Se il Pd "dimentica" il carcere

Caro Direttore,
Avvalorando lavora dentro e fuori dal carcere, promuovendo attività culturali, sociali e formative rivolte alle persone private della libertà. Per questo abbiamo letto con particolare attenzione le 42 pagine del programma della Festa dell’Unità di Torino 2026. Siamo rimasti piuttosto stupiti nel constatare che non sia stato previsto neppure un momento di riflessione sul carcere Lorusso e Cutugno, sull’Istituto penale minorile Ferrante Aporti, sul Cpr di corso Brunelleschi, sul sistema penitenziario, sulle misure alternative alla detenzione e sulle politiche sociali che il Comune e la Città metropolitana potrebbero promuovere per il reinserimento.

Vogliamo pensare che si sia trattato di una svista. Ma anche una dimenticanza può essere politicamente grave, soprattutto quando riguarda migliaia di persone private della libertà, le loro famiglie, gli operatori e i volontari che ogni giorno lavorano in condizioni difficilissime. Questa assenza rafforza purtroppo un’impressione sempre più diffusa: la politica nel suo complesso – quello che una volta avremmo chiamato l’intero arco costituzionale – continua a snobbare il carcere. Se ne parla durante le emergenze, dopo un suicidio, davanti all’ennesimo dato sul sovraffollamento o in occasione di qualche visita istituzionale. Poi le telecamere si spengono e il carcere scompare nuovamente dall’agenda politica.

Anche il caso di Gianni Alemanno è significativo. Dopo la propria esperienza detentiva ha pronunciato parole nette e annunciato una battaglia trasversale per cambiare il sistema penitenziario. Bene. Ci auguriamo che non rimanga un impegno legato soltanto alla sua esperienza personale e che si traduca in iniziative politiche concrete, continue e verificabili. Perché l’impressione, e non siamo i soli ad averla, è che troppo spesso il carcere venga considerato soprattutto uno scenario nel quale entrare, rilasciare una dichiarazione e scattarsi qualche fotografia. Ma il carcere non è una scenografia e le persone detenute non sono comparse.

Questo non va bene. Se la politica non intende occuparsene seriamente, piuttosto lasci soli noi, i volontari, gli operatori, i familiari e quanti continuano a lavorare dentro e fuori dagli istituti. Ma l’alternanza fra passerelle, fotografie e lunghi silenzi non è più accettabile.

*Alessandro Di Mauro, presidente di Avvalorando Aps

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