Il "mistero" degli intellos

La misteriosa essenza di Torino emerge ancora una volta nel fenomeno Askatasuna. Torino è una città "magica" per definizione – un po' farlocca, ma assai affascinante –, “falsa e cortese” per antica connotazione, industriale per eccellenza e famosa a livello internazionale per quasi un secolo. È stata la prima Capitale d’Italia, capperi! Qui vissero Cavour, Massimo d’Azeglio e tanti altri: dici poco? Città di geni assoluti come Riccardo Gualino, ma anche luogo di elezione per grandi santi sociali, come Giulia di Barolo, e per figure come Gobetti e Gramsci (che a Torino studiò e si formò)... Una città sobbollente, con un passato eruttivo potentissimo e strabordante, che rimane inspiegabilmente taciuto e soffocato nella sua potenza: un mistero!

Bene, in questa Torino così ricca di passato e di esperienze uniche e potentissime, oggi il tema dominante è quello di Askatasuna: un centro sociale nel quartiere di Vanchiglia, che esiste da circa 30 anni. Da sempre affianca lodevoli iniziative sociali per il quartiere a progetti di “rivoluzione tout court” contro la città: cortei con programmato sfascio di vetrine, lanci di bombe carta, pietre, petardi, distruzione di automobili... Il tutto in una sistematica strategia del “distruggere per distruggere” contro la città, il Governo, lo Stato e le forze dell’ordine, naturalmente tutte e implacabilmente etichettate come “fasciste”. Vabbè, i “movimenti” non ci sono sconosciuti: in mezzo ci si ficca di tutto, anarchici, nullafacenti, esaltati, studenti e giovani che bevono qualunque slogan, scatenando energie ribelli senza coscienza critica, in un mix esplosivo senza progetti e senza visioni. Distruggere per distruggere, e dietro ovviamente c'è chi fomenta questi movimenti tellurici.

La cosa più interessante è che in questa “strana” Torino le intellighenzie tutte si schierino pro-Askatasuna: Barbero, Revelli, d’Orsi, Canfora, credo Tomaso Montanari, e via in un continuum di storici, sociologi, intellettuali di grido, alcuni politici, alcuni giornalisti, gente dello spettacolo, complessi rock, pop e techno. Un turbine di invettive contro la chiusura di questo centro sociale, che abusivamente occupa uno stabile da 30 anni e da lì progetta sfascio e distruzione. Mah, Torino e i suoi “intellettuali” sono davvero una bizzarra realtà.

In un’Italia dove i grandi problemi sono la chiusura di tante attività industriali, la messa in cassa integrazione di migliaia di persone, l’immenso sforzo nel tentare di sostenere uno sviluppo funzionale alla crescita (anche se per fortuna abbiamo eccellenti attività tecnologiche d’avanguardia e straordinarie potenzialità nell’aerospazio), questi “intellettuali”, ripiegati sul loro narcisismo provinciale, tuonano ed esercitano le loro celluline grigie per difendere un fenomeno improduttivo, deleterio e marginale. Bah, che grande delusione! Certo, la storia di Torino e i suoi giganteschi protagonisti si rivolteranno nella tomba.

Grazie per l’attenzione

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