Cittadini bancomat a quattro ruote
Lucrezio Depiciis 10:11 Giovedì 21 Agosto 2025 0
Gentile Direttore,
i dati pubblicati sul vostro giornale il 20 agosto parlano chiaro: nel 2024 gli italiani hanno versato oltre 2 miliardi di euro in sanzioni stradali. A Torino, ogni cittadino ha pagato in media 73 euro. A Milano 149. A Roma 61. E in cima alla classifica pro-capite troviamo un borgo dolomitico dove ogni abitante ha “contribuito” con oltre 2.000 euro.
Ora, mi chiedo: davvero siamo diventati tutti improvvisamente indisciplinati? Oppure qualcosa non torna nel modo in cui è gestita o sorvegliata la circolazione?
Il Codice della strada dovrebbe essere uno strumento di sicurezza, non un meccanismo di prelievo fiscale mascherato. Eppure, la crescita esponenziale degli incassi da multe fa pensare a un sistema più punitivo che educativo. Dove la segnaletica è spesso ambigua, i limiti di velocità incoerenti, e gli autovelox sembrano piazzati più per fare cassa che per prevenire incidenti.
Nel frattempo, l’automobile resta insostituibile per milioni di cittadini. È tassata in ogni forma: bollo, accise, parcheggi, pedaggi. E ora anche le multe sono diventate una voce strutturale nei bilanci comunali. Come se la mobilità fosse un privilegio da scoraggiare, anziché un diritto da garantire.
Ma il confronto con l’Europa è ancora più inquietante. In Germania, una violazione standard costa circa 70 euro, in Francia 90. Da noi, 143 euro. E mentre nei Paesi nordici le multe sono proporzionate al reddito, in Italia il sistema è rigido e indifferente alle condizioni economiche del cittadino. Un modello che punisce senza distinguere, che non educa ma esaspera.
A questo si aggiunge un dato poco discusso: nel 2024, le forze di controllo che hanno maggiormente sanzionato sono state le polizie locali, responsabili della maggior parte delle contravvenzioni nei centri urbani. Seguono le pattuglie della Polizia Stradale. Quindi siamo terroristi della strada solo nei centri urbani? Diventiamo buoni osservatori del codice (con tutte le dovute eccezioni) sulle strade pattugliate dalla polizia di stato? O circolare nei centri urbani è diventato impossibile per la presenza di sceriffi elettronici allocati in punti tranello? Ma attenzione: molti di questi occhi elettronici non sono gestiti direttamente dagli enti pubblici, bensì da società esterne che, in base ai contratti di concessione, possono incassare una percentuale sulle sanzioni riscosse. In alcuni casi, questa percentuale può arrivare fino al 30% del valore della multa, incentivando un modello che premia la quantità di infrazioni rilevate più che la qualità del controllo. Vista la possibilità di mietitura sorgono poi le polizie provinciali che ad Asti capitalizzano in modo significativo. Ma le province non sono state, almeno al momento, abolite?
Ma che senso educativo può avere questa forma di fiscalità occulta!
A questo punto, serve una riflessione seria. Serve trasparenza. Serve una politica della mobilità che metta al centro il cittadino, non il bilancio. E serve anche qualcosa di nuovo: un movimento civico, apartitico, che raccolga le segnalazioni dei cittadini, denunci gli abusi, renda pubblici gli autovelox-tranello e costringa le amministrazioni deviate a rispondere anche penalmente sul mal tolto. Certe amministrazioni meritano una vera e propria gogna pubblica digitale, dove la trasparenza diventi difesa e la denuncia diventi partecipazione.
E per chi pensa che tutto questo sia solo fastidio da automobilisti, ecco un dato che dovrebbe far riflettere: secondo le tabelle Aci 2025, il costo medio per chilometro percorso da un’auto in Italia – considerando ammortamento, carburante, bollo, manutenzione e sanzioni – si aggira tra 0,42 e 0,58 euro/km, a seconda della motorizzazione A. In pratica, ogni 10 km percorsi, un automobilista spende tra 4 e 6 euro. E una parte di questa cifra non è per muoversi, ma per essere punito. In questo modo non si favorisce l'economia e nemmeno il turismo.
Perché la strada non può essere il luogo di strage ma nemmeno diventare un campo minato fiscale. E il cittadino non può essere trattato come un bancomat su ruote. Se non si cambia rotta, la prossima infrazione non sarà solo una multa: sarà il segnale che lo Stato ha smesso di ascoltare chi guida. E allora, sarà il cittadino a cambiare corsia.
Scrivo questo disappunto col piacere di non aver ricevuto nemmeno una sanzione stradale in tutto il 2024.


