Venaria tra i si dice e i si fa

In relazione all’articolo pubblicato dallo Spiffero il 15 marzo u.s., dal titolo “Punti Cardinali a Venaria”, contenente ricostruzioni e insinuazioni prive di fondamento, ritengo doveroso intervenire pubblicamente anzitutto a tutela della Fondazione e del lavoro che i suoi organi stanno svolgendo, ristabilendo la verità dei fatti.

Il testo diffuso si basa su una sequenza di supposizioni, “si dice”, “si sussurra” e presunti retroscena che nulla hanno a che vedere con il lavoro serio e trasparente svolto dal Consiglio di Amministrazione, dalla Commissione Valutatrice e dall’intera struttura della Fondazione.

Le procedure di selezione in corso sono state impostate e si stanno svolgendo nel pieno rispetto delle regole, delle competenze e dell’autonomia degli organi preposti.

La Commissione Valutatrice è composta da professionisti di comprovata integrità e autonomia, che garantiscono una selezione fondata esclusivamente sul merito dei candidati. Qualunque insinuazione su esiti già predeterminati è quindi priva di fondamento.

È singolare che proprio questo bando, gestito con criteri di piena trasparenza, pubblicato per quaranta giorni e condotto secondo i tempi previsti, susciti oggi un interesse tanto insistente.

Un interesse che, curiosamente, non si registrò nel 2020, quando una procedura analoga rimase pubblicata per soli quindici giorni e si concluse in meno di un mese, senza suscitare particolari interrogativi o ricostruzioni fantasiose. Talvolta l’attenzione sembra concentrarsi più sulle narrazioni che sui fatti.

Colpisce inoltre che, a fronte di oltre settanta candidature e di una procedura pienamente regolare e verificabile, si preferisca costruire un racconto basato su voci di corridoio e interpretazioni interessate: un approccio che non rende un buon servizio né all’informazione né alle istituzioni culturali del territorio.

Pretestuosa appare, poi, l’insinuazione secondo cui la Fondazione starebbe scivolando verso modelli di conduzione “accentrati”. La vita dell’ente è regolata da organi collegiali che operano nel pieno rispetto delle rispettive competenze e responsabilità, e le decisioni vengono assunte attraverso un confronto istituzionale trasparente e documentato. Chi sostiene il contrario cela altri fini e strategie.

Per la gravità delle affermazioni contenute nell’articolo, che rischiano di incidere sull’immagine e sulla credibilità della Fondazione, saranno valutate nelle sedi opportune le iniziative necessarie alla tutela dell’Ente che ho l’onore di presiedere e, conseguentemente, anche della mia reputazione personale e professionale, al fine di accertare eventuali responsabilità.

La mia attività professionale di avvocato, svolta da anni nel rispetto delle regole e dei principi della professione forense, è sempre stata improntata a correttezza e trasparenza. Non posso, quindi, restare indifferente di fronte a insinuazioni che tentano di metterne in discussione la serietà, tanto più quando tali ricostruzioni rischiano di riflettersi negativamente anche sull’immagine della Fondazione.

Non sfugge tuttavia che certe narrazioni sembrino nascere più da letture interessate di recenti confronti istituzionali che da reali elementi di fatto. Chi vive quotidianamente questa realtà conosce il clima di lavoro, il rispetto per persone e ruoli e la collegialità con cui vengono assunte le decisioni.

È significativo piuttosto osservare la rapidità con cui alcune interpretazioni sembrano trovare prima la via dei corridoi e, poco dopo, quella delle colonne di una testata digitale, trasformando letture parziali in presunti retroscena.

La Fondazione continuerà a lavorare con serietà per i propri obiettivi scientifici e culturali, a partire dai progetti strategici in corso e dalle iniziative che riguardano lo sviluppo del nuovo polo scientifico.

A chi preferisce alimentare illazioni anziché contribuire al lavoro comune, rispondiamo con i fatti, con la trasparenza delle procedure e con il rispetto delle istituzioni.

*Avv. Alfonso Frugis, presidente Fondazione Centro per la Conservazione ed il Restauro dei Beni Culturali “La Venaria Reale”

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Forse, più che il merito delle questioni, al presidente Alfonso Frugis è sfuggita la natura del contenitore. “Dicono al caffè” non è – e non pretende di essere – un articolo tradizionale, né un resoconto puntuale: è, da sempre, il luogo dove si raccolgono voci, umori, retroscena. Fa parte del gioco, piaccia o no. E chi frequenta certi ambienti sa bene che spesso è proprio lì che si intercettano segnali prima che diventino atti ufficiali. Detto questo, le parole del presidente – rassicurazioni sulla correttezza delle procedure, sulla trasparenza e sull’autonomia della commissione – sono prese per ciò che sono: impegni e auspici che non abbiamo motivo di mettere in dubbio. Ma una cosa è la versione formale, un’altra è il clima che si respira attorno a una partita tutt’altro che neutra. Ed è esattamente quel clima che il “Dicono al caffè” prova, per sua natura, a raccontare. Senza pretese di verità rivelata. Ma neppure con l’obbligo del silenzio.

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