Cambiare musica a Torino
Mino Giachino 08:33 Sabato 26 Luglio 2025 0
Caro Direttore,
le gravi difficoltà dell’amministrazione milanese ringalluzziscono il nostro sindaco Lo Russo, la cui amministrazione non sta affatto brillando, tanto è vero che nei sondaggi del nostro quotidiano economico è scivolato via via al 72º posto. Ma tant’è.
Così, presentando un progetto di abbellimento di una parte della Barriera di Milano, ha prontamente sminuito l’amministrazione di sinistra meneghina, contrapponendole i fasti dell’amministrazione torinese. Torino sarebbe una “Città Vera”, mentre Milano sarebbe solo una “Città vetrina”.
Che Torino sia una Città Vera lo deve a Cavour e al Risorgimento, che, avendo unito l’Italia, la fecero diventare la prima Capitale del nostro Paese. Torino è una Città Vera perché, grazie a Valletta, a tanti imprenditori e ai suoi grandi sindaci, Peyron e Grosso, ha saputo riprendersi dopo essere uscita dalla guerra come la città più bombardata, con le linee ferroviarie interrotte, riuscendo a integrare e dare lavoro a centinaia di migliaia di persone provenienti dal Piemonte, dal Veneto, dall’Emilia e dal Sud.
Ma Torino, caro Sindaco, da venticinque anni cresce meno della media nazionale e non ha saputo difendere la sua grande azienda, illudendosi che ci fossero altri modi per continuare a crescere. Mentre Torino cresce meno della media nazionale, Milano, invece, ha trainato e traina l’economia del Paese. Che poi le ultime amministrazioni milanesi abbiano puntato più sui redditi alti, rendendola difficilmente vivibile non solo per le classi popolari ma anche per il ceto medio, è grave, ed è ancor più grave che questo sia il risultato di amministrazioni di sinistra.
Milano, però, ha cinque linee di metropolitana, due aeroporti e, grazie ai trafori svizzeri (dove non ci sono i No Tav), è ben collegata con l’Italia e l’Europa tramite la rete ferroviaria. Tra le 44 aree metropolitane europee con oltre 1,5 milioni di abitanti, Milano è 23ª e Torino solo 41ª.
Con i problemi di sicurezza che abbiamo, con due Arcivescovi che denunciano una città spaccata in due – da una parte la metà della città che sta bene e, dall’altra, la metà che sta male – la città capitale della cassa integrazione e del lavoro povero, non mi sarei mai aspettato che il sindaco di Torino diventasse, per un giorno, “bauscia”.
I ritardi nella realizzazione della Tav e il fatto che neanche l’invito del Cardinale abbia smosso i grandi capitalisti torinesi a investire su Torino rinviano ancora di anni il rilancio economico e sociale della città.
E lo dico chiaramente: se si vuole sperare di riuscire a rilanciare la città, questa volta un’Alleanza per Torino deve guardare al centrodestra e recuperare lo spirito dei grandi sindaci Dc del dopoguerra, sperando che il nostro sistema bancario sia molto più incisivo e aperto alle aziende. Perché la contraddizione tra una città con tanti capitali privati, con banche che fanno grandi utili, e una città che ha una bassissima crescita economica, tanta povertà e tanta insicurezza, non può durare.
Ecco perché bisogna lavorare per cambiare musica in Comune, chiedendo alla Regione un forte rilancio programmatico: non si può continuare a “scivolare” sui problemi.
Usiamo agosto per ristudiare Cavour e De Gasperi, oltre ai grandi sindaci torinesi, dal marchese Luserna di Rorà a Peyron e al professor Grosso, che seppero fare la differenza.



