A che punto è la notte?

La “nuttata” di Eduardo, qui e oggi, è longa, longa, longa... come la Scalinatella di uno dei capolavori di Roberto Murolo (non so quanti oggi la conoscano). Una notte drammatica e interminabile, quella in cui il mondo è precipitato da tempo: una densa e angosciante tenebra globale nella quale i morti si moltiplicano ovunque, per le armi, le malattie, la fame, la sete, il potere. Intanto ognuno dice la sua, in un turbine annichilente di notizie, necessarie ma devastanti, di commenti autorevoli e spesso nefasti. Sì, annichilente.

A che punto è la notte? Questa tragica, infinita notte mondiale che sembra divorarci senza che riusciamo più a comprenderne il senso? Una notte violenta, perversa, perfino affascinante per qualcuno, redditizia per altri, foriera di catastrofi e di successi, di deliri e di distruzioni, di una finanza al galoppo e di sconquassi sociali. E poi la violenza dilagante, la morte banalizzata e privata della sua gigantesca sacralità, la droga che permea ogni angolo del pianeta e ingrassa i più potenti del mondo.

Questa tragica notte dell'umanità, che qui e oggi, ormai da tempo, sembra investire senza tregua l'intero globo, oscilla fra i buonismi di una consistenza sempre più fragile e patetica e reazioni scomposte che tentano l'impossibile. Tutto appare squinternato, squilibrato, tragicamente privo di intelligenza. Una parola grande, pesante, ma fondamentale per governare il mondo.

Ottant’anni di storia occidentale non sembrano aver insegnato nulla all’Europa e al resto del mondo. E, forse, nemmeno i secoli precedenti hanno lasciato insegnamenti sufficienti. Così restiamo immersi in questa lunga notte di tenebra. Fino a quando? Domani? Fra un anno? Fra cent’anni? Chissà.

Grazie per l’attenzione.

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