Sanità, risposte non celebrazioni

Sono un cittadino piemontese e scrivo con crescente disorientamento. Non ho tessere in tasca. Ma ho occhi per leggere e orecchie per ascoltare. E ciò che vedo e sento mi lascia esterrefatto. Negli ultimi giorni, la stampa ha celebrato Livio Tranchida come il “salvatore” della sanità piemontese. Un manager talmente brillante da essere nominato contemporaneamente alla guida delle Molinette e dell’ospedale di Cuneo. Un doppio incarico che, secondo alcuni, rappresenterebbe il coronamento di una carriera esemplare. Ma mentre si osanna il manager, emergono fatti che definire inquietanti è un eufemismo.

Prenotazioni fittizie, esami fissati a mezzanotte, appuntamenti “fantasma” creati per far quadrare i numeri. Tutto questo accade proprio a Cuneo, il “modello” tanto decantato da anni da Cirio, Icardi e Riboldi. E allora mi chiedo: qual è il vero ruolo di questi nomi? Garanti di trasparenza o semplici comparse in una messinscena?

La sensazione è che certi direttori generali somiglino più ai prestigiatori di Porta Palazzo, esperti nel gioco delle tre carte, che si muovono con il loro gruppo di accoliti per confondere lo sprovveduto passante, piuttosto che a veri amministratori pubblici. E in questo gioco, il cittadino è sempre il passante.

Cosa ci si può ragionevolmente attendere da un dirigente che, su diktat assessorile, si appresta a firmare il bilancio delle Molinette in dieci giorni?  Ahimè, quando sarà presentato quel bilancio, chi potrà crederci davvero? Il vezzo di ricorrere a metodi “creativi” ricorda tristemente la celebre “finanza creativa” dell’ex ministro Giulio Tremonti, accusato nei primi anni 2000 di aver trasmesso all’Unione Europea dati alterati, sottostimando il deficit e mascherando il reale stato dei conti pubblici. Se questo è il modello, non stupisce che la fiducia dei cittadini sia ai minimi storici.

Pareva persino che regioni vicine ambissero a “rubarcelo”, questo manager. Secondo Lo Spiffero, la Liguria aveva valutato di affidargli la direzione di Liguria Salute. Ebbene, da piemontese, se la Liguria fosse ancora interessata, glielo cediamo volentieri. E non solo lui: a corredo, offriamo l’intero gruppo dei nostri amministratori regionali, accuratamente selezionati. Li accompagniamo con un bel pulmino, come si faceva un tempo con la sposa e il suo corredo: lenzuola ricamate, stoviglie, mobili e tutto il necessario. E sia chiaro: non vogliamo indietro nemmeno il pulmino.

E anche se qualcuno oggi volesse chiamarsi fuori, sostenendo di non aver impartito direttamente le “dritte” operative, resta una responsabilità gravissima: quella di non aver vigilato su una questione tanto delicata e sotto attenzione nazionale quale la riduzione delle liste d’attesa. Non si può essere complici per omissione. Non quando si parla di salute pubblica.

Tutto questo accade mentre la sanità piemontese versa in condizioni economiche critiche. Secondo la Corte dei Conti, il disavanzo complessivo della Regione Piemonte ammonta a 4,9 miliardi di euro, con una perdita di 129 milioni nel comparto sanitario. E secondo Nurse Times, il disavanzo sanitario specifico per il 2025 è stimato in 720 milioni di euro, ben oltre la soglia che potrebbe far scattare un commissariamento.

Alla luce di questi dati, mi chiedo: dov’è il Ministero della Salute? Intende davvero restare spettatore mentre si celebrano successi inesistenti e si falsano i dati? In un contesto di bilancio non certificato e disavanzo strutturale, mi aspetto un’immediata ispezione ministeriale e, se necessario, il commissariamento della sanità piemontese. Non per punire, ma per ripristinare legalità e, soprattutto, fiducia.

Nel frattempo, il Ministero continua a indicare il Piemonte come regione virtuosa per la riduzione delle liste d’attesa. Ma se i dati sono falsati, se gli appuntamenti sono fittizi, se le agende sono chiuse e le prestazioni rinviate oltre i limiti di legge, non viviamo più in una regione virtuosa, ma in una regione che ha smarrito il senso della responsabilità pubblica.

Aspetto risposte. Non comunicati. Non celebrazioni. Risposte.
Un cittadino disorientato, ma ancora vigile.
Grazie Direttore

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