e +Europa hanno accusato il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, di non aver detto la verità sul caso Almasri, e, al contempo, gli hanno chiesto di presentarsi in Parlamento. L’opposizione compatta urla la richiesta di dimissioni per il ministro Nordio, forse sperando, dopo aver minato il governo di centrodestra, di vincere le elezioni!

Facciamo un piccolo passo indietro: il 17 gennaio 2025 la Corte Penale Internazionale dell’Aja (CPI), dando seguito alla richiesta avanzata il 2 ottobre dal procuratore dell'organismo internazionale, emise un mandato d'arresto nei confronti di Almasri. A quasi tre mesi dalla richiesta, il mandato venne emesso, guarda caso, proprio il giorno in cui giunse in Italia, a Torino, a bordo di un’auto presa a noleggio in Germania, per assistere alla partita Juventus-Milan. Il 19 gennaio 2025 Almasri venne arrestato in albergo e condotto nel carcere delle Vallette di Torino. Due giorni dopo, il 21 gennaio, giunse dalla Corte d’Appello di Roma la non convalida dell’arresto per vizi procedurali ovvero mancava l’autorizzazione formale del ministro della Giustizia che, in quanto titolare dei rapporti con la CPI, non era stato avvisato prima dell’arresto. Almasri fu rilasciato ma ricondotto in Libia a bordo di un volo speciale dei servizi segreti italiani, uno di quei voli utilizzati, secondo il Memorandum Minniti, per motivi di sicurezza e urgenza.

Tutte le forze avverse all’attuale governo si sono subito accanite sul Governo stesso, ed in particolare su Nordio, incolpandolo per aver liberato il presunto criminale ignorando la Corte Penale Internazionale dell'Aja. Quello che però non viene detto è che il Memorandum, l'accordo stipulato tra Italia e Libia per regolamentare l’immigrazione proveniente dalle coste libiche al fine di limitare gli imbarchi clandestini, non è stato stipulato dal governo presieduto da Giorgia Meloni, ma fu siglato nel 2017 dal Governo Gentiloni e tacitamente rinnovato nel 2020, durante il governo Conte II, e nel 2023, a tre mesi dalla nomina di Giorgia Meloni a Primo Ministro.

Non disponendo dei necessari elementi giuridico-processuali, come la maggioranza di chi da una parte e dall’altra degli schieramenti politici “strilla la sua verità”, non entro in merito alla diatriba per stabilire se il ministro Nordio abbia o non abbia fornito false comunicazioni e quindi mentito ai cittadini. Quello che credo di poter affermare, senza tema di smentita, è che i governi e i politici italiani, di qualsivoglia colore, hanno fatto della comunicazione “diversamente vera” una collaudata metodologia di proselitismo finalizzato a vincere le elezioni. “Il fine giustifica i mezzi”, come si dice abbia proclamato Niccolò Machiavelli, anche se in nessuno dei suoi scritti fu riportata tale affermazione.

