Infermieri, basta con i piagnistei

Egregio direttore,
leggo sempre con interesse la sua testata e spesso mi capita di trovare articoli nei quali alcune sigle sindacali autonome degli infermieri pongono l’accento sulla grave carenza di professionisti in Italia. Da segretario generale Uil-Fpl mi preme però evidenziare un aspetto: Cisl, Nursing Up, Nursind, Fials, fino a poco tempo fa impegnate a mantenere il consenso o ad assecondare indirizzi di comodo, oggi non perdono occasione per denunciare una crisi che è invece il frutto di scelte stratificate e da loro sottoscritte ai tavoli Arab nazionali. Tavoli Aran che conosco molto bene, essendo il sottoscritto componente della delegazione trattante Uil-Fpl.

Gli infermieri mancano, ma la domanda vera è: perché? Siamo davvero sicuri che non ci siano abbastanza professionisti sul mercato? È vero che i dati delle università segnalano un calo drammatico delle iscrizioni, ma è altrettanto vero che il sistema sanitario non fa nulla per invertire la rotta. Il Governo, insieme a questi sindacati che a volte firmano i contratti e il giorno dopo li contestano senza vergogna, continua a proporre modelli contrattuali non innovativi, che spesso mortificano una delle professioni più centrali per la salute dei cittadini. E allora è necessario dirlo chiaramente: non bastano più gli slogan e i comunicati di protesta. Serve una politica sindacale e istituzionale capace di avanzare proposte concrete per salvaguardare e rilanciare il Servizio Sanitario Nazionale.

Per quanto riguarda il Piemonte, la Regione non può più limitarsi alle campagne mediatiche: deve assumersi fino in fondo la propria responsabilità. Alcune azioni, a nostro avviso, possono essere messe in campo da subito: politiche abitative e contributi per attrarre infermieri dal Sud Italia e dall’estero, le uniche aree da cui oggi arriva una risposta formativa significativa; incentivi economici per chi decide di restare in Piemonte almeno cinque anni senza cambiare azienda; inclusione del personale libero professionista nelle strutture pubbliche, con una retribuzione dignitosa; promozione di percorsi di formazione gratuiti per Oss; trasporti gratuiti da e per il luogo di lavoro, soprattutto nelle aree periferiche; welfare aziendale aggiuntivo, per sostenere chi lavora in condizioni più difficili.

Quanto all’attrattività della professione infermieristica, Uil-Fpl ritiene imprescindibili alcuni interventi strutturali: aumento significativo dei salari; defiscalizzazione del salario accessorio e degli aumenti contrattuali; abolizione del vincolo di esclusività; possibilità di mobilità, garantita però solo dopo un periodo minimo di permanenza in azienda; campagne di welfare aziendale che migliorino la salute, il benessere e l’armonia dei gruppi di lavoro. Solo così si può passare dalle parole ai fatti.

I “piagnistei” che riempiono le pagine dei giornali non sono utili a nessuno. Serve invece la responsabilità di chi ha il coraggio di proporre soluzioni concrete.
Cordiali saluti

*Nazzareno Arigò, segretario generale Uil-Fpl Torino e Piemonte, delegato nazionale Aran per la Uil Fpl

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