Piemonte, imperativo crescere
Mino Giachino* 14:06 Sabato 20 Giugno 2026 0
Caro Direttore,
i dati economici poco incoraggianti diffusi da Banca d’Italia nell’arco di venti giorni – prima a livello nazionale e poi con riferimento al Piemonte – sembrano aver finalmente risvegliato una parte del sindacato e Confindustria. Il Piemonte cresce meno della media nazionale e la prospettiva di una fase di stagnazione economica ha spinto il presidente di Confindustria ad affermare che il Paese ha bisogno di crescere almeno del 2% di Pil. Il segretario regionale della Cisl, dal canto suo, ha ripetuto per ben tre volte che “c’è bisogno di crescere di più”. Era ora.
Nel mio piccolo, già nel marzo dello scorso anno, ho presentato alla Camera dei Deputati, insieme al dottor Gianni Letta, il mio ultimo libro, “Per crescere di più”. Per un Paese che ha un debito pubblico di 3.200 miliardi di euro e paga ogni anno circa 90 miliardi di interessi, la crescita economica è l’unica vera soluzione. Solo nel settore della logistica l’Italia potrebbe aumentare il Pil di almeno un punto percentuale, e nel libro spiego anche come.
Purtroppo, la competenza nei vari governi, nazionali e locali, non è cresciuta; semmai è diminuita. Ma qui una parte della responsabilità è anche degli elettori che, quando possono esprimere una preferenza, troppo spesso non scelgono i candidati più preparati.
I dati di Banca d’Italia confermano quanto il settore industriale sia fondamentale per il nostro Paese: è quello che genera il maggiore valore aggiunto e che, grazie alla sua presenza sui mercati internazionali, amplia le opportunità delle nostre imprese. Ricordo che l’Italia rappresenta appena lo 0,8% della popolazione mondiale, ma detiene oltre il 2,5% del mercato globale. Senza il saldo positivo tra esportazioni e importazioni, il nostro Pil sarebbe molto più basso e, con esso, il livello di benessere degli italiani. Difendere l’industria e renderla più competitiva attraverso l’utilizzo dell’intelligenza artificiale è dunque una priorità assoluta.
Un altro settore sul quale puntare con decisione è la logistica. Dai dati di Banca d’Italia emerge che in Piemonte essa pesa meno del 7% del Pil, contro una media nazionale del 10%. È la dimostrazione che negli ultimi vent’anni nella nostra regione non è mai stata sviluppata una vera politica della logistica. E per fare una politica della logistica servono persone che conoscano davvero questo settore. Anche qui le responsabilità sono dei partiti, che scelgono assessori privi delle necessarie competenze, e degli elettori che li premiano. Se Amazon ha investito in Piemonte è soprattutto perché tra gli anni Cinquanta e Settanta fu realizzata una rete autostradale di grande qualità, persino superiore a quella lombarda e francese.
Dal dibattito organizzato dalla Cisl è emerso quanto sia difficile affrontare questi temi in maniera bipartisan. La vera novità, però, è che il sindaco Stefano Lo Russo, intervenendo al congresso della Cisl, ha finalmente ammesso il declino di Torino. Proprio per questo sarebbe utile aprire un tavolo governativo nel quale decidere se chiedere a Stellantis nuovi modelli produttivi oppure avviare concretamente la ricerca di un secondo costruttore automobilistico da insediare nel nostro Paese. Allo stesso tempo è indispensabile varare rapidamente un provvedimento straordinario per ridurre i costi dell’energia, se non vogliamo che scappino anche gli ultimi buoi dalla stalla.
A quanti ironizzano sui dati di Banca d’Italia, sostenendo che il maggior risparmio di una parte dei piemontesi sia comunque una buona notizia, ricordo che negli ultimi anni sono aumentati i torinesi e i piemontesi che non riescono ad arrivare alla fine del mese. Per questo i sorrisi ostentati sui palchi fanno male a quella metà della città che soffre, come ricordava spesso monsignor Cesare Nosiglia.
Non contesto l’ottimismo della Cisl né quello del presidente Alberto Cirio, che continua giustamente a trasmettere fiducia. Credo però che sia arrivato il momento di redigere un vero documento programmatico con le cose che in questi anni non sono state fatte e che ora occorre realizzare senza ulteriori rinvii per rilanciare economia e occupazione.
Le priorità sono chiare: accelerare la realizzazione della Tav; sviluppare una vera politica della logistica, perché rende più competitivo il territorio; definire una politica industriale che punti con decisione sull'intelligenza artificiale; utilizzare l’IA per aumentare la competitività del nostro sistema produttivo.
*Mino Giachino, Udc Torino



