L'occasione persa del Referendum
Alfredo Quazzo 11:19 Venerdì 20 Marzo 2026 0
Mario Barbato nel suo contributo “La meteora Meloni” sullo Spiffero scrive: “Giorgia Meloni (…) naviga in un mare in tempesta e non ha alcuna idea su come comportarsi, mentre i consensi elettorali cominciano a calare e il fronte dell’opposizione comincia ad avanzare”. L’Ipsos Doxa, una delle principali società al mondo di ricerche di mercato e sondaggi di opinione, il 5 marzo 2026 ha pubblicato: “Resta invariata la percezione dell’operato del governo e della Presidente del Consiglio. Attualmente, il gradimento per l’azione dell’esecutivo presenta un indice (calcolato come percentuale di giudizi positivi tra coloro che esprimono un'opinione, escludendo gli incerti) pari a 43%, identico al valore del mese scorso. Lo stesso vale per Giorgia Meloni, il cui indice si conferma a quota 44%, senza variazioni. Mentre sul fronte delle opposizioni il Pd mostra un rallentamento e si attesta al 20,7%, perdendo oltre un punto nell’ultimo mese. Il Movimento 5 Stelle è stabile al 13,4%”,
Continua Mario Barbato: “Il banco di prova (per la Meloni, ndr) è il referendum sulla riforma della giustizia che si terrà a fine marzo 2026. Un referendum (…) in un Paese che non ha mai dimenticato le tossine del fascismo potrebbe fare la differenza, portando il “No” a una vittoria schiacciante”.
Mi piace ricordare che, dopo la Grande Guerra, durante il Biennio Rosso (1919-1920), quando l’Italia era scossa da scioperi, occupazioni di fabbriche e di terre, Mussolini ottenne il sostegno della borghesia, degli agrari e degli industriali che temevano una rivoluzione comunista. Egli cavalcò il malcontento per i trattati di pace post-bellici (che non avevano dato all'Italia i territori promessi, come Fiume), intercettando il forte sentimento nazionalista e il risentimento dei reduci di guerra. Poiché i partiti tradizionali (Giolitti e i liberali) non riuscivano a formare governi stabili né a gestire le tensioni sociali, Mussolini si inserì in questo vuoto di potere, collaborando con i liberali. I partiti di sinistra (Socialisti e il neonato Partito Comunista), profondamente divisi, non riuscirono neppure a creare un fronte comune contro l'ascesa del fascismo.
In sintesi, Mussolini vinse perché offrì una risposta autoritaria e identitaria a una nazione esausta dalla crisi economica e dal disordine civile, godendo della complicità (o dell'inerzia) della monarchia e delle élite conservatrici. Anche per Antonio Gramsci, il padre del Partito Comunista Italiano, il fascismo vinse in Italia non come un semplice fenomeno reazionario improvviso, ma come risposta alla profonda crisi organica dello Stato liberale e al fallimento del biennio rosso. Fu il risultato della debolezza delle classi dirigenti tradizionali, incapaci di gestire le masse, e della capacità del fascismo di unire la violenza squadrista agraria e urbana con gli interessi della grande borghesia industriale, configurandosi come una rivoluzione passiva.
Mario Barbato, giustamente, asserisce che il tema posto dal quesito referendario sulla separazione delle carriere tra giudici e procuratori, sia di difficile comprensione alla grande parte dei cittadini. Chi non ha studiato giurisprudenza o non si è mai trovato di fronte a problemi giudiziari, può avere difficoltà a capirne la portata, ma è ingiustificabile che in uno Stato democratico la scuola non abbia fatto nulla per insegnare questi principi di base. E se la scuola è stata carente di insegnamenti, a rincarare la dose sono le forze politiche, e anche molti media, che si dimostrano poco interessati a “sfruttare” il referendum per fare informazione reale spiegando le ragioni del Si e del No su basi tecnico procedurali e non utilizzando metodi propri di una tifoseria da “stadio”.
Peccato! un’altra occasione persa! Ho il sospetto che la sommatoria di occasioni perse ci stiano condannando ad essere una democrazia dimezzata, perché se il popolo è “ignorante” non potremmo mai avere uno Stato in cui i cittadini sono consapevoli di quello che vogliono e conseguentemente in grado di deciderlo.



