La fine degli Stati Uniti d'Europa (in Piemonte) 

Quella che doveva essere l’alba federalista si è trasformata in una tragicommedia piemontese. La lista Stati Uniti d’Europa in Piemonte, che univa Italia Viva, +Europa, LibDem e il Partito Socialista Italiano, è finita come una recita di fine anno: tra genitori commossi e sedie vuote. Partita male, anzi malissimo: un misero 2,43 per cento, nonostante lo sforzo simbolico di candidare, e far eleggere, una neocatecumenale incinta al nono mese come Vittoria Nallo. Eppure, era nata come estensione naturale della lista nazionale omonima, quella affondata alle Europee sotto il peso del 4 per cento mai raggiunto. Lo schianto era prevedibile.

Dopo poco il LibDem si è già sfilato con discrezione e ha abbracciato il progetto liberaldemocratico di Luigi Marattin. Fine dei giochi anche per l’allargamento: a oggi restano solo Italia Viva, +Europa e il Psi a contendersi le ceneri. Poi è arrivato l’8-9 giugno, e i referendum della Cgil hanno fatto esplodere anche le contraddizioni ideologiche: +Europa e Italia Viva per il No, il Psi per il Sì. Insomma, una lista unita sulla carta, divisa su tutto il resto, soprattutto sul lavoro. E il colpo di grazia arriva da Moncalieri: lì dove Italia Viva sente odore di forza, abbandona il progetto comune e decide di correre da sola. Quando sono forti, pretendono l’autosufficienza. Quando sono deboli, cercano gli altri.

Nel frattempo, +Europa perde pezzi: il coordinatore regionale Flavio Martino è decaduto dopo il congresso e nessuno lo ha sostituito. E mentre il tema del fine vita scalda il dibattito civile, l’unica eletta, Vittoria Nallo, mantiene un silenzio monacale. Troppa prudenza per un simbolo che voleva cambiare il Piemonte, l’Italia e persino l’Europa. Morale della favola? Gli Stati Uniti d’Europa non sono mai arrivati. Almeno non in Piemonte.

print_icon