L'opposizione rilegga Gramsci

Secondo alcuni personaggi dell’opposizione, Giorgia Meloni è arrivata al potere bersagliando il rigore per poi dimostrarsi più rigorosa addirittura di Mario Monti. Erano tutti fermamente convinti che un Governo di destra avrebbe portato il Paese al default dei conti economici attraverso lo sperpero enorme di denaro pubblico, ma così non è stato e l’opposizione dovrebbe essere soddisfatta di questo cambio di rotta.

L’Italia ha ridotto il disavanzo pubblico (deficit) rispetto ai livelli di pochi anni fa: nel 2023 era oltre il 7% del PIL, nel 2024 è sceso al 3,4% e nel 2025 al 3%, consentendo all’Italia, già dal 2026, di uscire dalla procedura europea per deficit eccessivo. Non potendo strillare nelle pubbliche piazze che la Meloni è una “sperperatrice” di denaro pubblico, la si critica qualsiasi cosa faccia. Oggi, sempre secondo alcuni oppositori, in Italia siamo tutti più poveri e lo diventeremo sempre di più se continueremo a spendere i nostri soldi per aiutare uno Stato democratico a non soccombere all’invasione militare dell’autocrazia dittatoriale ed imperialista di Putin. Sarebbe meglio che la controfigura dell’Armata Rossa ricostruisse con la forza quello che fu l’Impero sovietico senza badare troppo al volere dei popoli oggi sovrani?

Per qualcuno sembra che il peccato originale dell’esecutivo in carica risieda nel fatto che la destra di governo è cresciuta alla scuola del grande imbonitore Silvio Berlusconi, il “piazzista” che ha creato un impero industriale, con un fatturato di circa 5 miliardi di euro e 20.000 dipendenti. Un imprenditore che si è occupato anche di politica fondando un partito con il quale è stato eletto in parlamento e nominato più volte presidente del Consiglio dei Ministri!

L’opposizione se vuole aspirare nuovamente a governare il Paese deve fare critiche circostanziate e fare programmi alternativi altrettanto circostanziati. Si possono e si devono criticare, anche aspramente, le politiche del governo in carica ma senza mai scivolare nel tifo da stadio. Antonio Gramsci, filosofo e fondatore del Manifesto, che dopo aver militato insieme a Mussolini nel partito socialista fondò il Partito Comunista d’Italia, era un sincero ed irriducibile avversario del regime fascista, ma era contrario ad un antifascismo passivo, elitario e non radicato nelle masse. Per lui l’antifascismo doveva essere attivo, popolare e rivoluzionario. Criticava in particolare l’atteggiamento di settori borghesi e parlamentari che rifiutavano il fascismo senza mobilitare le masse popolari. Gramsci riteneva che il fascismo si fosse imposto soprattutto perché la sinistra era divisa, non sapeva parlare alle masse popolari e non aveva costruito una vera egemonia alternativa. Gli anni sono passati ma, in un “eterno ritorno dell’uguale”, purtroppo, le opposizioni, di qualsiasi “colore politico”, sono rimaste le stesse, il loro motto è sempre “piove governo ladro!”.

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