Falsa retorica sui migranti
Mario Barbato 16:50 Sabato 22 Agosto 2026 0
La retorica trionfalistica di Giorgia Meloni sul Nuovo Patto Ue sulla Migrazione e l’Asilo rischia di infrangersi molto presto contro la dura realtà dei fatti. Presentato dal governo come una svolta storica e un successo diplomatico senza precedenti, il pacchetto di riforme assomiglia sempre più a un clamoroso autogol geopolitico.
La verità, svestita dalla propaganda di Palazzo Chigi, è che l’Italia ha firmato un accordo che non cancella l'impianto del vecchio Regolamento di Dublino, ma rischia di istituzionalizzare il ritorno in massa di migliaia di “dublinanti” nel nostro Paese. Il peccato originale del Patto Europeo risiede nella conservazione del criterio del Paese di primo ingresso. Chi sperava in un superamento di questo principio – che penalizza le nazioni del Mediterraneo – è rimasto deluso. Le modifiche introdotte sono fragili tecnicismi. L’Italia rimane legalmente e logisticamente responsabile di chiunque varchi i suoi confini. La conseguenza è inevitabile. Nazioni come la Germania e la Francia, stanche di gestire i movimenti secondari e spinte dalle proprie tensioni elettorali interne, avranno la strada spianata per rispedire indietro, con procedure accelerate e digitalizzate, tutti i migranti transitati dalle coste italiane.
A rendere il quadro ancora più grottesco è la farsa della “solidarietà obbligatoria ma flessibile”. Questo meccanismo concede una via di fuga ai paesi dell’Est e del Nord Europa. Consentendo agli Stati membri di scegliere se ricollocare i richiedenti asilo o pagare una quota di circa ventimila euro a migrante, l’Europa ha monetizzato la solidarietà. Lo scenario è già scritto: i partner europei preferiranno staccare un assegno pur di non accogliere, trasformando i fondi comunitari in un indennizzo per il disturbo. L’Italia, in cambio di moneta, si ritroverà a fare il lavoro sporco. Questo baratto trasformerà la penisola in un gigantesco “hub di trattenimento” a cielo aperto. Le nuove procedure di frontiera e lo screening accelerato – che prevedono la detenzione dei migranti economici in strutture di prossimità fino a dodici settimane – richiedono uno sforzo logistico, economico e umano che graverà interamente sulle nostre istituzioni.
Mentre le opposizioni e le organizzazioni umanitarie denunciano la compressione dei diritti fondamentali e il rischio di un collasso del sistema d’asilo, il governo continua a difendere una linea che sposta l’asse solo sulla difesa dei confini esterni, ignorando la gestione interna.
In conclusione, il Nuovo Patto europeo non è la soluzione che l’Italia attendeva, ma un compromesso che tutela i paesi centrali dell’Europa a discapito di quelli di frontiera. Quando i voli charter dei “dublinanti” cominceranno ad atterrare nei nostri aeroporti, la narrazione della “premier forte in Europa” lascerà spazio alla realtà di un Paese calpestato, isolato e rimasto solo a gestire le contraddizioni di una fortezza continentali che ha blindato i suoi centri, lasciando aperte solo le nostre porte.


