Qell'appeal cattolico smarrito

Caro Direttore,
è indubbio che l’apporto di una parte importante dei cattolici impegnati in politica – sia quelli che non votavano più la Dc, come una parte della Cisl o delle Acli, sia una parte di ex democristiani, dalla sinistra bodratiana e donat-cattiniana a molti ex dorotei, gli ex scalfariani, dal Sermig agli amici di don Ciotti – abbia consentito alla sinistra di governare Torino dal 1993 a oggi, salvo la parentesi grillina, e sia pertanto corresponsabile di tante scelte che hanno contribuito alla bassa crescita economica della città, all’aumento della precarietà e del lavoro povero, all’abbandono delle periferie denunciato dal cardinale Repole. Neanche la denuncia fortissima di monsignor Nosiglia, sulla metà della città che sta bene e non si accorge della metà che sta male, colpì più di tanto né chi stava dentro la Giunta comunale né chi la votava. Neanche essere considerati un bell'ornamento delle Giunte di sinistra toccò più di tanto la sensibilità. L’avversione verso Berlusconi e poi verso FdI era più forte di qualsiasi dato socioeconomico. Non so se la sostituzione alla Caritas del bravissimo Dovis con l’ex vicesindaco di Fassino faccia parte di questa logica, come ha detto lo Spiffero; ciò che rimane è la forte denuncia della Caritas sul forte aumento della povertà a Torino.

Gli errori strategici delle amministrazioni di sinistra, che non hanno difeso la Fiat come si sarebbe potuto (ad esempio mettendo la golden power), le forti contraddizioni del Pd con i sindaci No Tav della Val di Susa, l’aver pensato per lungo tempo che potessero bastare turismo ed eventi a risalire la china, non hanno dato i frutti sperati. Le cose nuove di questi anni – dall’Autorità dei Trasporti al Centro per l’IA sino ai fondi del Pnrr, tre elementi che hanno impedito una più forte recessione – non sono arrivate a Torino per merito del Pd. La grande lentezza nel progettare la linea 2 della metro o nel portare avanti i lavori della Tav vedono nel Pd gravi responsabilità. L’aeroporto è sempre tredicesimo tra gli aeroporti italiani.

La città, se vuole rilanciarsi, ha bisogno di una svolta economica e amministrativa; ma se il centrodestra vuole vincere, oltre a definire presto un forte programma di rilancio, deve migliorare il suo appeal col mondo cattolico torinese, che ha una radice fortissima nella storia dei santi sociali. C’è in città un’area politica ex Dc che arriva dal mondo cattolico, è stata formata alla scuola della Dottrina sociale della Chiesa e ha una forte sensibilità umana e politica verso i temi del lavoro, della salute, della sicurezza, tanto da averla portata a guidare la grande piazza dei Sì Tav. Un centro che, forte della battaglia per il rilancio economico da portare anche nelle periferie della città – cui non basta fare una marcia di tanti ragazzi torinesi e non per cambiare la situazione di degrado economico e sociale –, sarà molto presente nel confronto politico torinese, a partire da una discussione alla luce del sole sul Piano regolatore della città.

*Mino Giachino, responsabile torinese Udc

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