Torino alla prova dei fatti
Mino Giachino* 09:34 Domenica 07 Giugno 2026 0
Caro Direttore,
lo spessore della nostra sensibilità determina e qualifica il nostro modo d’essere, anche nell’impegno più nobile: la politica. La sensibilità umana e sociale influisce sull’attenzione verso i più deboli e verso le condizioni più difficili; allo stesso modo, la sensibilità ai risultati economici ci rende più attenti, o più dediti, al guadagno.
Fare colazione nel bar del palazzo in cui Edmondo De Amicis scrisse Cuore mi emoziona, così come andare a parlare di Torino nella Saletta Cavour dello storico Caffè Fiorio. Questa lunga premessa serve per dire che gli assessori comunali, probabilmente, non sentono più l’importanza di sedersi dove sedevano Cavour, Quintino Sella, il marchese Luserna di Rorà, Peyron, Grosso, Bodrato e Porcellana.
Prima di essere nominato al Governo avrò letto almeno dieci volte il libro sulla vita di Cavour, dove si spiega bene il suo lavoro al governo del Paese. Le pagine più importanti, ancora oggi attualissime, le ricordo a memoria. Quando trattavo con i camionisti pensavo sempre a come conducevano le trattative sindacali Carlo Donat-Cattin e Gianni Letta: è anche per questo che con me i camionisti non hanno mai bloccato il Paese.
Secondo te, assessori comunali stipendiati discretamente dalle casse pubbliche, prima di convocare conferenze stampa nelle quali si ipotizzano le liste elettorali per le prossime elezioni, non dovreste presentare prima un bilancio del vostro lavoro? Nelle aziende private si fa così. Prima gli amministratori fanno approvare il bilancio dell’anno passato dal consiglio di amministrazione (che, nel caso del Comune, è il Consiglio comunale), poi lo portano all’assemblea degli azionisti (che, per il Comune, sono gli elettori torinesi) per il voto. Dopodiché l’assemblea degli azionisti decide chi saranno i nuovi amministratori.
Certo, è difficile presentare un bilancio non positivo e poi chiedere il voto. Ma la regola del buon amministratore dovrebbe essere questa.
A Torino i negozi sono diminuiti e non se la passano bene. La scorsa settimana il segretario provinciale della Cisl ha detto che, tra le città del Nord, Torino è quella più fragile. La povertà è aumentata, il nostro aeroporto è ancora soltanto tredicesimo tra gli scali italiani, tre ragazzi su quattro hanno un lavoro precario. Le strade sono piene di buche. Insomma, Torino non sta meglio di come stava il 17 ottobre 2021, il giorno del ballottaggio tra Lo Russo e Damilano. Anzi.
Ora che anche il notaio Ganelli parla apertamente del declino di Torino, un declino che dura purtroppo da almeno vent’anni, come dissi molto tempo fa – e tu c’eri – sarebbe opportuno che la campagna elettorale partisse dal rendiconto di tanti anni di amministrazioni comunali che promettevano il sol dell’avvenire e che invece hanno visto Torino diventare la capitale della cassa integrazione. Con i Sì Tav come me, un po’ invecchiati ma ancora duri e determinati, a spiegare a destra e a manca i grandi vantaggi dell’opera del futuro e a difendere il settore più ricco e strategico della nostra economia: l’industria.
*Mino Giachino, Udc Torino



