Gori leader Pd? Domande

Dopo il recente referendum sulla giustizia, in una chat di WhatsApp, ci confrontavamo con alcuni amici sull’esito della consultazione popolare, tra chi si è recato alle urne e chi astenuto. Si tratta, sulla mia parola, di persone informate, di buona cultura, sulla cinquantina, cui sino ad un recente passato non sono mancate passioni politiche accese, di area progressista; tuttavia, il grado di disapprovazione verso la politica e in particolare verso lo schieramento nel quale non riescono più a riconoscersi, ha determinato un rigetto divenuto da tempo, per molti di loro, astensione dal voto. Libererò chi legge da un lungo e penoso elenco delle ragioni di tale sconforto, tanto arcinote a chiunque quanto regolarmente ignorate da chi guida l’area riformista non soltanto in Italia, concentrandomi invece sui soli aspetti che, ad avviso della suddetta chat, andrebbero subito aggrediti per risvegliare la partecipazione tanto colpevolmente compromessa.

Urge innanzitutto un immediato avvicendamento al vertice del Pd dove Elly Schlein appare sempre più, ha ben detto qualcuno, la sorella maggiore di Greta Thunberg, non so se mi spiego. Posta la necessità di un ricambio non più differibile alla guida del maggior partito di opposizione, ho sollecitato la chat alla indicazione di qualche nome quale possibile nuovo segretario e/o futuro candidato a Palazzo Chigi, all’altezza della competizione con Giorgia Meloni; ebbene l’unico nominativo emerso – dico l’unico – è stato Giorgio Gori, tolto un caduco riferimento a Ernesto Maria Ruffini ma solo quale ipotetico Ministro delle Finanze, non come leader di partito.

Proverò, non so con quale fortuna, a sollecitare ulteriormente la fantasia di questi amici, ma tant’è. Quello di Gori è un profilo certamente plausibile, senz’altro come segretario del Pd (del quale fa parte), ma pure come candidato a capo del governo; giornalista, a lungo uomo d’impresa; quindi, sindaco di Bergamo dove ha dato ottima prova di sé nella città più di tutte colpita dalla pandemia: lo dicono i bergamaschi, attualmente europarlamentare in quota dem.

Sono tre le domande cui rispondere. In primo luogo, oltre al gradimento degli amici di chat e mio, sarebbe oggi in grado Gori di raccogliere all’interno del partito il necessario consenso verso la sua candidatura? In caso contrario, come già avvenuto con l’attuale segretaria, potrebbe trovare esternamente l’indispensabile supporto per uscire vincitore da nuove primarie? (Chiedo per un amico: i congressi del Pd sono stati vietati dalla legge?) Dopodiché, semmai divenisse segretario, potrebbe Gori ispirare la stesura di un programma politico del tutto nuovo, realmente riformista, restituendo al Nazareno la reputazione e il consenso dei tempi della segreteria Veltroni, quindi aggregando credibilmente una coalizione? È ormai una depravazione credere al Pd al 35%? (Poiché si ragiona del campo progressista, non aver fatto cenno a Renzi – alla sua segreteria e al suo governo – non è una dimenticanza). Da ultimo, se è vero quel che da tempo dice Bernie Sanders e cioè che i democratici hanno abbandonato i lavoratori e quindi questi ultimi hanno fatto altrettanto, un programma di legislatura riformista può fare a meno di confrontarsi sul serio col tema più centrale di tutti e cioè la redistribuzione della ricchezza?

Riconquistare – ovunque nel mondo – consenso a sinistra tanto presso l’elettorato finito a destra quanto tra coloro così delusi da rinunciare al voto, può avvenire senza una diversa, più giusta, inclusiva visione della società e del futuro di tutti? Può la trentennale indifferenza (in senso gramsciano) al cospetto dell’impoverimento di moltissimi a favore di pochissimi, produrre altro che populismo più o meno reazionario? (L’uomo che abbandona l’uomo si condanna alla fine: osservare il più ricco del mondo, Musk, che demonizza e perseguita i più poveri della terra, i migranti, è stata la peggiore infamia vista in vita mia).

Queste tre domande, noi della chat, rivolgiamo a Giorgio Gori, nell’augurio del tutto sincero che le faccia sue e voglia provare a incaricarsi del futuro della sinistra italiana; “non posso prendere impegni superiori alle mie debolezze”, diceva Flaiano, ma sappia, caro Gori, che su tali basi non mancherebbe l’entusiasmo a sostenerla da parte di moltissime e moltissime chat.

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