Difendere le Atp non basta

Caro Direttore,
da giorni su ogni giornale, politici, manager, la signora che va al Caffè Baratti a mangiare i pasticcini come raccontava Guido Gozzano, tutti a chiedere che anche il prossimo quinquennio delle Atp Finals si tengano ancora nella sempre più bella e divisa in due Torino. Sono d’accordo anch’io che quando rientro da Genova, dove amministro da dieci anni un’azienda logistica globale, vedo più macchine su corso Galileo Ferraris o su corso Agnelli che in qualsiasi altra manifestazione. Per una pizza da Briatore l’unico posto alle 22.30, alberghi quasi pieni, unico neo chi arriva da fuori atterra quasi sempre a Milano come ha detto il direttore di uno dei più importanti alberghi cittadini.

Il più storico giornale torinese non ha neanche fatto caso alla bocciatura europea sull’economia piemontese e torinese che, e qui sta il punto, negli ultimi anni, compresi gli anni delle Atp, ha perso altri 3 punti di Pil pro capite rispetto alla media europea, aumentando la distanza tra la gente che riesce ad andare al PalaInalpi e chi in Barriera di Milano o in Aurora guarda le partite sulla rete nazionale…

Era già capitato alle Olimpiadi ma allora l’unico ad accorgersene fu il sottoscritto che, provenendo dalla scuola di Donat-Cattin, ho imparato a leggere bene i dati sul Pil, sul risparmio e sulla cassa integrazione… Nel 2006 se vai a vedere, come dissi nel 2009 alla Bresso e a Chiamparino, il Pil piemontese, nonostante le Olimpiadi invernali, era cresciuto come la media nazionale non come le regioni italiane più ricche.

Se Torino, dal sindaco al presidente della Regione, dai sindacati agli industriali, dai parlamentari ai consiglieri comunali, dalle associazioni di categoria ai parroci, avesse difeso il settore auto come stiamo difendendo le Atp Finals oggi la nostra economia sarebbe più florida, la metà della città che sta meno bene e che non ha neanche l’onore di essere illuminata dalle Luci di Natale starebbe meglio e una parte dei giovani che vengono a studiare a Torino potrebbe rimanere in città a lavorare nelle 700 aziende piemontesi legate al settore auto.

Ne ho avuto conferma ieri sera alle 20 parlando con un giovane veneto laureato in informatica che da mesi si è trasferito a Torino perché ha trovato lavoro in un’azienda importante come la Reply. Sono le aziende che vanno bene che attraggono giovani di qualità nella nostra città, ragazzi che vengono qui e magari mettono su famiglia e fanno figli in una delle città più vecchie del Paese. Invece tre anni fa torinesi importanti, vicini all’amministrazione, hanno sostenuto in Europa una delibera che ha messo in ginocchio il settore che ha reso capitale la nostra Torino. E per fortuna noi Sì Tav abbiamo salvato l’opera che ci collegherà per sempre meglio e velocemente con il mercato mondiale.

Grazie dell’attenzione

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