Scegliere (e votare) senza preconcetti
Alfredo Quazzo 11:34 Venerdì 02 Gennaio 2026 0
In questi giorni ho avuto più volte occasione di sentire promuovere il No nei confronti del referendum relativo alla divisione delle carriere dei magistrati, e il motivo che viene addotto è sempre “perché la magistratura perderebbe la sua indipendenza”. Ora, io ritengo che ognuno di noi debba, prima di andare alle urne, capire attentamente il significato di “separazione delle carriere”.
Essere magistrato è come dire lavorare nella pubblica amministrazione, al suo interno vi sono diversi mestieri ed ognuno con il proprio percorso carrieristico. Essere pubblico ministero significa avere capacità investigative nelle situazioni in cui si devono esibire prove per un reato commesso. Chi sceglie di diventare pubblico ministero deve avere attitudini al “sospetto”, deve essere in grado di raccogliere indizi e prove certe per poter formulare un’accusa senza dimenticare he l’indagato potrebbe avere prove contrarie che attestino la propria innocenza.
Molto diversa l’attività di un magistrato giudicante: il giudice. Il giudice non deve sospettare, né indagare e neppure formulare un’accusa. Il giudice deve, in un processo dialettico tra accusa e difesa, valutare le prove formulate sia dal pm sia dall’avvocato difensore e, alla fine, secondo legge, produrre una sentenza di assoluzione o di condanna. Quando un giudice assolve, significa che le prove o non sono sufficienti a condannare o sono determinanti per l’assoluzione. Essere giudice significa essere scevro da pregiudizi fino al momento in cui l’indagato risulti, “oltre ogni ragionevole dubbio”, colpevole.
Per alcuni pm, invece, il verdetto di assoluzione può rappresentare una sconfitta, un giudizio negativo sulla propria professionalità. Il pm, dopo aver maturato sospetti, svolto indagini, raccolto prove, formulato accuse di colpa, può considerare la sentenza di assoluzione come un voto negativo alle attività svolte! Psicologicamente, per molti pm, l’imputato è colpevole qualsiasi sia la decisione del giudice, altrimenti non si giustificherebbero i numerosi ricorsi d’appello mossi dai magistrati requirenti. Sono rare le ammissioni di “mea culpa” da parte di un pm! È difficile, dopo anni di indagini, ammettere non essere riuscito nel proprio intento!
In tutti i mestieri, quindi, le attitudini personali seguono cammini carrieristici separati e quando non succede si registrano sempre dei problemi. Perché la Giustizia dovrebbe essere diversa dagli altri ambiti lavorativi? Purtroppo, alcuni pubblici ministeri sono convinti che il modo di interpretare il loro ruolo alla “Tomás de Torquemada” (religioso spagnolo, primo grande inquisitore durante il periodo dell'Inquisizione spagnola), sia utile e decisivo al miglioramento della nostra società e continuano a praticare un forte “accanimento” giudiziario sugli indagati.
È conseguenza di questo stato di cose che l’amico Angelo Burzi, in un estremo atto di denuncia sulla iniquità del nostro sistema giudiziario, si è tolto la vita proprio la sera del 24 dicembre 2021. Quindi, quando andremo a votare: valutiamo attentamente che cosa significa “separazione delle carriere” analizzandone le implicazioni senza “retropensieri” e preconcetti.



