Cattedre con l'algoritmo
Andrea Pascali 08:24 Lunedì 01 Settembre 2025 0
Eccoci di nuovo, all’inizio dell’anno scolastico, di fronte al disastro delle assegnazioni di cattedra a tempo determinato operate dal fallimentare algoritmo per le Gps (Graduatorie Provinciali per le Supplenze). Perché “disastro” e perché “fallimentare”?
“Disastro” in riferimento alla situazione oggettiva che la procedura genera, “fallimentare” in riferimento all’intento dell’Amministrazione, assolutamente fallito, di razionalizzare assegnazioni e tutela dei diritti di famiglie e professori.
Vediamo la cosa oggettivamente, prendendo ad esempio la classe di Concorso A018-Filosofia e Scienze Umane nella Scuola superiore. Il primo bollettino (30 agosto) distribuisce 37 cattedre su tutta la provincia di Torino, di cui nessuna fino al 31 agosto, meno di dieci al 30 giugno e più di venti in forma di spezzone, di otto o dodici ore. Questo insieme di cattedre viene assegnato ai più alti in grado, diciamo così, cioè agli appartenenti alla prima fascia delle graduatorie, ormai tutti abilitati dopo un corso obbligatorio, costosissimo (minimo 2500 euro) e inutile, visto che la precarietà aumenta invece che diminuire. Docenti con dieci anni di servizio, punteggio altissimo e abilitazione, costretti, in 22 su 37, dunque in percentuale di due terzi almeno, ad uno spezzone di otto ore, con cui dovrebbero mantenere, vista la loro età, famiglia e figli, probabilmente grandi. Questa la situazione per i più alti in grado: dunque, immaginiamoci cosa accade a chi viene dopo, ha meno anni di servizio, meno esperienza, meno punteggio. Non avranno cattedre affatto, o solo pochissimi spezzoni e di risulta, chissà dove: non è possibile che l’algoritmo sia meno conseguente di un bimbo di 10 anni, lui perfettamente in grado di derivare questa conseguenza. E invece no.
A mano a mano che il secondo e poi il terzo bollettino viene fatto “girare” dall’algoritmo, escono molte cattedre che nel primo non c’erano, e vengono assegnate a chi ha punteggio inferiore, e poi sempre più giù, fino al paradosso di docenti con poca o nulla esperienza e senza famiglia a cui badare e senza nemmeno aver deciso di voler fare i Professori, che ricevono, magari a metà settembre, cattedre al 31 agosto, con le ferie pagate, mentre il collega cinquantenne si sbatte in macchina per farsi un servizio di otto ore chissà dove e va a consegnare pizze la sera per integrare uno stipendio che, già di suo, è una vergogna italiana in Europa. Tutto ciò va avanti da almeno cinque anni, senza che nessuno riesca a fermarlo. Perché?
E così veniamo all’aspetto soggettivo, all’intenzione del Ministero di razionalizzare la procedura di nomina tutelando i diritti, obiettivo del tutto mancato. Si tratta di uno spot elettorale che usa e abusa dell’ossessione formale del “Concorzo”… perdonate… del Concorso pubblico. Tutti in cattedra dal primo settembre e in ruolo solo col concorso, ma non per titoli e servizi, come si usa invece nel punto apicale della filiera italiana dell’Istruzione, cioè all’Università, ma secondo modalità burocratiche e nozionali invece, che trasformano in un terno al lotto la procedura selettiva, premiano chi ingoia più nozioni a memoria e non ha esperienza alcuna della scuola, mettendo in ruolo ventisettenni che facevano lavoretti part time e appena laureati, al posto di professionisti che a scuola vivono e lavorano da dieci anni e oltre.
Ecco il punto centrale. Per uno spot pubblicitario elettorale, che fa comodo al Ministero dell’Economia di turno, visto che i precari continuano ad essere oltre duecentomila e muta solo l’età e la preparazione reale di chi copre supplenze al 31 agosto, per un atto di propaganda, cioè, che nasconde tagli reali alla spesa per l’istruzione, si priva di qualsiasi valore il servizio svolto, precludendo l’assunzione in ruolo dei precari con anni e anni di servizio, e si assegnano le cattedre in modo folle, consentendo all’algoritmo di “girare” solo in una direzione. Quando cioè, dopo il primo turno, le cattedre rifiutate (molte moltissime) ritornano in circolo, la macchina continua ad assegnarle solo dall’ultimo punteggio a cui era arrivata nel giro precedente, non rispettando affatto il diritto di scelta in base al punteggio. Primo giro, 37 cattedre; ma non è vero, perché dopo qualche giorno le rinunce sono moltissime (ingressi in ruolo, trasferimenti in altre regioni, emigrazione all’estero… di tutto), e le cattedre cominciano a ri-comparire, magari proprio quelle scelte dal candidato nella sua domanda. Siccome, però, il punteggio di questi è stato superato, la macchina procede da lì in giù, cominciando ad assegnarle a docenti con meno punti mentre i più alti in grado osservano attoniti questo decorso, costretti ad otto ore in montagna mentre la cattedra piena da loro scelta in città viene assegnata a chi ha la metà del proprio punteggio, della propria esperienza e della propria età.
Ecco la follia dell’algoritmo. Le convocazioni in presenza facevano sì realizzare l’organico di fatto magari a metà settembre, ma tutti coloro che erano in cattedra lo erano in base al rispetto della loro precedenza nella scelta. Si attendeva cioè, semplicemente, che dopo le convocazioni di prima Fascia arrivassero le rinunce (vi erano 8 gg di tempo), si ricostruiva l’insieme concreto e reale delle cattedre da rimettere a bando, e si convocava la seconda fascia, che operava liberamente la propria scelta sulle cattedre realmente disponibili; e non esisteva in generale, in assoluto, che chi aveva meno punteggio di te potesse scegliere prima di te… ecco. L’algoritmo non torna indietro: si dovrebbe dire che è spietato ma è solo stupido, anzi nemmeno: le persone che lo programmano piuttosto, lo sono, ma non è neanche così. La stupidità serve, in questo come in molti altri casi, soltanto a coprire interessi economici ed elettorali sulle spalle del lavoro e dei suoi diritti.



