Un Paese sempre spaccato a metà
Alfredo Quazzo 14:21 Mercoledì 25 Marzo 2026 0
“Les jeux sont faits, mais les problèmes restent les mêmes”. Con il referendum il popolo sovrano ha bocciato la riforma sull’organizzazione della magistratura proposta dal governo. Il corpo elettorale italiano, circa 51,4 milioni di cittadini – di cui circa 5,5 milioni residenti all’estero – ha deciso con il 53,23% di No (circa 15 milioni) e il 46,77% di Sì (circa 13,3 milioni) che tutto deve rimanere cosi com’è. L’affluenza alle urne si è attestata al 58,57% (circa 27 milioni di cittadini) in Italia e al 26percento (circa 1,4 milioni di cittadini) all’estero, per un totale di circa 28,3 milioni di votanti: un po’ più della metà. Curioso notare che i cittadini italiani residenti all’estero abbiano votato a maggioranza per il Sì (56,34% dei votanti) e che le uniche regioni con una maggioranza di favorevoli alla riforma sono state Lombardia, Veneto e Friuli-Venezia Giulia, che da sole contribuiscono per il 29,45% (665 miliardi di euro) al Pil italiano (2.258 miliardi di euro). Se da un punto di vista della democrazia referendaria costituzionale la bocciatura della riforma è incontrovertibile e insindacabile, sotto il profilo socio-politico bisogna ammettere che con una differenza di soli 1,7 milioni di voti su 28,3 milioni di votanti c’è molto da preoccuparsi in quanto i dati rilevati evidenziano, innanzitutto, che su un tema fondamentale, come quello dell’organizzazione della giustizia, l’Italia è un Paese spaccato in due: metà dei cittadini sono convinti che la giustizia sia organizzata bene e l’altra metà che sia organizzata male. Anche se avessero vinto il Sì il problema sarebbe lo stesso. A dispetto dell’Unità d’Italia sancita nel 1861, il Paese resta diviso nelle fondamenta. Forse aveva visto lungo Umberto Bossi nel volere un’Italia federale.



