Il sale che ha perso sapore

Caro Eusebio Episcopo,
Le scrivo spinto da una profonda perplessità, se non da una vera e propria preoccupazione, per la direzione intrapresa dalla nostra pastorale giovanile negli ultimi decenni. Da testimone del tempo (essendo stato giovane io stesso nel pieno di certi cambiamenti), osservo con dolore una progressiva perdita della nostra identità a favore di battaglie sociali spesso distanti dalla radice evangelica, marcatamente laiche e progressiste.

Ai giovani della mia generazione la Chiesa chiedeva un impegno diretto in politica proprio mentre il panorama cattolico si stava frammentando. Tuttavia, l'impressione è che tale impegno sia stato legittimato solo se esercitato all’interno di una specifica area ideologica (dalla Margherita/Ulivo al Pd o al Movimento 5 Stelle). Invece di portare il “sale della terra” in questi contesti per orientarli, i credenti sembrano essersi lasciati assorbire da agende sempre più radicalizzate e laiche che oggi poco hanno a che fare con la Dottrina Sociale della Chiesa.

Parallelamente abbiamo assistito a un massiccio spostamento delle forze giovanili (oratori, scout, Azione Cattolica, Gioc e così via) verso vere e proprie “battaglie” woke, pacifiste, globaliste e ambientaliste che ricalcano le retoriche dei centri sociali. Anche in questo caso, la specificità cristiana è svanita: lungi dall’essere lievito, i nostri giovani si sono ritrovati a fare da “supporter” a movimenti che spesso sconfinano in posizioni estreme o violente.

Mentre al di là delle Alpi – come Lei stesso spesso sottolinea sullo Spiffero – si riscopre tra i giovani il valore della preghiera fervente e dell’Adorazione Eucaristica, qui a Torino scopriamo della partecipazione dei nostri ragazzi alla chiusura del Ramadan al Parco Dora. Sebbene possa apparire come una lodevole iniziativa ecumenica, a chi ha memoria della pastorale torinese del secolo scorso appare come l’ennesimo tentativo di disperdere l’identità cristiana in un attivismo orizzontale, privo di anima e di fede.

Il risultato è una generazione di credenti disorientati che, nel tentativo di essere “nel mondo”, sono finiti per essere “del mondo”, svuotandosi della propria missione. Il monito delle Scritture ci richiama severamente a non lasciarci sedurre (Matteo 24,5; Marco 13,6; Luca 21,8) e a vigilare sui tempi che viviamo (Apocalisse 17-19). Spero che questa mia lettera possa essere uno spunto di riflessione per rimettere al centro della pastorale non l’agenda politica del momento, ma Cristo e la nostra identità millenaria.

Saluti

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