Infrastrutture, cornuti e mazziati
Mino Giachino* 15:20 Sabato 30 Agosto 2025 0
Lunedì, le decine di migliaia di frequentatori della Tangenziale di Torino vedranno aumentare notevolmente i problemi che già quotidianamente sopportano a causa della mancanza della Tangenziale Est. I migliori governanti e amministratori pubblici si riconoscono dalla capacità di vedere prima degli altri il futuro di una città o di un Paese.
Se Cavour seppe intuire, due secoli fa, la necessità di collegamenti internazionali, in tempi più vicini sembra invece che una cataratta sia calata sugli occhi di assessori e ministri alle Infrastrutture. Negli anni ’80, quando si stava costruendo la Tangenziale, il Pci attaccò il geometra Giuseppe Botta – già assessore ai Trasporti della Provincia e poi grande presidente della Commissione Lavori Pubblici della Camera – perché giudicava esagerate le tre corsie previste per la Tangenziale di Torino. Già nel 1975 Diego Novelli vinse le elezioni con un manifesto “No alle grandi opere”, che comprendeva anche la Linea 1 della metro e l’autostrada per Bardonecchia.
Non avendo mai completato l’anello della Tangenziale di Torino, da anni in alcune ore della giornata si registrano code mostruose, al mattino e alla sera, con gravi danni per pendolari e aziende. Il Traforo del Bianco, realizzato in tempi record, venne inaugurato nel 1965. Era evidente, dunque, che nel 2015 sarebbe stato necessario procedere a manutenzioni straordinarie e persino pensare a un raddoppio.
Verso la Francia ogni anno transitano ben tre milioni di tir che si ripartiscono tra Ventimiglia, il Frejus, il Bianco e la vecchia ferrovia di Cavour con il Traforo di Bardonecchia a 1300 metri di altezza. Per ridurre inquinamento, congestione e incidenti stradali, già nel 1994 l’Europa decise la creazione di una nuova rete di trasporti su rotaia, tra cui il Corridoio Mediterraneo che dal sud della Spagna arriva fino a Kiev passando da Lione, Torino, Milano, Brescia, Verona, Venezia e Trieste. Con questa linea, l’Europa puntava a trasferire dapprima il 30% e poi il 50% del traffico merci e passeggeri dalla strada alla rotaia: un cambiamento epocale che avrebbe ridotto sensibilmente l’inquinamento, causa della morte anticipata di decine di migliaia di cittadini.
Le opposizioni alla Tav, che durano ormai da vent’anni, hanno ritardato l’opera, la cui conclusione è prevista non prima del 2034. Così, per i prossimi 18 anni, avremo la chiusura del Traforo del Bianco dal 1° settembre al 10 dicembre, con lo spostamento di 700.000 tir dal Bianco al Frejus e relativo sovraccarico della Tangenziale di Torino e dell’autostrada per il Frejus. Il sistema economico e trasportistico del Nord Ovest continuerà quindi a pagare un caro prezzo all’incapacità previsionale di tecnici e politici e alla protesta dei No Tav. E pensare che gli scambi commerciali verso la Francia segnano un attivo di circa 20 miliardi di euro a nostro favore: un punto di pil, più di quanto l’economia italiana sia cresciuta negli ultimi anni e ben di più rispetto alla crescita annua dell’economia torinese e piemontese.
Cornuti e mazziati, si potrebbe dire. Ma i partiti e le varie associazioni, quando ci sono le elezioni, pensano a tutto tranne che a far eleggere esperti e competenti in sanità e trasporti, i due settori più importanti. I giornali, dal canto loro, si guardano bene dal valutare l’esperienza e la competenza dei candidati. Così, chi dispone dei mezzi maggiori campeggia sui manifesti e chi è molto conosciuto in una comunità di almeno diecimila abitanti ha gioco facile a farsi eleggere.
Non parlo della sanità, di cui non sono competente, ma in materia di trasporti, viabilità e collegamenti internazionali Torino e il Piemonte sono messi proprio male. Da anni, ogni notte, le autostrade per la Liguria sono chiuse al traffico; il Tenda ha riaperto da poco e con orari da economia di guerra; dell’Asti-Cuneo non parlo per rispetto dei cuneesi.
Eppure, per rilanciare economia e lavoro avremmo bisogno di autostrade efficienti e della Tav. Invece, per quest’ultima, dobbiamo aspettare altri nove anni. A sinistra, invece di chiedere scusa per i gravi ritardi, ci si limita a parlarne al Festival de l’Unità, a Livorno però.
Meno male che quando la follia grillina – con cui oggi la Schlein vuole allearsi – proponeva di rinunciare alla Tav, avemmo il coraggio di organizzare una grande manifestazione in piazza Castello contro la decrescita. Ma l’incompetenza nei trasporti, oltre a frenare la crescita economica, aumenta le diseguaglianze e prolunga le pesanti difficoltà della mobilità quotidiana.
*Mino Giachino, Sì Tav Sì Lavoro



