Educazione per ritrovare il senso civico
Osvaldo Napoli* 15:56 Martedì 28 Aprile 2026 0
25 Aprile, bandiere ucraine, europee, dei dissidenti iraniani e israeliane cacciate da tutti i cortei ufficiali. Poche bandiere italiane. In compenso, pieno di bandiere palestinesi, cubane, russe, del regime iraniano, di Hamas ed Hezbollah, persino delle repubbliche farlocche del Donbass, riconosciute solo dalla Russia e Corea del Nord. Oltre ai soliti centri sociali. Questo Paese è allo sbando. Privo oramai di ogni punto di riferimento. Ogni occasione è buona per l’esercizio di incontrollata violenza, con lo scopo di eliminare l’avversario di turno o metterlo a tacere.
Basta una ricorrenza, l’omaggio a una lapide, il ricordo di un fatto storico, per scatenare l’aggressione. Lo è stato per il 25 Aprile, lo sarà per il 1° Maggio. Di questo passo anche il 2 giugno sarà a rischio. Viviamo in un clima divisivo su tutto. Bisognerebbe avere la capacità di prenderne atto ed affrontare l’inane compito di ricondurre il popolo alla democrazia. Per il 25 Aprile va preso atto che i vecchi partigiani (quelli veri) non ci sono più, che i giovani non ne sanno niente, e che se ne appropriano gruppi che con esso nulla hanno a che fare. Stravolgendo la storia secondo i propri interessi.
È legittimo chiedersi se abbia ancora un senso onorare questa ricorrenza. Così come tante altre. Ma siccome il senso c’è, perché non si può abbandonare la propria identità di Paese e Nazione, l’unica via di uscita, per quanto lunga, complessa ed onerosa, è il ritorno alla Educazione Civica e allo studio della Storia, da affidare ai tanti egregi studiosi non di parte che per fortuna ancora abbiamo, lontani dall’essere star della divulgazione da salotto televisivo, aderenti alle fonti e non mossi da finalità partitiche/politiche. Si tratta di un impegno importante ma decisivo per il futuro, che dovrebbe assumersi subito il Governo, con un piano lungimirante di opportuni interventi e finanziamenti. Qui si varrà la sua nobilitate. Solo così potremo recuperare un paese normale, in cui le diversità e la dialettica siano democrazia e non scontro.
*Osvaldo Napoli, segreteria nazionale di Azione



