Senza indugi sulla Tav
Mino Giachino 10:06 Martedì 12 Maggio 2026 0
Le infrastrutture, come ci hanno insegnato i Romani, hanno portato sviluppo economico e sociale in tutta Europa. Il Piemonte, senza import ed export, sarebbe molto più povero. Come ricordava il professor Castronovo, prima del primo Traforo del Frejus il nostro Pil era un quarto di quello inglese e un terzo di quello francese.
La Tav fa parte del Corridoio Mediterraneo, che attraversa Paesi che rappresentano quasi un quinto del Pil europeo. Ma il Corridoio Mediterraneo, come si vede anche dalla mia slide, nella Pianura Padana incrocerà altri corridoi ferroviari che, a loro volta, collegheranno Paesi che insieme valgono oltre il 50% del Pil europeo.
Grazie al collegamento con i porti del Nord Tirreno e del Nord Adriatico, e grazie ai tunnel verso la Francia, la Svizzera, l’Austria e l’Est europeo, la Pianura Padana – dove operano importanti interporti – potrà diventare la più grande area logistica del Sud Europa, rendendo il nostro territorio molto competitivo e attrattivo per gli investimenti esteri. La rete, come sanno bene gli esperti di trasporti, favorirà anche il raddoppio dei flussi turistici, che da tempo privilegiano il treno come mezzo di trasporto più comodo e sicuro.
Ecco perché i ritardi danneggiano le economie locali, dalla Valle di Susa a Torino. Ecco perché, durante il governo gialloverde e dopo la mozione Cinque Stelle del Comune di Torino, con la collaborazione delle madamin organizzai la grande manifestazione Sì Tav di piazza Castello del 10 novembre 2018. Una manifestazione che stupì tutto il mondo politico e che portò Salvini a cambiare posizione. Salvammo l’opera. Ciononostante, le resistenze sono continuate, anche perché nel secondo governo Conte il Pd governava insieme ai Cinque Stelle.
Nei giorni scorsi, due interviste di area Pd hanno fatto capire a tutti che, oltre ai No Tav e alle lentezze di chi deve realizzare l’opera – anche se tende ad autocelebrarsi molto –, i dissensi interni al Pd tra favorevoli e contrari alla Tav hanno rallentato sensibilmente il progetto già durante il governo giallorosso e, soprattutto, dopo la morte di Virano. La ricerca di un accordo con Askatasuna e Avs fa sì che, oggi, Stefano Lo Russo in pubblico non parli più della Tav.
Ecco perché la Tav è il simbolo della lotta per uno sviluppo sostenibile dell’economia e del lavoro, contro le diseguaglianze cresciute in questi anni. Ecco perché la Tav, come ha deciso a larga maggioranza il Parlamento, è un’opera di interesse nazionale.
Nel corso del dibattito sul primo Traforo del Frejus, al re che gli sottolineava alcune contestazioni, Cavour rispose: «Maestà, dobbiamo governare anche per quelli che non capiscono». Non sarà mai sottolineata abbastanza la grandezza del più piccolo degli Stati europei che, nel 1857, approvò l’opera del secolo.



