Tra Sì e No cosa cambia
Alfredo Quazzo 09:46 Lunedì 23 Febbraio 2026 0
Il 2 gennaio lo Spiffero ha pubblicato “Scegliere e votare senza preconcetti”, un mio contributo sul tema del referendum relativo alla riforma della giustizia. Oggi ho deciso di tornare sull’argomento spinto dalla critica mossami da mia moglie: “interessante, ma non sono riuscita a comprendere, se dovesse vincere il sì, quali differenze operative si verificherebbero rispetto alla situazione attuale”. Tanto è bastato per indurmi a condividere le nuove regole per cercare di fare chiarezza tra tutti i commenti contrastanti, spesso troppo ideologici, che si sentono sui vari media.
Oggi tutti i magistrati appartengono a un unico ordine. Sebbene con alcuni limiti, è possibile passare dalla funzione di pubblico ministero (pm) a quella di giudice e viceversa. Con la riforma Nordio vengono istituite due carriere separate e non sarà più possibile cambiare ruolo durante tutta la vita professionale. Ma questo non è il nodo cruciale. Il grande cambiamento è la sostituzione dell’attuale Consiglio Superiore della Magistratura, unico per giudici e pm, con due Csm distinti, uno per la magistratura giudicante e uno per la magistratura requirente, entrambi presieduti dal Presidente della Repubblica. Entrambe saranno composte da membri che (esclusi quelli di diritto) non vengono più eletti ma estratti a sorte: 1/3 membri laici (estratti da un elenco di giuristi formato dal Parlamento) e 2/3 magistrati togati (estratti a sorte tra i magistrati della rispettiva carriera). La durata del mandato dei membri è 4 anni, senza possibilità di essere sorteggiati nuovamente subito dopo.
Come si può notare i procedimenti disciplinari non sono più in capo al Csm, essi passano ad un nuovo organo costituzionale: l’Alta Corte Disciplinare, esterna ai due Csm e dedicata a giudicare gli illeciti disciplinari esclusivamente dei magistrati. L’Alta Corte Disciplinare sarà indipendente, composto da 15 membri: 9 magistrati togati (6 magistrati giudicanti scelti per sorteggio tra magistrati con almeno 20 anni di esperienza e che abbiano svolto funzioni di legittimità, come ad esempio in Corte di Cassazione, e 3 magistrati requirenti anch’essi sorteggiati tra i pubblici ministeri con almeno 20 anni di esperienza e analoghe qualifiche) e 6 membri laici/esterni (3 nominati dal Presidente della Repubblica tra professori universitari in discipline giuridiche o avvocati con almeno 20 anni di esercizio professionale, e 3 estratti a sorte da un elenco, predisposto dal Parlamento in seduta comune, di giuristi, professori e avvocati con requisiti analoghi). Per rispecchiare la distribuzione dei magistrati giudicanti (circa 6.700) e requirenti (circa 2.250) e per garantire che l’organo di giudizio non sia sbilanciato verso la pubblica accusa, l’Alta Corte Disciplinare manterrà al suo interno la presenza di Giudici e PM con il rapporto 2 a 1. Il Presidente sarà eletto internamente tra i componenti laici (cioè i membri nominati dal Presidente della Repubblica e quelli estratti dal Parlamento) e la durata dell’incarico dei suoi membri sarà 4 anni e non sarà rinnovabile (come per i componenti dei nuovi Consigli superiori). L’Alta Corte funzionerà in due sezioni in modo tale da consentire ad un magistrato condannato in primo grado di impugnare la sentenza davanti a una diversa sezione composta da membri che non hanno partecipato al primo giudizio.
L’Alta Corte Disciplinare serve a giudicare i magistrati quando: violano doveri professionali, tengono comportamenti incompatibili con la funzione o commettono illeciti disciplinari (non penali). Le sanzioni disciplinari possono essere: ammonimento, censura, perdita di anzianità, sospensione o rimozione dall’ordine giudiziario. La grande differenza dall’attuale sistema è che, con l’Alta Corte, organo autonomo e specializzato, la disciplina viene separata dal governo della carriera per una maggiore imparzialità e minore autoreferenzialità. Attualmente il Csm, oltre a decidere sulle sanzioni disciplinari, gestisce carriere, nomine e trasferimenti: in pratica, oggi, chi governa la carriera, giudica i colleghi. L’istituzione dell’Alta Corte permette di sottrarre il giudizio disciplinare ai due nuovi Csm ed evitare che la carriera di un magistrato sia legata ai suoi procedimenti disciplinari.
In definitiva la riforma Nordio punta a rendere la responsabilità dei magistrati (sia giudici che pm) più concreta, agendo su diversi livelli:
1) Responsabilità Disciplinare: la costituzione dell’Alta Corte, come organo esterno ai Csm, con membri estratti a sorte, dovrebbe eliminare i timori dettati dai legami di “corrente” (vedi il caso Palamara) che oggi, nell’attuale Csm, inducono a critiche di indulgenze e favoritismi tra colleghi. In pratica si punta a sanzionare con più rigore i comportamenti scorretti (come l’uso improprio delle intercettazioni o le conferenze stampa spettacolari).
2) Valutazione della Professionalità: avendo introdotto (già con la riforma Cartabia e oggi confermata da Nordio) la presenza dei risultati delle indagini all’interno del fascicolo del magistrato sarà possibile responsabilizzare il pm rispetto alla qualità del proprio lavoro, evitando “indagini a strascico” che non reggono in tribunale. Insomma, se un pm collezionerà troppi procedimenti che finiscono in un nulla di fatto (assoluzioni o archiviazioni), ciò peserà sulla sua progressione di carriera.
Dopo la riforma il pm non rischia di più sul piano civile, ma rischia di più sulla carriera e sulla disciplina. Questa riforma costituzionale non consentirà di porre i pm sotto il controllo del Governo perché per sottoporre il pm all’esecutivo è necessario presentare una nuova riforma costituzionale e quindi un nuovo referendum. Altresì la riforma non inciderà sui tempi della giustizia perché questo non è l’obiettivo di chi l’ha promossa. Per migliorare l’iter burocratico dei processi e rendere più efficiente la giustizia non è necessaria una riforma costituzionale è sufficiente una riprogettazione efficiente ed efficace dei processi che attengono alle attività lavorative necessarie al funzionamento della macchina burocratica.
È importantissimo che l’Italia renda più celeri i processi, ma ricordiamoci che la sola celerità non garantisce una giustizia giusta. Durante la Rivoluzione Francese, così come nei regimi autoritari, i processi erano sommari, duravano pochissimo, si passava velocemente dall’accusa alla condanna, spesso di innocenti. La velocità è importante, ma ben più importante è la garanzia di un giusto processo! Ecco, a mio parere, questo è il vero obiettivo della riforma.



