Una politica da avanspettacolo
Maurizio Paoli 08:39 Martedì 26 Maggio 2026 0
Esiste una sottile, perversa voluttà nell’osservare la politica di provincia quando decide di giocare a fare il Grande Vecchio della Prima Repubblica, finendo però per somigliare soltanto a un grottesco spettacolo di burattini senza fili. Ma lo show andato in scena nel 2024 tra le colline di Rivoli e i palazzi della Regione Piemonte ha superato ogni più rosea aspettativa della satira. Ha ridefinito le leggi della fisica: non più semplice trasformismo, ma un vero e proprio sdoppiamento molecolare simultaneo in direzioni opposte.
Il quadro è delizioso. C’è un partito emergente, quell’entità perennemente “in movimento”, ossessionata dalla “competenza”, dai grafici di Excel e dalla propria presunta superiorità morale rispetto ai “populisti”, che decide di presentarsi agli elettori. E come sceglie di farlo? Attraverso le gesta di due vestali del pragmatismo. Due donne. Una, in particolare, munita di galloni da dirigente, di quelle che la linea del partito dovrebbero scriverla, o almeno averla letta una volta prima di parlarne. Ciò che queste due “fenomene” hanno partorito non è una strategia. È un paradosso quantistico che fa apparire il gatto di Schrödinger un dilettante della coerenza. L’arte del posizionamento simultaneo (o del “Doppio Forno” con vista d’angelo). Per pura igiene mentale, ribattezziamo le nostre due eroine. Da una parte abbiamo “L’Acrobata del Centrodestra”, dall’altra, nei panni della mente suprema, “La Regista del Centrosinistra”. Il loro piano, ordito con la finezza tattica di un rapinatore di banche che dimentica le chiavi nell’auto della fuga, si è consumato nello stesso identico giorno, nelle stesse identiche cabine elettorali.
Godiamoci la spudoratezza del tabellone. Attrice Protagonista Scenario Comunale (Rivoli). Scenario Regionale (Piemonte). L’Acrobata di Destra si infila in una lista civica a baciare la pantofola del candidato sindaco di destra. Si candida blindata in quota civica a sostegno del Governatore uscente di centrodestra. La Leader di Spicco (La Regista) detta le linee guida, benedice e coordina una lista civica per il candidato sindaco di sinistra. Si candida in prima persona alle regionali per coalizzarsi con la candidata presidente di sinistra.
Il Capolavoro Concettuale. Lo stesso partito, finanziato dalle stesse tessere, nello stesso comune, è riuscito nell’impresa miracolosa di essere contemporaneamente maggioranza e opposizione, l’incudine e il martello, conservatore e progressista. Un gioco di specchi in cui si sposa ogni causa, purché ci sia una poltrona da riscaldare.
Lettera aperta a due dilettanti del cinismo. Care le mie aspiranti Machiavelli in tailleur, sedetevi. Dobbiamo fare due chiacchiere su come si gestisce un gioco di potere, perché chiaramente vi mancano le basi dell’Abicì. Il vostro peccato mortale non è stata l’assenza di etica, di quella, in fondo, la politica fa volentieri a meno da secoli, ma la vostra sconfortante, elementare ingenuità. Avete pensato, nel vostro immenso delirio di onnipotenza da segreteria provinciale, che l’elettore medio fosse un vegetale privo di memoria a breve termine.
La truffa semantica della “lista civica” è un trucco più vecchio del mondo. Pensavate davvero che bastasse togliere il logo del vostro partito per nascondere i fili? Vedere la dirigente di un movimento coordinare, creare e consigliare nelle liste della sinistra, mentre la sua compagna di banco fa la cheerleader per la destra, non è “pluralismo”. È una farsa da avanspettacolo. È dire alla città “Noi non abbiamo idee, abbiamo solo appetito. Come distruggere un brand in tre mosse.
Se il vostro calcolo di bassa bottega era il classico “comunque vada il sindaco, noi avremo un assessore”, avete dimenticato che persino il cinismo richiede classe. Gestita così, questa manovra non vi rende astute, vi rende ridicole. E nella politica moderna, il ridicolo uccide più delle inchieste giudiziarie. Avete disintegrato l’immagine del vostro partito per tre precise ragioni. Avete azzerato la dignità del simbolo. Se sotto la vostra bandiera si può sostenere contemporaneamente lo smantellamento del welfare pubblico e la sua difesa, significa che il vostro simbolo non è un’idea. È un autobus. Ci si sale, si paga il biglietto del posizionamento e si scende alla fermata “Poltrona Comoda”.
Avete creato un’ombra di viscidità permanente. La trasparenza non è un optional da sbandierare solo quando si attaccano gli altri. Con quale faccia, domani, la vostra leader di spicco contesterà una scelta della destra a Rivoli, se la sua stessa collega di partito aveva firmato quel programma? Siete diventate il partito del “dipende da cosa mi offrite”. La vendetta della cabina elettorale. Gli elettori odiano l’odore della disperazione tattica. Chi è di destra vi ha schifato perché puzzavate di infiltrazione progressista. Chi è di sinistra vi ha schifato perché sentiva l’odore del tradimento conservatore. Complimenti vivissimi.
Nel disperato tentativo di occupare militarmente ogni angolo del palcoscenico, siete riuscite nel miracolo di evaporare. Avete dimostrato che la vostra “azione” non è mossa da una visione per il Piemonte, ma da un puro, famelico istinto di sopravvivenza. Ma ricordatevi, nel teatro della politica, quando l’ambiguità diventa così sfacciata e dilettantesca, il pubblico non si inchina. Ride, si alza e vi lascia a recitare da sole in un teatro desolatamente vuoto.



