Ritrovare l'anima della politica
Mino Giachino 09:08 Sabato 23 Agosto 2025 0
Alla Messa in ricordo della scomparsa di Alcide De Gasperi è stato forte l’invito del cardinale Baldassare Reina, Vicario del Santo Padre, a vivere gli indirizzi della dottrina sociale della Chiesa e della giustizia sociale. Un invito che ha riportato la mia attenzione sulla qualità dell’azione politica e dei governi, che negli anni hanno dato risultati molto diversi.
Negli anni della forte crescita economica del Paese le diseguaglianze diminuirono perché i ceti medi e popolari migliorarono gradualmente ma nettamente la loro condizione. Al contrario, negli ultimi venticinque anni la bassa crescita economica ha aumentato notevolmente le diseguaglianze, al punto che ormai da più di dieci anni si parla delle due città: quella che sta bene e quella che sta male. Qualche politico piddino si urtò per la denuncia dell’allora Arcivescovo Cesare Nosiglia.
Ecco perché si ripensa alla Dc e ai suoi governi. Quanto manca oggi un Fanfani che, con il Piano Casa, diede una risposta all’esigenza di abitazioni come mai più si è vista? Quanto manca oggi un Ministro delle Finanze come Vanoni e il suo “fisco umano”? Quanto manca oggi un Donat-Cattin che, nell’autunno del 1969, mise fine ai bassi salari? Quanto manca la competenza e l’efficienza nel costruire le infrastrutture necessarie per lo sviluppo? Otto anni per costruire l’Autostrada del Sole, meno ancora per il Traforo del Bianco, e oggi siamo a più di vent’anni di lavori in corso per la Tav, decine di anni per la Asti-Cuneo! Certo, la qualità dei governanti era superiore, ma questo non basta a spiegare la grande differenza nei risultati dell’azione di governo. Sembra che nessuno capisca che il ritardo nelle opere significa rinviare le ricadute positive sull’economia e sul lavoro.
Allora la politica aveva un’anima, cioè una sensibilità umana che nasceva dalla grande consapevolezza di come stavano gli italiani, soprattutto quelli nelle condizioni più umili. Senza una forte sensibilità umana non c’è una forte sensibilità politica che faccia proprie le condizioni di vita della gente e delle aziende, trasformandosi in una spinta concreta a fare le cose, perché facendo le cose la vita cambia per la gente e per le aziende. Per Benedetto Croce l’onestà in politica significava essere capaci di fare le cose. Oggi si fanno tante conferenze stampa, tante interviste sui social, ma l’efficienza è diminuita drasticamente.
Nei cattolici impegnati in politica quella sensibilità umana era fortissima, derivava dal richiamo del Vangelo alla giustizia sociale. Ma oggi, come ha detto il mio amico Pierluigi Castagnetti, nel Pd della Schlein i cattolici non hanno voce. Così si parla di diritti civili ma non del diritto al lavoro. Gli appelli del Censis, l’Istituto che più studia gli effetti delle politiche governative sulla gente, non vengono più ascoltati. Io sento come mie le difficoltà della gente, di quelli che hanno un lavoro a tempo parziale e poco pagato. Ma la politica di oggi non sente come proprie le preoccupazioni della metà della città che sta male.
Così Lo Russo rientra dalle ferie e va nelle bocciofile delle zone centrali, ma non in Barriera, dove non vai a ballare il liscio: lì ti scontri con il degrado, la mancanza di lavoro e i bassi incassi del commercio. Lo Russo pensa a come fare per vincere le prossime elezioni amministrative e non valuta che metà della gente che, quando venne eletto, stava male oggi sta peggio.
Noi invece dobbiamo pensare a ridare un’anima e una nuova sensibilità alla politica torinese per rilanciare l’economia, sapendo che rilanciando l’economia rilanciamo il lavoro: un lavoro serio che consenta una vita dignitosa per la famiglia e per i figli.
Ecco perché Torino deve migliorare moltissimo i collegamenti internazionali – dalla Tav all’aeroporto alla tangenziale – deve migliorare molto la qualità della sanità e difendere con maggiore forza la sua industria, sapendo che il valore aggiunto che dà l’industria è tre volte quello del turismo, come ci ha ricordato il direttore del Centro Einaudi, Beppe Russo. Così come dobbiamo studiare un Piano per le Periferie, del tutto dimenticate in questi anni. Ma per fare questo la politica deve recuperare l’anima e buttare nel cestino il cinismo imperante.



