Piemonte, raccogliere la sfida
Carlo Giacometto 17:01 Mercoledì 17 Giugno 2026 0
Il rapporto della Banca d’Italia sull’economia del Piemonte fotografa una regione con una crescita del prodotto interno lordo del +0,4% nel 2025, un aumento dell’occupazione dello 0,5% (fino a circa 1.863.000 occupati medi) e punti di forza consolidati nell’innovazione, nei brevetti, nell’aerospazio, nelle tecnologie dell’informazione e nel turismo. Numeri che indicano sfide reali, specie nel confronto con le altre regioni del nord che crescono a ritmi più sostenuti, sebbene di poco. Ma anche una base da cui partire per trasformare le attuali difficoltà in opportunità concrete.
Una politica regionale orientata all’efficacia, con obiettivi chiari e misurabili, all’efficienza nell’uso delle risorse e alla verifica costante dei risultati può accelerare lo sviluppo. Il Piemonte ha già dimostrato di saperlo fare: a titolo di esempio potrei citare due azioni strategiche perseguite nel recente passato, come il Programma GOL per l’occupazione e una decisa svolta nel completamento di grandi infrastrutture per troppo tempo rimaste sulla carta.
Secondo i dati di Banca d’Italia, in Piemonte sul fronte del lavoro si è registrato nel 2025 un rallentamento, con calo nell’industria e maggiore ricorso alla cassa integrazione, accanto a un bacino di inattivi ancora significativo, soprattutto tra giovani e donne. Tuttavia il Programma GOL, finanziato dal PNRR, ha prodotto risultati eccellenti: dal 2022 a oggi oltre 170.000 piemontesi hanno ottenuto almeno un rapporto di lavoro, di cui più di 109.000 con contratti di durata superiore ai sei mesi, molti dei quali trasformati in tempo indeterminato. La Regione ha altresì superato i target nazionali sulla formazione (68.578 beneficiari contro i 52.254 previsti) e sta già anticipando quelli del 2026. Proseguendo su questa strada, con un focus particolare sui contratti stabili e sul collegamento diretto tra formazione e imprese, si può realisticamente puntare a 20.000-25.000 posti netti aggiuntivi in 2-3 anni, portando il totale degli occupati intorno a 1.883.000-1.888.000, e raggiungendo quindi un tasso di occupazione stabilmente superiore al 70%. Un obiettivo ambizioso, certo, ma decisamente alla portata di una regione che voglia e sappia stare al passo delle aree economicamente più dinamiche del Vecchio Continente. E che peraltro presenta costi contenuti, specie se rapportati ai benefici sociali e finanche fiscali.
Accanto all’occupazione, serve un salto di produttività. Il manifatturiero, legato all’automotive, frena, ma il Piemonte eccelle nell’intensità di brevetti (superiore alla media italiana) e nell’aerospazio, che pesa l’1,3% del valore aggiunto regionale. Un dato, quest’ultimo, significativo ma non ancora “sostitutivo”. Quanto all’uso dell’intelligenza artificiale, nelle imprese industriali è già al 28% e sale al 71% nelle grandi. Incentivi mirati alle piccole e medie imprese, trasferimento tecnologico e target misurabili su brevetti e adozione di tecnologie possono portare a un aumento della produttività dell’1-2% annuo, riducendo dipendenze e migliorando redditività ed esportazioni.
Il settore sanitario, poi, deve rappresentare un altro asset strategico. Con una popolazione che invecchia (età media 48,1 anni e oltre il 27% sopra i 65), completando i progetti del PNRR (case di comunità, reti di prossimità, strutture intermedie e telemedicina per l’assistenza territoriale, innovazione, ricerca e digitalizzazione del Servizio Sanitario Nazionale) e integrandoli con intelligenza artificiale per diagnostica e assistenza, comunicando e valorizzando le eccellenze sanitarie che caratterizzano l’offerta pubblica (e privata) di salute, si genera occupazione qualificata e si attirano investimenti in biotecnologie e in diagnostica innovativa, contribuendo al prodotto interno lordo regionale.
Fondamentale è anche una pubblica amministrazione sempre più agile ed efficiente. Lavorando all’obiettivo di ridurre i centri di spesa, accelerando l’esecuzione dei fondi residui del PNRR (a febbraio 2026 erano stati pagati circa il 60% dei 10 miliardi destinati al Piemonte) e preparandosi per tempo al nuovo ciclo di programmazione europea 2028-2034, la Regione può moltiplicare l’impatto degli investimenti. Semplificando le procedure e standardizzando i controlli si liberano energie che catalizzano sia risorse pubbliche sia investimenti privati in innovazione e infrastrutture strategiche. Come sottolineato dalla stessa Banca d’Italia nella relazione del 29 maggio scorso, sarà decisivo a livello nazionale come a livello locale rafforzare l’orientamento ai risultati anche oltre l’orizzonte del PNRR, rivedere i processi di lavoro e garantire un personale adeguato alle esigenze della digitalizzazione in corso. Esempi virtuosi di questa capacità di esecuzione sono già visibili: l’avvio dei Parchi della Salute a Novara e Torino e il completamento dell’autostrada Asti-Cuneo, finalmente percorribile fra i due capoluoghi dopo decenni di attesa. Quest’ultima opera rafforza in modo concreto logistica, turismo e competitività soprattutto nelle aree più dinamiche del sud del Piemonte. E proseguendo su questa linea, sarebbe suggestivo e strategico ragionare già oggi su un possibile prolungamento del collegamento verso Imperia, per consolidare ulteriormente il ruolo della nostra regione come hub logistico del Nord-Ovest, con un occhio al progetto Limonte recentemente riproposto proprio dal sindaco Claudio Scajola.
In conclusione, è vero che i dati della Banca d’Italia evidenziano alcune vulnerabilità, peraltro affrontabili e superabili. Ma emergono soprattutto risorse preziose: innovazione, aerospazio, turismo, sanità, investimenti pubblici significativi e una capacità amministrativa che, quando orientata ai risultati, produce frutti concreti. Una politica regionale che guarda al futuro e decisa a ridurre drasticamente quei circa 75mila giovani piemontesi (pari all’11,4% del totale) che nel 2025 hanno deciso di non studiare, non lavorare e non formarsi, può portare il Piemonte verso i livelli delle migliori regioni europee, creando nuova occupazione stabile e aumentando il benessere collettivo. È una sfida che merita urgenza nel dibattito pubblico.



