Lo Russo "incomprensibile"

Egregio Direttore,
mi permetto di scriverle in merito alla recente vicenda dello sgombero del centro sociale Askatasuna a Torino, un episodio che evidenzia una gestione quantomeno discutibile da parte del sindaco Stefano Lo Russo. Quello che stupisce non è tanto l'intervento delle forze dell’ordine, quanto il modo in cui il primo cittadino ha scelto di affrontare la questione, focalizzandosi su aspetti secondari anziché sul cuore del problema.

Per anni, questo centro è stato crogiolo di attività che hanno alimentato tensioni sociali, con episodi di aggressioni e danneggiamenti che hanno coinvolto istituzioni e privati cittadini. Ricordiamo, ad esempio, gli attacchi a sedi industriali, eventi culturali e persino redazioni giornalistiche, culminati in slogan minacciosi e azioni di gruppo. Nonostante una storia di condanne per reati gravi come resistenza, danneggiamento e altro, il Comune ha optato per un accordo che mirava a “normalizzare” la situazione, presentando il centro come un elemento positivo per la comunità.

Eppure, il sindaco ha deciso di revocare questo patto non per le responsabilità evidenti in quegli atti di disordine pubblico, che ha liquidato come questioni personali da verificare, ma per una violazione minore legata all’uso improprio degli spazi: alcuni individui trovati in aree dichiarate non agibili, inclusi animali domestici. È paradossale: una infrazione edilizia diventa motivo di rottura collettiva, mentre comportamenti aggressivi organizzati vengono derubricati a fatti isolati. Non si comprende questa disparità di trattamento, che sembra ignorare il pericolo reale per l’ordine pubblico e privilegiare formalità burocratiche.

In fondo, verrebbe da dire che gli occupanti hanno persino ragione nel contestare questa svolta improvvisa, dopo decenni di tolleranza che hanno permesso loro di radicarsi e influenzare generazioni con ideologie conflittuali. Torino, descritta da alcuni come polo di movimenti estremi, meriterebbe una leadership più decisa e coerente, non un approccio che oscilla tra dialogo e pusillanimità. Il sindaco Lo Russo, che si presenta come riformista, dovrebbe spiegare questa incoerenza, anziché limitarsi a rimpiangere un “percorso condiviso” che ha solo prolungato un’illegalità cronica.

Spero che questa riflessione possa stimolare un dibattito più ampio sulla sicurezza e sulla governance cittadina.

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