Fondazioni e Torino, il conto non torna
Mino Giachino 08:14 Domenica 13 Luglio 2025 0
Caro Direttore,
premesso che sono assolutamente d’accordo con la decisione della nuova Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Torino di versare 32 milioni di euro al Comune per tappare le buche che da anni creano problemi agli automobilisti, a Gtt e alla sicurezza pubblica, mi sembra utile aprire una discussione sul contributo che le Fondazioni bancarie hanno dato all’economia cittadina negli ultimi venticinque anni.
Se è molto chiaro che le nostre banche contribuirono in modo importante alla rinascita della città più bombardata d’Italia, mi pare che i miliardi versati negli ultimi venticinque anni al territorio torinese e piemontese non abbiano influito molto sulla crescita dell’economia cittadina, che – com’è noto – da 25 anni cresce meno della media nazionale, con il conseguente aumento della povertà e dell’emarginazione, a partire dai quartieri periferici. Non a caso i nostri ultimi sindaci, molto osannati dalla stampa cittadina, da anni stanno scendendo nelle classifiche stilate dal Sole 24 Ore: Lo Russo è al 72° posto.
Certo, la Fondazione Cassa di Risparmio ha il merito della bellissima e importante ristrutturazione delle Ogr. Certo, le Fondazioni torinesi hanno contribuito al restauro e al recupero di importantissime opere architettoniche di grande valore storico e culturale. Però è indubbio che i 400 milioni annui versati al territorio torinese e piemontese – che valgono svariati miliardi di euro negli ultimi venticinque anni – non abbiano cambiato il corso del declino economico e sociale della nostra città. Mi spiace che questa analisi non l’abbia fatta il professor Garibaldi, che guida l’Alleanza per Torino e che sta lavorando per aiutare la riconferma dell’Amministrazione cittadina, la quale però, a quattro anni dalla sua elezione, non è riuscita a invertire il ciclo economico della città.
Così, i professori abituati a dare l’insufficienza agli allievi che non hanno studiato bene, da trent’anni sono molto benevoli con la sinistra che amministra Torino dal 1993. Non bastano le denunce degli ultimi due Arcivescovi sulla città divisa in due e sull’aumento del lavoro povero. Così come è incomprensibile l’appoggio di quella parte del mondo cattolico impegnato in politica che si è schierata in questi anni a favore di amministrazioni che hanno impoverito la città. Chissà quanto urlerebbe Don Bosco nel denunciare lo stato di Barriera e Aurora.
Con i soldi versati dalle Fondazioni al nostro territorio si sarebbero potute costruire altre due linee della metro, o una linea della metro e l’ampliamento della tangenziale torinese. Meno male che noi, con la grande manifestazione Sì Tav di piazza Castello, abbiamo salvato la Tav: l’opera che sicuramente rilancerà economia e lavoro a Torino, in Piemonte e in Val di Susa.