Mi chiedo su quale pianeta abbiano vissuto sino ad ora tutti quelli che gridano “una cosa di questo genere non s’è mai vista”. Vorrei rinfrescare loro la memoria citando alcuni dei molti casi di “bugie” istituzionali. Caso Moro (1978): Le istituzioni diffusero versioni contrastanti e depistaggi sia sul rapimento sia sull'assassinio di Aldo Moro al punto di sollevato dubbi e sospetti sulla trasparenza e l’onestà di alcuni attori politici e delle forze dell’ordine. Terrorismo e strategia della tensione (fine 1960-inizio 1980): Durante gli anni di piombo, il governo spesso agì con ambiguità, alimentando paura e sospetti nei confronti di movimenti politici e sociali, con l'obiettivo di rafforzare il proprio potere e reprimere il dissenso. La strategia della tensione, con attentati e operazioni segrete, contribuì a creare un clima di instabilità e sfiducia nelle istituzioni. Strage di Ustica (incidente aereo del 27 giugno 1980): le false dichiarazioni dei governi sulla strage di Ustica, in cui persero la vita tutti gli 81 occupanti l'aeromobile, alimentarono sospetti e teorie del complotto. Ancora oggi vari aspetti dell’incidente non sono ancora stati chiariti in maniera compiuta, a partire dalla dinamica stessa: tutti i governi che si sono succeduti hanno cercato di insabbiare la verità, fornendo versioni contrastanti e incomplete dei fatti, negando la presenza di altri aerei in zona e minimizzando il coinvolgimento di attori internazionali. Uranio impoverito nelle missioni in Kossovo (1999-2000): durante l’intervento Nato in Kosovo, il governo italiano continuò a negare l’uso di proiettili all’uranio impoverito da parte dei soldati. Una menzogna istituzionale sulla sicurezza dei nostri militari. Nel biennio 1999-2000, l’Italia ha avuto due Presidenti del Consiglio, Massimo D’Alema, in carica dal 21 ottobre 1998 al 25 aprile 2000, e Giuliano Amato, in carica dal 25 aprile all’11 giugno 2001: entrambe esponenti della coalizione dell’Ulivo di centrosinistra.

È importante sottolineare che queste sono solo alcune delle vicende che sono state oggetto di critiche e sospetti e per molti di questi casi la verità è ancora oggetto di indagine e dibattito. È innegabile che la storia della Repubblica Italiana sia costellata da episodi in cui comportamenti non trasparenti e menzogne hanno minato la fiducia nelle istituzioni da parte dei cittadini. Parlando poi delle “promesse giurate” durante le campagne elettorali e non mantenute dopo le elezioni, è prassi comune che i partiti politici facciano promesse ambiziose per potersi garantire uno scranno e poi, una volta al governo, non riescano a mantenerle.

Nel 2016, durante il suo mandato come Presidente del Consiglio (2014–2016), Renzi propose una riforma costituzionale che mirava, tra le altre cose, a superare il bicameralismo perfetto, riducendo il potere del Senato e cambiando il modo in cui venivano approvate le leggi. Egli affermò pubblicamente: “Se perdo il referendum, considero fallita la mia esperienza in politica” e, per sancire l’intenzione, annunciò che, in caso di sconfitta, non solo si sarebbe dimesso da Presidente del Consiglio ma si sarebbe anche ritirato dall’attività politica. La proposta fu bocciata da circa il 60 per cento dei votanti. Renzi si dimise da Presidente del Consiglio, ma fondò il partito politico Italia Viva e ancora oggi siede nel senatore della Repubblica. D’altra parte, anche Pinocchio era bugiardo, per quanto Collodi, anch’egli toscano, lo giudicasse un “bravo burattino”.

Il fenomeno del mentire al popolo, sebbene non sempre con intenzioni malevoli, è diffuso e quindi, per par condicio verso il ministro Nordio, bisognerebbe chiedere a tutti coloro che hanno mentito in campagna elettorale, se eletti, di lasciare la propria carica. Forse avremmo le Camere vuote, o quasi! “Primum vivere, deinde philosophari” (si pensi a vivere, poi a fare della filosofia) questo è il monito con il quale il filosofo Thomas Hobbes esorta a una maggiore concretezza e a una maggiore aderenza agli aspetti pratici della vita. Noi, invece, altro che filosofare!

Da mesi stiamo subendo la “politica”, e di conseguenza i media, che si perdono nei fantasiosi meandri del caso Nordio-Almasri quando sui cittadini incombono problemi concreti che tutti i giorni mortificano la qualità della loro vita. Quanto gli italiani hanno a cuore il caso Nordio-Asmari quando sul tavolo ci sono argomenti come Putin, Netaniau, Hamas, Iran, Trump oltre alla Cina, un Paese governato dal Partito Comunista Cinese che produce inquinamento, sottopaga le maestranze e, sul mercato globale, conduce una concorrenza sleale? Questi sono gli argomenti che fanno parte del “primum vivere”!

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